Rachele Bianchi è stata la prima artista a realizzare a Milano una scultura pubblica: il suo "Personaggio" da sette anni spicca lungo via Vittor Pisani ed è la prima opera d'arte di una donna dedicata a una donna. Bianchi (1925-2018) l'ha concepita come saluto e incoraggiamento a tutte le viaggiatrici e lavoratrici che arrivano a Milano dalla Stazione Centrale. Ora, in occasione del centenario della nascita (che cadeva lo scorso settembre), l'Archivio Rachele Bianchi ha organizzato una mostra che celebra la carriera di questa artista autodidatta e volitiva: Figura Forma. 100 anni di Rachele Bianchi, si può visitare al primo piano di Palazzo Pirelli, sede del Consiglio regionale della Lombardia, fino al 6 febbraio. "Ripercorriamo con questa mostra un tipo di arte novecentesca che mia madre ha per tutta la vita esercitato e che oggi ottiene il giusto riconoscimento", dice il figlio Giuseppe Bariona, che dell'Archivio è presidente.
Nata in una solida famiglia borghese che non ha assecondato la sua passione per l'arte, Rachele Bianchi è stata spinta a studi più tradizionali, si è sposata e ha avuto due figli. Nella Milano degli anni Cinquanta osservava quel che succedeva intorno a lei, nelle gallerie e nelle mostre: "In perenne sfida con sé stessa, imparava e sperimentava" racconta Giorgio Uberti, che ha curato la mostra insieme a Erika Lacava. Seguiamo la sua carriera creativa in mostra: ci sono anche i primi disegni, in una suggestiva galleria di nudi. "Lei, donna borghese, prendeva le prostitute come modelle: le pagava per le ore di posa e ne studiava i corpi. È sempre stata una donna con una mentalità molto aperta e moderna" ci racconta Elena Sacchi, nuora dell'artista.
Dopo il divorzio dal marito, con i figli ormai grandi, Rachele Bianchi si dedica a tempo pieno all'arte: scopre che il mezzo che predilige è la scultura e con le sue creazioni fatte di volumi importanti e di forme originali attira l'attenzione di critici importanti come Flavio Caroli e Luciano Caramel. Tra le prime cento donne al Famedio di Milano riconoscimento doveroso per un'artista molto legata alla città Bianchi è stata autrice prolifica: i suoi archivi contano oltre 1.600 opere tra sculture, bassorilievi, dipinti e disegni tutti dedicati alla figura femminile. Il "femminismo" di Rachele Bianchi non ha contorni politici, ma esistenziali: i suoi personaggi femminili, spesso dotati di mantelli quasi fossero super-eroine, sono archetipi della forza solida delle donne. "Personaggio" ne è l'esempio più evidente e lo stesso si può dire delle altre tredici opere, tutte sculture di figure femminili, presenti in altri spazi pubblici della Lombardia.
Altro dettaglio da notare osservando le opere esposte a Palazzo Pirelli: l'artista firma i suoi lavori accompagnando il nome con una rete aperta, un simbolo che oggi l'Archivio, che ha sede in via Legnano, avverte come un'eredità da portare avanti.
Porte aperte, dunque, a studiosi e visitatori per promuovere l'arte di Rachele Bianchi e spazio anche a iniziative "di rete" con archivi di altre artiste milanesi che hanno plasmato la creatività della nostra città e che meriterebbero di essere più note e valorizzate.