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Rieducazione europea

I cibi, le auto, le festività e la famiglia: i regolamenti di Bruxelles che stanno cambiando il nostro stile di vita

Rieducazione europea

Presi uno ad uno, i regolamenti approvati dall'Unione europea negli ultimi anni, possono apparire decisioni con un impatto limitato a un singolo ambito della società come l'ambiente, l'alimentazione, la famiglia, la religione ma, se si uniscono i puntini, emerge un disegno politico ben preciso.

Si tratta di un progetto portato avanti da una parte dell'establishment europeo per ridefinire i nostri stili di vita, le nostre usanze e tradizioni, un grande piano pedagogico di rieducazione basato su un leitmotiv: il senso di colpa. Dobbiamo cambiare il modo di vivere perché a causa dei nostri comportamenti il pianeta si sta deteriorando, bisogna smettere di mangiare carne poiché gli allevamenti producono troppo inquinamento, non possiamo più dire che un bambino nasce da una mamma e un papà perché è discriminatorio, non si possono celebrare le festività cristiane perché altrimenti i fedeli di altre religioni si offendono, dobbiamo rinnegare il nostro passato per il colonialismo e così via, in un profluvio di politicamente corretto.

DECISIONI SOVRANAZIONALI

Si tratta di un fenomeno che trova nella politica la propria applicazione ma che ha radici culturali sintetizzate nel concetto di oikophobia, odio per la propria casa, da qui la volontà di cancellare la nostra identità costruendo una nuova Europa attraverso regolamenti e direttive dell'Unione europea che impongono decisioni dall'alto che devono essere recepite e accettate dai cittadini. Viene così meno uno dei cardini del buon governo, il principio di sussidiarietà: più un ente è vicino al cittadino, più sarà in grado di svolgere al meglio il proprio compito e più il cittadino potrà verificarne l'operato. Al contrario, più il potere è lontano dai cittadini, più diventa difficile controllare l'azione di chi lo esercita e, un'entità sovranazionale come l'Ue, è tutt'altro che un ente di prossimità.

IL GREEN DEAL

Il raggio d'azione dell'Ue è onnicomprensivo e tocca ogni ambito della nostra vita ma ci sono alcuni settori in cui l'azione comunitaria è particolarmente pervicace a partire dall'ambiente. La nuova Bibbia dell'Ue si chiama Green Deal, un grande piano realizzato con l'obiettivo di raggiungere la neutralità energetica entro il 2050 con una prima scadenza nel 2030 attraverso il Fit for 55, ovvero la riduzione delle emissioni del 55%. Per capire il valore che le istituzioni europee attribuiscono a questo progetto, basta citare le parole del presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per cui il Green deal sarà «come lo sbarco dell'uomo sulla luna». Per quanto il piano dell'Ue sia in effetti lunare nei contenuti e nelle scadenze, purtroppo per i cittadini europei le conseguenze sono concrete.

Ultimo in ordine di tempo è lo stop alle automobili con motore diesel e benzina entro il 2035: il voto è appena slittato ma l'iter di approvazione si avvia alla conclusione. Gli effetti socio-economici di questa decisione sono molteplici e rischiano di smantellare un'eccellenza europea e italiana come il settore automobilistico impattando non solo sulle grandi compagnie automobilistiche ma anche sulla componentistica costituita da tante piccole e medie imprese. Oltre all'impatto sull'occupazione, così facendo si fermano gli investimenti sui biocarburanti, i motori ibridi e altre tecnologie alternative all'elettrico meno inquinanti ma c'è un altro aspetto ancor più preoccupante e riguarda la sicurezza. Dopo la crisi energetica di questi mesi in cui ci siamo resi conto cosa significhi essersi legati troppo a un unico fornitore come la Russia per il gas, l'Ue non sembra aver imparato la lezione e sta compiendo un errore analogo con la Cina che ha un ruolo preponderante nell'elettrico.

Lo stesso accade con le rinnovabili in cui Pechino detiene quasi il monopolio delle terre rare, i minerali imprescindibili per la componentistica di pannelli solari e pale eoliche; puntare solo sulle rinnovabili senza aver prima sviluppato una filiera europea, è un suicidio in termini di sicurezza energetica.

Un salasso per i cittadini rischia invece di essere la direttiva green sulla casa che non è ancora stata approvata dall'europarlamento ma che è ormai cosa fatta e presenta numerose criticità in particolare per gli italiani che hanno un patrimonio immobiliare superiore ad altre nazioni europee. L'obbligo di efficientamento è una patrimoniale mascherata e non tiene in considerazione le caratteristiche di molti nostri immobili, soprattutto nei centri storici, costruiti secoli fa che non potranno mai essere efficientati al cento per cento. Addirittura la proposta iniziale della direttiva prevedeva l'impossibilità di vendere o affittare le case non efficientate ed era emblematica di una certa mentalità diffusa a Bruxelles che colpisce anche la proprietà privata.

GLI IMPERAT NEL FRIGO

L'Unione europea non si limita a entrare nelle nostre case ma ci dice anche come dobbiamo mangiare. L'ossessione per l'alimentazione è la nuova frontiera della rieducazione europea per cui bisogna smettere di mangiare la carne perché gli allevamenti inquinano (ben vengano però gli insetti sulle tavole degli italiani), senza comprendere che si colpisce un settore come l'alimentare che non solo è parte della nostra identità ma rappresenta uno dei principali comparti economici del Paese. Di recente a finire sul banco degli imputati è stato il vino con la proposta irlandese di inserire nelle etichette delle bottiglie la scritta «nuoce gravemente alla salute».

LA FAMIGLIA SECONDO UE

Se non si è d'accordo con le politiche dell'Ue, si viene etichettati come «negazionisti climatici» sul tema dell'ambiente e come «complottisti» per gli insetti ma, il caso più eclatante, è il tema della famiglia per cui sostenere che un bambino nasce da una madre e un padre o essere contrari a una pratica come l'utero in affitto, porta ad essere accusati di «omofobia». Da qui l'assenza di serie politiche per la natalità e a sostegno della famiglia ma un profluvio di norme per le «famiglie» (rigorosamente al plurale).

Se il crollo della natalità non è una priorità per l'Unione europea, lo è invece l'immigrazione, non tanto per regolamentare i flussi migratori bensì per sopperire al calo demografico attraverso nuova forza lavoro arrivando a demonizzare i confini e promuovere la visione di società aperta.

SRADICAMENTO CRISTIANO

Nasce così il superamento delle nazioni e la volontà di cancellare la nostra identità a partire dalle radici cristiane nonostante, come ricorda Benedetto XVI, autore di un libro illuminante come La vera Europa, «l'Europa non è un concetto geografico, ma culturale, formatosi in un percorso storico anche conflittuale imperniato sulla fede cristiana».Difficile dimenticare il documento della Commissione europea con cui si voleva cancellare la parola Natale e i nomi cristiani ma intanto l'Ue, intenta a denunciare una presunta islamofobia, non spende una parola per i crescenti episodi di intolleranza verso i cristiani (che fino a prova contraria sono la maggioranza dei cittadini) nei Paesi europei. In Francia e Belgio gli avvenimenti di chiese bruciate, statue religiose vandalizzate, addirittura sacerdoti uccisi come padre Jacques Hame, non sono una rarità. Se lo spirituale e la religione sono considerati aspetti della vita umana di cui poter fare a meno (già Augusto del Noce metteva in guardia dai pericoli della secolarizzazione), la rieducazione europea passa attraverso l'uso della tecnologia e la tecnocrazia. I social e il web, che dovrebbero rappresentare uno strumento in cui è garantita la libertà di parola, rischiano di subire una limitazione alla libera espressione con la scusa di combattere la disinformazione e le ingerenze straniere come dimostra l'ultima direttiva europea sulla pubblicità politica.

L'approccio dirigista dell'Unione europea non risparmia nessun settore della società ed è sempre più pervasivo prevalendo sulle nazioni, sugli enti locali, non tenendo in considerazione le esigenze delle comunità e favorendo una visione omologante. Una funzione pedagogica nei confronti del popolo europeo messa nero su bianco dall'Ue nelle conclusioni della Conferenza sul futuro dell'Europa. Se da un lato si propone una standardizzazione volta a cancellare le singole identità, dall'altro le politiche europee sono ostaggio di minoranze «woke» che vogliono imporre la loro agenda. Come se già non bastassero i regolamenti e le direttive approvate, il peggio deve ancora venire, la rieducazione europea è solo all'inizio.

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