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I dubbi del Colle sui rimpatri. L'ipotesi di un nuovo decreto

Il caso della norma sui compensi agli avvocati dei migranti nel dl Sicurezza. Verso l’abrogazione dopo l’incontro al Quirinale

I dubbi del Colle sui rimpatri. L'ipotesi di un nuovo decreto
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Il Colle chiede un supplemento di verifica sulla norma sui rimpatri contenuta del Decreto sicurezza all'esame del Parlamento. Il governo studia le opzioni per uscire dallo stallo.

L'ipotesi di una correzione arriva al termine del lungo colloquio al Quirinale tra il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e il Capo dello Stato Sergio Mattarella.

Il governo starebbe lavorando ad un ventaglio di ipotesi. In ambienti della maggioranza si ragiona anche su un emendamento di modifica alla norma sugli avvocati e gli incentivi per i rimpatri, una soluzione su cui starebbero lavorando anche gli uffici del ministro per i rapporti con il parlamento Ciriani. Una soluzione che comporterebbe l'automatico ritorno del provvedimento al Senato per una terza lettura dopo il via libera di Montecitorio.

I tempi tecnici, si ragiona in ambienti del governo, sarebbero strettissimi con la possibilità di votare il provvedimento con l'emendamento in questione alla Camera entro giovedì e chiudere la partita al Senato entro sabato 25, il giorno in cui il decreto decadrebbe senza il varo definitivo del Parlamento. Sul tavolo di Palazzo Chigi prende quota una seconda opzione: un nuovo decreto che si limiterebbe ad abrogare la norma contenuta nel provvedimento sulla sicurezza, e la possibilità di lavorare attraverso decreti attuativi.

La conferma arriva dalla ripresa dei lavori in commissione Giustizia: l'emendamento di modifica non è stato presentato. Terza ipotesi: lasciar decadere il decreto senza conversione. E varare nel prossimo Consiglio dei ministri un nuovo decreto senza la norma bloccata dal Quirinale. Il canale di dialogo tra Esecutivo e Colle resta aperto. La norma contestata è quella che stanzia 246mila euro per il 2026 e 492mila euro all'anno per il 2027 e il 2028. Risorse che dovranno essere utilizzate per pagare gli avvocati «muniti di mandato, che fa fornito assistenza al cittadino straniero nella fase di presentazione della richiesta di partecipazione ad un programma di rimpatrio volontario assistito. Sin da subito è stato uno dei punti più controversi del «Dl Sicurezza» approvato dal Senato e ora all'esame della Camera. In attesa della strada che la maggioranza imboccherà, i lavori in commissione alla Camera sono sospesi.

Le opposizioni partano all'attacco: «Il Parlamento non può lavorare alla cieca su una disposizione ancora oggetto di interlocuzioni istituzionali.

Proseguire senza chiarimenti avrebbe rischiato di trasformare il lavoro parlamentare in una farsa, in assenza di elementi certi Registriamo che la maggioranza è allo sbando» tuona la capogruppo Pd Chiara Braga. Forza Italia suggerisce per voce del capogruppo Enrico Costa una soluzione indolore: un ordine del giorno che impegni il governo a modificare il testo sui rimpatri. Soluzione superata dopi il colloquio al Quirinale.

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