Quirinale

"Impeachment a Mattarella". Quando Di Maio s'infuriò per il caso Savona

Si rischiò seriamente la più grave crisi istituzionale della Repubblica il 27 maggio di cinque anni fa, ma la notte portò consiglio e il governo Conte 1 poté nascere senza più mettere in dubbio il ruolo del Presidente della Repubblica

"Impeachment a Mattarella". Quando Di Maio s'infuriò per il caso Savona

Il 27 maggio 2018 passerà alla storia - nel suo piccolo (ma alla fine neanche tanto) - per la crisi istituzionale più breve e più surreale della storia della Repubblica Italiana. Esattamente cinque anni fa, infatti, si assistette a qualcosa di completamente inedito nel nostro Paese: un Capo dello Stato che spiega in maniera esplicita i motivi per cui ha appena deciso di non nominare un ministro di un nascente governo. Lo fece Sergio Mattarella e questo episodio generò una clamorosissima polemica che vide coinvolto soprattutto l'allora capo politico del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio. Ma ricapitoliamo la vicenda.

Le consultazioni infinite prima dell'accordo

Il 4 marzo di quell'anno gli italiani attribuiscono, con il voto alle urne, un importante successo soprattutto a due forze politiche: la Lega di Matteo Salvini e i 5 Stelle, che sono gli unici movimenti che aumentano sensibilmente i propri consensi rispetto alle elezioni politiche del 2013, sia dal punto di vista della percentuale sia sui voti assoluti. Dopo i meritati festeggiamenti di quella notte, resta comunque irrisolta una questione fondamentale: con quali numeri in Parlamento si potrà formare la nuova maggioranza di governo? Già, perché nessuna coalizione politica può autonomamente esprimere un esecutivo con le sole proprie forze in campo. Non lo può fare il centrodestra (37% con 265 seggi alla Camera contro i 316 necessari), né il Movimento 5 Stelle (32,7% con 227) né tantomeno il centrosinistra reduce dal peggiore risultato del Partito Democratico (22,8% con 122). Se non si vuole tornare subito al voto, è necessario che almeno due partiti che si sono sfidati anche all’ultimo sangue nella fresca campagna elettorale possano mettersi assieme.

Due mesi di consultazioni al Quirinale e di trattative sembrano non portare assolutamente a niente. Dopo di che l'incontro risolutivo tra Salvini e Berlusconi - con il Cavaliere che concederà il nulla osta a un'alleanza del Carroccio con i grillini senza per questo rompere gli accordi del centrodestra a livello locale – rompe finalmente gli induci: nascerà un governo sostenuto da Movimento 5 Stelle e Lega. Giusto i tempi tecnici per la scrittura del contratto di governo e per la votazione della base pentastellata sul Rousseau e poi si può salire al Colle per proporre come nuovo presidente del Consiglio un avvocato di origine foggiana, proposto dai 5 Stelle, che ha già ricoperto il ruolo di componente laico del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa: Giuseppe Conte. Nonostante qualche piccolo inciampo di percorso, la lista dei ministri da presentare a Mattarella è pronta.

La domenica di "passione" politica

Domenica 27 maggio, nel tardo pomeriggio, l'avvocato del popolo è pronto a scogliere la riserva. Tutti i nomi proposti nei rispettivi dicasteri previsti vengono accettati, tranne uno solo: Paolo Savona come ministro dell'Economia. Essendo considerate troppo euroscettiche le recenti posizioni pubbliche dell’economista – reputato dirimente in via XX settembre - il braccio di ferro non porta ad alcun vincitore: Conte rimette il mandato. Pochi minuti più tardi apparirà davanti ai microfoni il Presidente della Repubblica, che dichiarerà che Savona sarebbe stato visto come "sostenitore di una linea, più volte manifestata, che potrebbe provocare, probabilmente, o, addirittura, inevitabilmente, la fuoruscita dell'Italia dall'euro. Cosa ben diversa da un atteggiamento vigoroso, nell'ambito dell'Unione europea, per cambiarla in meglio dal punto di vista italiano". Tale scelta, infatti, riguardante un tema "che non è stato in primo piano durante la recente campagna elettorale", per Mattarella avrebbe "configurato rischi concreti per la tutela dei risparmi degli italiani".

Di Maio va su tutte le furie e annuncia l'impeachment nei confronti del Capo dello Stato: "Dopo stasera è difficile credere nelle istituzioni e nelle leggi dello Stato. Savona aveva commesso il reato d'opinione di dire che una Europa così concepita sta massacrando i cittadini e le imprese. Ci respingono Conte che aveva già la maggioranza assoluta e dopo un'ora chiamano Cottarelli, avevano già pronta la cosa. Parlamentarizzeremo la crisi e attiveremo l'articolo 90 della Costituzione, la Lega non può tirarsi indietro di fronte a questa azione di responsabilità nei confronti del Presidente della Repubblica".

La diciottesima legislatura può partire

È scontro totale, quindi. Il successivo conferimento dell’incarico a Carlo Cottarelli come premier senza la fiducia del Parlamento e di pura transizione a delle imminenti elezioni politiche sembra spianare la strada all'immobilismo istituzionale. Tuttavia, appena 48 ore dopo la sfuriata dell’allora leader dei 5 Stelle, Conte ritornerà al Quirinale con il cambio dei nomi chiesto a gran voce da Mattarella: i saggi e più miti consigli degli ambasciatori sono serviti. Savona diventa il ministro degli Affari Europei, mentre a prendere il suo posto all’Economia è Giovanni Tria, ex professore ordinario di Economia politica all'Università di Roma Tor Vergata. Il Conte 1 nasce alle ore 16 del primo giugno 2018: Di Maio, nominato ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, giurerà davanti a Mattarella e gli stringerà la mano. Niente più messa in stato d'accusa per prima carica dello Stato: la crisi istituzionale finisce qua.

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