Racket, imprenditori: "Pizzo ai clan calabresi"

"Sos usura" ha già raccolto decine di segnalazioni: molti commercianti ammettono di pagare il pizzo e tacciono per paura. Ma le loro indicazioni sono sufficienti a delineare una situazione preoccupante. Soprattutto per la ramificazione del fenomeno

Racket, imprenditori: "Pizzo ai clan calabresi"

Ventimila euro per campare tranquillo. È la cifra chiesta a un ristoratore lombardo da alcuni individui che qualche giorno prima gli avevano sparato una decina di colpi di pistola contro il locale. «E come lui tanti impresari edili e commercianti. Il “pizzo”, che credevamo confinato nel Mezzogiorno, è arrivato in Lombardia, stiamo raccogliendo decine di testimonianze, molte però anonime, che presto porterò dai magistrati».
Frediano Manzi il fenomeno lo conosce bene. Vittima a suo tempo degli strozzini, ha fondato «Sos racket e usura» partendo poi come Don Chisciotte contro ingiustizie e soprusi. Molte le inchieste nate dai suoi esposti, tutte concluse con arresti e denunce. Ora ha predisposto un questionario inserito sia nel sito dell’Associazione sia distribuito azienda per azienda. In molti hanno risposto, anche se in forma anonima, spiegando che pagano e tacciono per paura. Ma le loro indicazioni sono sufficienti a delineare una situazione preoccupante. Soprattutto per la ramificazione del fenomeno. Le segnalazioni arrivano da Milano, Bresso, Cormano, Nova, ma anche da Busto Arsizio e da Como e provincia.
«Nel mirino soprattutto ambulanti, proprio ieri è stato bruciato un chiosco di panini a Castellanza, il terzo in un mese, ma anche negozi, attività imprenditoriali, soprattutto nel settore edile». Un fenomeno che spesso si accompagna all’usura. Come spiega l’anonimo proprietario di un chiosco di bibite di Busto che ammette di essere ricorso a prestiti usurai e di pagare il pizzo a gang calabresi.
«La presenza dei calabresi in Lombardia è nota da tempo - spiega Manzi - ma ultimamente si intensificata perché le n’drine sperano di poter mettere mano sui grandi appalti di Expò 2015. Mi sono già arrivate segnalazioni di impresari edili che pagano un pizzo dal 5 al 10 per cento dell’importo dell’opera. Ma anche di altri che prendono in subappalto i lavori vinti da imprese vicine alle cosche lasciando il 10 per cento come “provvigione”. Questo significa che le famiglie calabresi stanno intercettando la maggior parte degli appalti. E con loro arrivano anche le secondo file che, non potendo accedere ai grandi affari, ricorrono alla tradizionale estorsione. Dimostrando buoni contatti criminali e un’organizzazione strutturata».
Lo dimostra il secondo questionario, anonimo ma molto articolato. Arriva da un commerciante di abbigliamento di Milano a cui è stato proposto di acquistare merce rubata. Ammette di aver contratto prestiti usurai da rimborsare con tassi del 20 per cento al mese. Puntualizza come il contatto con lo strozzino, appartenente a un’organizzazione criminale, sia avvenuto «su indicazione di un funzionario della mia banca». Come garanzia ha dato una serie di assegni che ora non riesce ad onorare e per questo dovrà cedere la sua attività all’usuraio. Ha infine ammesso di essere stato minacciato.
«E come lui tanti - conclude Frediano Manzi - ho iniziato la distribuzione dei questionari appena un mese fa e, pur tenendo conto del paura delle vittime, ho già raccolto un centinaio di risposte».

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