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"La Repubblica? È ancora bambina per fortuna"

Giordano Bruno Guerri: "Si usano argomenti divisivi per un evento, come la festa della Repubblica che è fortemente unitario"

"La Repubblica? È ancora bambina per fortuna"
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Giordano Bruno Guerri, storico e saggista è un fine intellettuale, che non si tira indietro sul "compleanno" della Repubblica.

Ottant'anni, la Repubblica è sempre "giovane" o mostra gli acciacchi dell'età?

"È ancora bambina per la scelta fondamentale (con il referendum del 1946, nda), che non è mai mutata per fortuna. Ovvero non più l'ereditarietà di un capo, ma la possibilità di sceglierlo. Per il resto mostra i segni dell'età. Tanto è vero che si parla già di terza Repubblica".

Quali sono gli acciacchi?

"La Costituzione detta la più bella del mondo, da chi non ha letto le altre 200, viene ritenuta un testo sacro fra infinite polemiche. Può esserlo nella sua prima parte che enuncia i nobili ideali, mentre la seconda è come un regolamento di condominio che va necessariamente aggiornato all'evolversi dei tempi".

Perché cambiarla sembra un tabù?

"È nata in un momento drammatico e fondamentale della storia d'Italia, il passaggio dal fascismo alla democrazia e dalla monarchia alla Repubblica. È stata scritta da persone che giustamente si chiamano padri costituenti. Andare contro la volontà dei padri, anche solo per migliorarla, sembra un sacrilegio, ma non lo è affatto. Loro stessi prevedevano che si potesse cambiare".

Si continua a sventolare lo spauracchio del fascismo. Cosa ne pensa?

"Anche chi lo dice sa bene che un ritorno al fascismo del ventennio è impensabile e non ci crederebbero neanche gli stessi fascisti. È un fenomeno irripetibile nato in certe condizioni, che non esistono più. Certamente esistono i pericoli di una deriva autoritaria, ma sotto altre forme. In questo momento è rappresentata da ben altro rispetto a stivali e olio di ricino. Sto parlando dello strapotere degli algoritmi, del controllo dei social, maggiore strumento di comunicazione e di convenzione sociale e anche del politicamente corretto. La protezione di alcune categorie discriminate conduce alla possibilità di non potere esprimere delle idee e quindi si limita la libertà".

Oggi si tiene la parata del 2 giugno ai Fori imperiali. In passato è stata ridotta o abolita e si attendono contro cortei e proteste. Qual è il senso della sfilata a Roma?

"Si festeggia un compleanno importante e come in ogni famiglia si cerca di farlo al meglio con la massima solennità. Il rilievo che viene dato alle Forze armate è l'indice di un passato, che pensavano di non dover più rivivere, ma purtroppo oggi risulta quanto mai attuale con le guerre che ci circondano. La necessità del riarmo è effettiva secondo il motto Si vis pacem, para bellum (se vuoi la pace, prepara la guerra)".

E le proteste?

"Si usano argomenti divisivi per un evento, come la festa della Repubblica che è fortemente unitario. Il 2 giugno dovrebbe unirci tutti come non fanno altre ricorrenze tipo il 25 aprile".

Abbiamo ancora il senso della Patria?

"La Patria ha un

senso essendo la terra dei padri. Amiamo definirci cittadini del mondo e lo dice pure chi non è uscito oltre Chiasso. Un popolo viene definito da lingua, religione e territorio comuni. Per ora li abbiamo ancora tutte e tre".

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