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Remigration, Lega rilancia e fa infuriare Forza Italia

Salvini dopo il referendum: "Tutti in piazza Duomo il 18 aprile". Sorte: "Con questi toni perdiamo. E il voto ci dà ragione sul civico"

Remigration, Lega rilancia e fa infuriare Forza Italia
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"Senza paura. In Europa, padroni a casa nostra" è lo slogan del "Remigration summit" promosso dai i Patrioti per l'Europa, il gruppo di cui fa parte la Lega. E il leader Matteo Salvini, all'indomani dalla bocciatura del Referendum sulla giustizia, rilancia sui social l'evento che si terrà il 18 aprile alle 15 in piazza Duomo a Milano: "Rispetto per i 14 milioni di elettori che hanno votato NO per non cambiare nulla. Ma la nostra battaglia non finisce qui, anzi, riparte dai 12 milioni di Italiani che hanno votato Sì, e da Pm, giudici e avvocati coraggiosi che, nonostante minacce e derisioni di loro colleghi, non piegano la testa. Ragione in più per essere tutti in piazza Duomo, per la democrazia e la libertà". In piazza "per difendere i valori dell'Occidente, la nostra cultura, le nostre tradizioni, i nostri confini" aggiunge altri il deputato leghista Igor Iezzi. "Certi toni non funzionano più nè a Milano nè sul Paese" contesta il coordinatore regionale di Forza Italia Alessandro Sorte, impegnato da un anno a convincere Azione ad allearsi col centrodestra alle prossime Comunali e ad intercettare i voti dei delusi moderati a sinistra. L'uscita del generale Vannacci dalla Lega ha già tolto al partito di Calenda. Dopo il Referendum l'esponente di Azione Daniele Nahum ha sostenuto però che sia necessaria "un'alternativa riformista" al Campo largo ma anche a "leader che parlano di remigrazione". Da capo. In Lombardia ha prevalso il Sì con oltre il 53% dei voti ma a Milano il No ha vinto con un distacco di 17 punti. Centomila schede, da ricercare soprattutto tra elettori dell'ex Terzo Polo (Iv e Azione) alle Europee. Il dato "ci preoccupa molto ma ci dà anche delle certezze, ossia che politicizzare il voto, con un candidato sindaco che magari è anche leader di partito", leggi Maurizio Lupi di Noi Moderati, "significherebbe metterci su un binario su cui il centrosinistra è più avanti", sostiene Sorte, trasformerebbe il voto per Palazzo Marino in una battaglia anti governo compattando anche le anime che contestano da anni la giunta Sala, "diverso è fare campagna nel merito, con un civico, portando a casa i tanti delusi del Pd".

Giulio Gallera, consigliere regionale di Fi e anche presidente del Comitato per il Sì "Enzo Tortora", riconosce che il voto a Milano "ci insegna che una sinistra fortemente radicata e strutturata ha messo in campo tutte le proprie reti di associazione, Arci, Anpi e ha usato i tempi giusti per portare la gente a votare. Lo rifaranno alle Comunali, non illudiamoci che chi oggi grida contro la vendita di San Siro o il caos urbanistica poi si sfili". Ma "se continuiamo a dibattere sul cavaliere bianco che cambia le sorti della campagna perdiamo di vista l'obiettivo. Non basta il candidato a risalire da -17 ma abbiamo un anno per invertire la rotta. Il centrodestra partendo da militanti e dirigenti locali faccia sinergia, consolidi o costruisca una rete altrettanto forte con comitati e associazioni, intercetti nei Municipi i tanti malumori che ci sono, dalle piazze tattiche alle piste che creano ingorghi, e chiarisca presto la strategia. I leader nazionali prendano in mano il dossier Milano e grandi città e fissino una roadmap, compresi modi e tempi per trovare il nome. Le chance per vincere ci sono tutte". E ieri sono emerse tensioni all'interno di Fi. C'è chi ha criticato la gestione della campagna da parte della commissaria cittadina Cristina Rossello e vuole in cambio di rotta in vista Comunali.

Rossello ha ribadito il "forte impegno della squadra" e il divario contenuto a Milano (dove il No ha vinto con il 58,8%) rispetto ad altre grandi città come Napoli (75,5%), Firenze (66,6%) o Torino. E il segretario provinciale Graziano Musella invita a "tirarsi tutti su le maniche ed evitare polemiche interne".

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