"È meglio pensare che esistano molti corpuscoli e che di questi siano costituite molte cose - così come vediamo che accade con le lettere dell'alfabeto per le parole - invece che pensare che possano esistere delle cose che non siano costituite di elementi primitivi". Non è una citazione di un fisico del XX secolo: lo scrive Lucrezio nel De rerum natura, nel primo secolo avanti Cristo. Nel mezzo del lockdown, queste parole così chiare e così moderne incantano Andrea Moro, linguista, professore alla Scuola Universitaria Superiore di Pavia e alla Normale di Pisa: ne nasce Lucrezio e il pipistrello dagli occhi azzurri. L'universo spiegato con l'alfabeto (La nave di Teseo, pagg. 184, euro 18), un libro breve ma denso, uscito nell'autunno scorso in inglese per la Mit Press e ora ritradotto in italiano dall'autore stesso.
Professor Moro, perché proprio Lucrezio?
"Durante il Covid, da bravo pavese ero prigioniero in casa, e mi sono fatto due regali. Primo: la lettura integrale della Divina Commedia, un canto al giorno per cento giorni, senza note. Secondo: la lettura integrale del De rerum natura. Vede, da linguista, è chiaro come sia molto stupido chi pensa di cancellare il passato".
Perché?
"Basta prendere un vocabolario e si vede come le lingue siano il frutto di molteplici culture... Prendiamo l'inglese, in cui ci sono una parte francese, una latina, una germanica: non esiste l'inglese puro. Allo stesso modo, nel mio dialetto, quello pavese, si trovano le influenze del francese, come in pom ad tera, la patata, o del tedesco, per esempio nel termine svaccato, che di solito si pensa arrivi da vacca, e invece risale a quando i lanzichenecchi discesero qui nel Cinquecento perché la radice è schwachen, che significa rammollito, stanco".
Tutto questo è meraviglioso, ma che cosa c'entra con Lucrezio?
"È l'unica cosa che non sapesse. Gli antichi non avevano questa idea dei legami fra le lingue, infatti i greci chiamavano barbaroi, cioè balbuzienti, coloro che parlavano in modo diverso, e da qui si capisce tutto. Comunque, siccome sono appassionato di matematica e fisica, nel lockdown prendo in mano Lucrezio, che più di duemila anni fa ci ha mostrato che possiamo immaginare la natura come fatta di atomi, sulla scorta di Democrito, e ben prima delle rivoluzioni della tecnica e della scienza moderne".
Come ci arriva?
"Dice che, se non pensassimo la realtà come fatta di atomi, ci sarebbe una proliferazione di enti: nasi fatti di nasi, nuvole fatte di nuvole, fiori fatti di fiori... E, per spiegare questi pezzettini di cui è fatta la realtà si rifà all'immagine dell'alfabeto; al che da linguista mi sono stupito, perché per una volta è la lingua che fa da modello per la fisica, e non viceversa".
Come funziona questo modello?
"Nell'alfabeto servono pochi elementi, che puoi ricombinare; ebbene, per Lucrezio la ricombinazione appartiene alla realtà fisica e a quella linguistica: le lettere dell'alfabeto, che esistono in un numero finito, possono dare origine a un numero infinito di combinazioni. E, nel momento in cui Lucrezio osserva la realtà come fatta di ricombinazioni, scopre un'altra cosa molto moderna, ovvero che l'insieme degli atomi fa sorgere proprietà diverse da quelle che essi avevano prima: è quella che oggi si chiama una proprietà emergente".
Lucrezio si spinge oltre.
"Prima dice che l'alfabeto e il linguaggio sono il modello della realtà e poi si chiede: ma come è nato il linguaggio umano? E non è finita, perché fa un paragone con i sensi e afferma: non crederete che le orecchie siano nate per sentire... Ma questo è Darwin. Se avessimo letto meglio Lucrezio, Darwin sarebbe arrivato nel 300, inteso come quarto secolo".
Che cos'altro ha trovato?
"Lucrezio vuole insegnarci a ragionare, perché la razionalità ci toglie le paure, eppure il poema si chiude, incompiuto, con una descrizione della peste ad Atene che è la più atroce fra tutte quelle che abbia mai letto, più di Tucidide, di Manzoni, di Camus, di Boccaccio, e perciò ci lascia con la domanda: a noi esseri umani basta la ragione per smettere di avere paura? Questa è una eredità commovente, che supera la scienza e la filosofia. E poi Lucrezio intuisce un'altra cosa modernissima".
Quale?
"Capisce che la ricombinazione è il cuore della realtà, ma che non tutte le combinazioni sono possibili: la modalità in cui gli atomi o le lettere si incastrano non è senza limiti. E questo corrisponde alla scoperta delle lingue impossibili, che il cervello può distinguere, ma fa trattare da circuiti diversi da quelli del linguaggio".
Ci spieghi.
"Negli anni '50 Chomsky ha scoperto che siamo preprogrammati per un certo numero di lingue. Io li chiamo i confini di Babele, e mi sono chiesto se siano biologici o culturali. In due esperimenti, a Zurigo e ad Amburgo, ho progettato delle grammatiche impossibili per vedere la reazione del cervello e ho scoperto che, di fronte alle regole impossibili, si attivano reti non linguistiche. Una lingua impossibile è quella, per esempio, in cui per accordare soggetto e verbo non conta la struttura bensì solo la parola che precede o che segue: si chiamano regole piatte e, di fronte a esse, il cervello si disattiva".
Non le vede, come gli infrarossi?
"Esattamente. C'è una retina grammaticale che ci fa prendere in considerazione solo una fetta di grammatiche possibili. E Lucrezio lo aveva capito: possono esistere strutture infinite, ma non di infiniti tipi, perché esistono combinazioni impossibili. Meraviglioso".
Torniamo a Darwin?
"L'esempio dell'orecchio significa che gli organi nascono a caso e poi svolgono una funzione; non esiste una funzione che spinge la crescita dell'organo. E qui c'entra il pipistrello del titolo. Nel dibattito su come sia nato il linguaggio, io sono convinto, come Chomsky, che la struttura sia nata in blocco, tutta assieme. Come i pipistrelli, che sono topi, solo che hanno una cartilagine che forma le ali; e non sono mai stati ritrovati organismi intermedi, perché esiste un gene che accende o spegne il sorgere della cartilagine. Così è credibile l'idea che non esista un protolinguaggio più semplice, ma che il linguaggio sia nato come le ali del pipistrello: in blocco".
E gli occhi azzurri?
"Gli occhi azzurri non sono nati qua e là nella popolazione: chi li ha è parente di una persona vissuta nel 10.000 avanti Cristo sul Mar Nero, che ha avuto una mutazione per cui i suoi occhi erano azzurri, e che da lì si è diffusa".
Scrive: "Solo noi esseri umani abbiamo la fantasia perché solo noi abbiamo la sintassi".
"Non siamo gli unici animali ad avere il linguaggio, ma noi non ci limitiamo a registrare la realtà e a comunicarla: possiamo anche creare significato ricombinando, generando esperienze che non abbiamo mai vissuto, cioè la fantasia. Questo è stupefacente".
La sintassi è la libertà della nostra mente?
"Sì. Molto cartesiano. È il margine di libertà che noi abbiamo. È interessante, a questo proposito, fare un paragone con le macchine: esse non hanno libertà e neanche lingue impossibili, perché per loro una vale l'altra".