Il 14 febbraio 1978 un brigatista rosso freddò con una raffica di mitra Riccardo Palma, giudice di Cassazione addetto allorganizzazione delle carceri speciali, la quinta toga vittima del terrorismo. Unaltra impresa sanguinaria delleversione armata, cui seguirono - in unItalia soggetta a una delle tante crisi di governo - le rituali promesse di non abbassare la guardia e via dicendo. Seguì una pausa di normale flaccidità politica, 54 giorni di conciliaboli per produrre - l11 marzo - un monocolore democristiano, presieduto da Giulio Andreotti e sostenuto esternamente dal Pci.
La nascita di questo ennesimo esecutivo fu celebrata dai terroristi, cinque giorni dopo, con unimpresa che fece da spartiacque nella storia dItalia del dopoguerra: il sequestro di Aldo Moro. Laveva preceduto lo sterminio di cinque uomini della sua scorta. Cominciò così lincubo che avrebbe trovato la più agghiacciante delle conclusioni nel feroce assassinio del prigioniero. La cattività di Moro fu punteggiata dalle sue lettere disperate - nelle quali è mancato un accenno anche minimo alla sorte degli uomini che avrebbero dovuto proteggerlo - e dai comunicati dei brigatisti. Blateranti di «crisi irreversibile dellimperialismo» e di borghesia «che trama nellombra».
Il rapimento Moro e le stilettate di Indro alle Br
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