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Alle radici dell'America che si sogna grande ancora

Ron Rash in "Serena" porta il lettore nel cuore degli Appalachi dove i "bifolchi" lottano per vivere

Alle radici dell'America che si sogna grande ancora

Spesso ci si chiede dove siano le origini dell'America MAGA che è la spina dorsale del successo elettorale di Trump.

Una risposta si può trovare nel famosissimo libro (e poi film) del vicepresidente J. D. Vance: Elegia americana (in Italia pubblicato per i tipi di Garzanti). Racconta le difficoltà di una famiglia (quella materna di Vance) che vive la crisi economica nei monti Appalachi. È l'America povera di cui si parla poco, l'America dei "bifolchi", non per niente il titolo originale del libro è Hillybilly Elegy (Elegia del bifolco).

Ecco quello di Vance non è un unicum. C'è un autore americano che il mondo degli Appalachi - tra miniere, boscaioli che rischiano la vita per un pugno di dollari e infinite montagne innevate - l'ha raccontato alla perfezione e senza nessun buonismo: Ron Rash. Un mondo che di woke non ha nulla, che non si ammanta del mito dorato della frontiera -che ha avuto cantori come Cormac McCarthy- un mondo che resta ruvido e assolutamente grezzo come la corteccia di un abete secolare.

Ora di Ron Rash che negli Usa è un autore di culto arriva per i tipi de La nuova frontiera: Serena (pagg. 376, euro 20).

Rash porta il lettore nelle montagne della Nord Carolina, proprio alle soglie della grande depressione. Quando il treno si ferma a Waynesville nel cuore della zona del legname, ne scendono George Pemberton, rampante imprenditore, e la donna che lo ha sedotto a Boston e sua fresca sposa: Serena. Ad accoglierli ci sono i soci di Pemberton nel business del disboscamento, ma anche la sguattera di cucina che Pemberton ha messo in cinta prima di partire e il padre di lei Abe Harmon. Dovrebbe essere una scena in cui il giovane Pemberton muore di imbarazzo. Ma la moglie è perentoria la ragazza e il padre non hanno nulla di cui lamentarsi: "Non troverà miglior esemplare con cui incrociarla. Ma è l'unico che avrà da lui. Ora ci sono io. Qualsiasi altro figlio lo avrà da me". E quando Harmon snuda un coltello è sempre Serena a proporre la soluzione più appropriata: "Prendi il pugnale e sistemala ora, Pemberton". E Pemberton impugnando il regalo di nozze fattogli da Serena, un coltello da caccia con il manico in osso di alce. E il risultato è scontato: un vecchio morto sbudellato e una ragazzina che piange. E la signora Pemberton le si avvicina tenendo il coltello del perdente per la lama: "Secondo giustizia appartiene a mio marito. È un bel coltello e potrà chiedere un buon prezzo. Io lo farei... Lo venderei, intendo. Il denaro le servirà quando nascerà il bambino. È tutto quello che avrà da mio marito e me".

Questa donna misteriosa venuta da Boston ma cresciuta in un ambiente ancora più duro di quello degli Appalachi cambia le regole del gioco in mezzo alle montagne. Quando giunge al campo dove i boscaioli lavorano ad un ritmo infernale, sparge il terrore tra gli uomini. Ma anche lo stupore. Ci sono i serpenti che mordono i taglialegna? Si procura una gigantesca aquila per dar loro la caccia. I grandi capitalisti di Washington vogliono creare un parco nazionale nella zona fermando il disboscamento?

Lei spinge Pemberton a far lega con un altro potente imprenditore locale per contrastare il grande capitale che prima ha fatto affari e adesso scopre l'ecologia, ma confiscando le proprietà degli altri, Insomma Rash mette in scena una Lady Macbeth delle montagne, ma americana sino al midollo, e che vede negli affari e nel potere che ne deriva l'unica via di salvezza e affrancamento. Il risultato è una corsa all'ultimo sangue dove ogni acro di terra conta e la morte di soci e di operai un prezzo necessario.

Sullo sfondo di questo scontro tragico Rash fa muovere il suo "coro": predicatori folli che attendono la fine del mondo, sceriffi vecchio stile che non vogliono venire a compromessi, boscaioli che dopo aver perso una mano perdono anche il senno e ogni remora morale, vecchie streghe, capisquadra di buon cuore, medici da strapazzo...

Tutti personaggi in lotta per la sopravvivenza e che ora hanno un nemico in più, la grande depressione. Sono i nonni dei personaggi descritti da Vance nel suo libro. E ne condividono lo spirito, un vitalismo esasperato. Nessuno di loro è moralmente irreprensibile, anzi. Nessuno di loro è disposto a compromessi o buonismi, perché i compromessi e i buonismi difficilmente aiutano a sopravvivere. Quasi tutti hanno un sogno. Da chi vorrebbe un nuovo cappello a chi, come Serena, vuole conquistare e disboscare le foreste del Brasile. Ognuno di loro è la sfaccettatura di un'America, che proprio con la crisi del 29 si chiese per la prima volta come tornare ad essere Great Again.

Personaggi in bilico tra la modernità, che sfruttano e che li sfrutta, e le tradizioni antiche e selvagge delle montagne. Bifolchi che anche quando fanno fortuna sono al lato opposto del Grande Gatsby.

Ron Rash li racconta senza giudicarli come in altri suoi romanzi.

Porta il lettore in una Terra d'ombra che anche molti americani, che si sentivano colti e sofisticati, hanno riscoperto solo di recente.

Quando la realtà dei bifolchi ha fatto irruzione nelle loro vite. Una realtà anche crudele ma che ha forgiato un'idea di esistenza e anche di nazione.

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