Riciclaggio, Di Girolamo si dimette da senatore

Quaranta righe scritte al computer consegnate alla segreteria del presidente del Senato  Schifani. Il senatore eletto all'estero coinvolto nelle inchieste sui legami con la ’ndrangheta getta la spugna: "Travolto dal fango, additato come mostro, ma non sono un mafioso". Ora l'aula dovrà votare

Riciclaggio, Di Girolamo si dimette da senatore

Roma - Ha gettato la spugna, travolto dallo scandalo. Nicola Di Girolamo ha presentato le dimissioni da senatore. L'eletto all'estero nelle file del Pdl ha comunicato la sua decisione con una lettera al presidente del Senato Renato Schifani. Quaranta righe scritte al computer. Decisivo il coinvolgimento nelle inchieste sui legami con la ’ndrangheta.

La lettera "Dopo tanto fango, dopo l’ignominia di un’esposizione mediatica che mi ha descritto agli occhi dei Paese come un mostro, usurpatore della politica e del mandato elettorale, credo fermamente che sia arrivato il momento della responsabilità e della verità dei fatti": E' l’incipit della lettera, una quarantina di righe in tutto, con cui Di Girolamo comunica al presidente del Senato Schifani le sue dimissioni dalla carica di senatore. Di Girolamo ha poi informato della sua decisione, con due distinte lettere, il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri e il suo vice, Gaetano Quagliariello. Con una quarta lettera, infine, il senatore Di Girolamo comunica al presidente Lamberto Dini le sue dimissioni dalla commissione Esteri.

La difesa Di Girolamo si dice convinto "di dover rendere disponibile la mia persona, la mia storia personale, la mia esperienza recente, perché chi dovrà giudicarmi possa davvero conoscere i contorni di una vicenda che non è tutta ’criminalè e che potrà finalmente essere vagliata lontano dai riflettori e dal clamore delle prime suggestioni". Di Girolamo ricorda di essere stato eletto "forte di una delega affidatami da 24.500 elettori di tutti i Paesi europei: 24.500 cittadini italiani, né mafiosi né delinquenti. Di una piccola parte di costoro - prosegue la lettera - avrebbe abusato un gruppo di individui probabilmente inquinati da frequentazioni criminali. Non mi interpreti come troppo ingenuo. Non ero 'consegnato' anima e corpo a questi figuri. La frenesia della campagna elettorale mi ha spinto a valutare poco e male. E Lei, mi auguro, immaginerà che non si diventi mafioso nello spazio di un mattino, colpevole come sono di uno o due incontri disattenti. Sono entrato in Senato da professionista del diritto, incensurato". Poi parla delle sue responsabilità: "Ho ceduto, certo, signor presidente... Ma le mie colpe - spiega Di Girolamo - verranno circoscritte dalla verità che saprò esporre ai magistrati cui ho deciso di consegnarmi. Forte della convinzione di collaborare alla ricerca della verità e della certezza che dovrò riscattare faticosamente il mio onore innanzi alla mia famiglia, ai miei amici e all’assemblea del Senato alla quale ho partecipato con orgoglio e dedizione".

Le dimissioni Dopo la pubblicazione delle intercettazioni in cui è emerso un possibile ruolo della malavita organizzata nell’elezione del senatore, Di Girolamo ha deciso di dimettersi dall’incarico senza aspettare che sia la stessa assemblea di palazzo Madama a prendere provvedimenti. Le dimissioni eviterano al Senato di dover votare la decadenza di Di Girolamo dall’incarico, soluzione che verrebbe adottata per la presunta falsificazione delle schede elettorali. Toccherà ora all’aula esprimersi sulle dimissioni di Di Girolamo. La conferenza dei capigruppo dovrà decidere quando le dimissioni verranno votate. Trattandosi di un voto su una persona, la votazione sarà segreta di diritto.