Ricerche inutili con soldi pubblici La vivisezione diventa un hobby

Chi è il professor Rouiller e perché parliamo male di lui? Il prof. Rouiller è responsabile dell’unità di Fisiologia e Programmi in Neuroscienze dell’università di Friburgo (Svizzera). Dopo anni di vivisezione su roditori, gatti e scimmie, finanziata con soldi pubblici, sembra cominci ad avere qualche difficoltà nel reperire fondi per i suoi orripilanti esperimenti. Ma ripercorriamo la storia di questo paladino della scienza, riprendendola dal sito dell’Atra, l’associazione antivivisezionista svizzera che ha organizzato, assieme alle associazioni di numerosi altri Paesi, una grande manifestazione il 17 settembre davanti all’università di Friburgo. Già nel 1985 lo troviamo alle prese con numerosi gatti circa i quali, per evitare incubi ai lettori, omettiamo le sue «attenzioni». La cosa singolare è che il professore pubblica gli stessi risultati delle sperimentazioni su due riviste diverse, amplificando così il suo curriculum scientifico. Nel 1986 continua ad ammazzare gatti, fornendo all’incirca gli stessi risultati relativi a ricerche di base che nulla peraltro hanno a che vedere con eventuali informazioni terapeutiche utili per l’uomo. Nei seguenti cinque anni il ricercatore si dedica con passione ai ratti, sempre per ricerche mai finalizzate alla terapia, ma ampliate all’interno dell’università di Friburgo. Nel 1994, il salto di qualità. Avanti con le scimmie. I macachi sacrificati da Rouiller gli valgono pubblicazioni sempre simili e sempre su diverse riviste (un vero Mandrake). Il suo curriculum si arricchisce sempre più. Dal 1995 al 1999, dopo sperimentazioni su ratti, gatti e scimmie utilizza finalmente le banche di tessuti per gli esperimenti «in vitro». Peccato che, nonostante esistano già numerose banche di tessuti umani, Rouiller preferisca utilizzare tessuti di cavie peruviane (dopo averle fatte fuori, ovviamente). Giunto al terzo millennio, mentre continua imperterrito a vivisezionare gatti e scimmie, il prof pubblica un articolo nel quale evidenzia che, cambiando specie animale, si ottengono risultati diversi (roba da Nobel) e dimenticando di concludere che sull’uomo, dotato di un cervello completamente diverso dagli altri animali, i risultati saranno ulteriormente diversi, come è ovvio che sia. Nonostante la brillante conclusione continua la sperimentazione su ratti, gatti e cavie, sempre con finanziamenti pubblici. Arriviamo al 2003 e, mentre lo «scienziato» continua il suo alacre lavoro sui tavoli di marmo con vari animali, pubblica un articolo nel quale afferma che «Nei soggetti umani i sostanziali avanzamenti in questo campo sono stati resi possibili dallo spettacolare sviluppo di tecniche non invasive di visualizzazione e stimolazione a livello cerebrale». Si noti la terminologia «soggetti umani» (human subjects) invece di «esseri umani» (human beings) tipica della mentalità dello sperimentatore con scarsa empatia verso i soggetti che tratta, animali o umani che siano. E intanto continua la mattanza. A questo punto però un gruppo di medici clinici pubblica un documento in cui si chiede se la vivisezione sia una scienza o non sia solo uno spreco di denaro pubblico. Ma Rouiller continua la sua vivisezione, forse perché è membro sia della commissione di controllo cantonale sia del comitato scientifico del Fondo Nazionale Svizzero. In pratica in Svizzera è possibile che un vivisettore possa far parte sia del Fondo che finanzia la vivisezione sia della commissione che deve controllare. Il controllato che è anche controllore. Ma il bello di Rouiller viene negli ultimi due anni. Ve lo raccontiamo alla prossima.