Ma viva gli errori. «Bisogna avere il coraggio di sbagliare», spiega il capo dello Stato, e poi quando serve «quello di fare autocritica»: chissà, forse sta pensando a Trump. «Dobbiamo coltivare il valore del dubbio perché non c’è niente di peggio della presunzione di andare avanti in maniera ottusa». Poi, forza con il dialogo e la comprensione. «L’ascolto dovrebbe essere un’attitudine delle più praticate. Non è una cortesia, è un arricchimento indispensabile», e questa magari è per Putin. «Se i politici ascoltassero di più, anche nella dimensione internazionale, ne trarremmo un grande vantaggio». Sentirsi, scambiare idee: oltre al «cuore della democrazia» oggi è «la strada per la pace».
Pillole di saggezza sparse, distribuite da due grandi vecchi saggi che si incontrano al Politecnico e avvertono che “non tutti i vecchi sono saggi”. Renzo Piano tiene lezione e ha invitato il suo “amico” Sergio Mattarella in mezzo ai suoi studenti nella piccola aula tappezzata dei progetti per la Goccia alla Bovisa. Leggerezza, profondità, lucidità, niente formalità. “Arte del costruire”, questo il titolo del laboratorio, però più che un rito accademico è una chiacchierata densa e distesa, dove si intrecciano architettura, visione del mondo, speranze, sogni, giovani.
Applausi per il presidente all’arrivo, un abbraccio con il senatore a vita, poi mezz’ora abbondante seduti accanto a parlare di tutto. Sorrisi, saluti con la mano, qualche selfie. Mattarella, in questo contesto informale, si trova a suo agio. “Parto dal coraggio di sbagliare. Una quantità di scoperte fondamentali sono state dovute ad errori di ricerca”. Quindi, dice ai ragazzi, insistete. “La passione questa generazione ce l’ha, anche più delle precedenti, è piena di valori positivi”. Piano gli chiede: “Noi che abbiamo un’età grande, come possiamo trasferire la conoscenza?”. E il presidente risponde: “Non dobbiamo trasmettere modelli di comportamento ma valori di convivenza”.
Come appunto la propensione al dialogo. “Incomprensibilmente, è diventata un’arte difficile. In un romanzo francese che ho letto da ragazzo c’era scritto che l’orgoglio è il più nero dei peccati. E io aggiungo che la presunzione è la sua figlia prediletta”. Quindi non ancoratevi alle certezze, mettevi in gioco, scommettete su voi stessi. “Dovete scegliere da soli le vostre strade, sottoponendovi a continue autoverifiche. Coltivate il dubbio”.
Gli studenti battono le mani ma è pur sempre una lezione di architettura, ecco quindi Renzo Piano che spiega il senso di alcuni progetti. “Nelle periferie c’è bisogno di bellezza. Uso questa parola in modo spericolato perché spesso la gente pensa che sia una cosa frivola, e non è vero, è un concetto profondo e riguarda lo stare insieme”. Mattarella gli dà ragione. “È il parametro della vita. L’obbiettivo della politica dovrebbe essere la bellezza della convivenza”.
Si chiude con il senatore che mostra il suo taccuino. “Ne riempio uno al giorno. Bisogna sempre andare sul posto. I luoghi parlano e io prendo appunti”. E il capo dello Stato: “Giusto, è un’ottima esortazione. Vedere tutto, verificare con scrupolo”.