La rinascita di Coccioli, il più (in)attuale del '900

Torna un autore "culto", trasversale e inafferrabile che prima di tanti ha toccato i grandi temi dell'oggi

Karma, dal sanscrito «karman», nel mondo indiano è il frutto delle azioni compiute in vita che influisce nella incarnazione successiva. Noi, sostituendo alle azioni dell'uomo sulla terra il capriccio delle forze del cielo, lo chiamiamo destino.

Il destino di Carlo Coccioli - ottant'anni di vita, desideri, furori, esercizi spirituali in tutte le religioni possibili, romanzi scritti in tre lingue, italiano, francese e spagnolo, migliaia di pagine sofferte e altrettante battaglie intellettuali combattute, dalla mal sopportata Italia all'amatissima Parigi fino al Messico degli anni Duemila - è sempre stato quello di uno scrittore per adepti e i suoi libri, nel bene e nel male, meditazioni letterarie esoteriche - cioè per pochi - sugli affanni e sulle gioie dell'esistenza. Ma ora il centenario della nascita - 15 maggio 1920, 15 maggio 2020 - può generare un nuovo karma. Reincarnazione. Che in termini letterari si dice seconda vita editoriale. Diventerà finalmente - lui, così eretico - ecumenico?

La casa editrice Lindau nei prossimi due anni pubblicherà 17 titoli di Coccioli, di fatto l'opera omnia, cominciando, il 15 maggio (a proposito: Auguri), con Il cielo e la terra, potentissimo romanzo cattolicamente inquieto uscito da Vallecchi nel 1950 che anticipa alcuni temi del Concilio Vaticano II, e L'erede di Montezuma, scritto in francese, apparso nel 1964, romanzo epico rigorosamente fondato su documenti storici che canta la fine dell'impero azteco (con un'analisi profonda sul colonialismo «visto dall'altra parte»). Poi, prima della fine dell'anno, arriveranno Budda e il suo glorioso mondo e Uomini in fuga (viaggio agli inferi, discesa con redenzione, tra gli Alcolisti anonimi), La casa di Tacubaya (romanzo, che manca dal 1982, tra autoanalisi e riflessione teologica, cronaca quotidiana e rievocazione del tempo ritrovato) e Documento 127 (libro che, fra saggio e autobiografia, testimonia il passaggio all'ebraismo, uno dei gradini dell'evoluzione spirituale dell'autore, dal cattolicesimo allo gnosticismo, dall'animismo all'induismo, fino al buddismo...), e poi ancora Davide (il romanzo sul Re d'Israele uscito da Rusconi nel 1977) e Rapato a zero (che raccoglie le telefonate dal Messico pubblicate sulla Nazione di Firenze) e soprattutto Piccolo Karma.

Sì. La collana di Lindau si chiamerà «Piccolo Karma», come il romanzo più famoso di Carlo Coccioli e come la casa editrice fondata nel 2011 dal nipote, Marco Coccioli - 68 anni, milanese, un culto per lo zio folle e adorato: «Me lo ricordo: senso dell'umorismo, toscano, scuro e ironico, meraviglioso e misterioso: erano gli anni Cinquanta e lui arrivava con la spider rossa e il suo segretario esotico, un marziano...» - per pubblicare i libri di uno degli scrittori più inafferrabili, inclassificabili, indefinibili del nostro secondo '900. Ma quel progetto non ebbe la giusta visibilità. E così oggi, con ostinazione coccioliana, si riparte sotto l'ombrello di Lindau, il cui direttore editoriale, Ezio Quarantelli, è solo l'ultimo di una lunga schiera di fan, appassionati e trasversali, dei libri di Coccioli. Chi sono gli altri? Manuel Valls, già primo Ministro francese, è figlioccio di Coccioli: suo padre e lo scrittore erano così legati che il primo chiese al secondo di fare da padrino al figlio. Poi ovviamente ci fu Tondelli, che lo fece conoscere a un'intera generazione di scrittori italiani, da Lodoli a Walter Siti. C'è Giulio Mozzi che tantissimo ha fatto per far conoscere Coccioli. C'è l'insospettabile Roberto Saviano. Ci fu Cesare De Michelis (che infatti ripubblicò due titoli nella sua Marsilio). Ci sono schiere di giovani studiosi, a partire da Alessandro Raveggi che ne ha seguito le orme per il mondo e proprio ora sta per uscire con il romanzo-biografia Grande karma. Vite di Carlo Coccioli (Bompiani). E poi ci sono i coccioliani silenziosi. «In realtà lo zio ha un grosso appeal non solo sugli intellettuali, ma anche su tanti lettori comuni, basta che lo incrocino, poi non lo lasciano più. L'idea del nuovo progetto editoriale è proprio di farlo passare da autore d'élite a scrittore di massa. In Francia è amatissimo, anzi è considerato un autore francese. E nel suo Messico, anche grazie al suo figlio adottivo, Javier, la sua memoria è ancora viva... Anzi: lì c'è ancora l'archivio - lo trasferiamo a Livorno, è già deciso, ci sono solo alcuni problemi burocratici da risolvere - che custodisce un vero tesoro: la sua biblioteca, cinquanta suoi quadri, perché dipingeva anche, e il suo epistolario. Ci sono lettere di Pasolini, della Yourcenar, alla quale lui aveva mandato Fabrizio Lupo, di Roger Caillois, c'è un plico intero di Malaparte... Lì dentro ci sono tutti i suoi documenti, le carte, la sua vita...».

Le sue vite. Eccole. Livorno, l'infanzia e le scuole in Cirenaica al seguito del padre ufficiale dell'esercito, il Regio Istituto Universitario Orientale dell'università di Napoli, la guerra, il comando di una compagnia di partigiani in Toscana, la cattura, l'evasione armi in pugno dalla prigione di San Giovanni al Monte di Bologna, il primo romanzo, Il Migliore e l'Ultimo, per Vallecchi nel '46, e poi Firenze, il travaglio di un omosessuale nella cattolica Italia, Parigi, e dal '54 l'autoesilio in Messico, le cento collaborazioni con i giornali tra la Francia, l'America latina e Firenze (dal Corriere della Sera al Giorno, dalla Nazione al Giornale di Montanelli fino alla rivista messicana Excélsior: fu persino a Cuba da inviato speciale, unico corrispondente europeo accreditato perché amico di Alejandro Carpentier, durante il processo agli americani dopo la Baia dei Porci), il premio Campiello sfiorato nel 1976, l'animalismo, il Texas, una personale via crucis lungo le religioni orientali, il sequestro di matrice terroristica a Città del Messico nel 1988, la scandalosa richiesta al Vaticano, nel 2001, di vendere i suoi tesori e ridistribuire il ricavato ai poveri perché «una Chiesa ricca non è la Chiesa di Dio», l'intuizione che Dio è dappertutto là dove l'anima dell'uomo diventa cosciente di sé, la malattia e, nel 2003, la morte.

È la vita di un anti-moderno, modernissimo: «La sua modernità - dice il nipote Marco, che si commuove ricordando l'ultima volta che lo sentì al telefono, dall'altra parte del mondo - è quella di un non allineato, che è sempre stato così marginale al sistema da farlo oggi centralissimo, talmente fuori dal tempo da renderlo perfetto per i nostri. La sua opera tocca i massimi sistemi - la sessualità, l'alterità, ossia il rapporto con l'altro, sia uomini che animali, l'amore anche nella diversità, la ricerca spirituale... - arrivandoci a fondo, ma con un linguaggio così immediato e personalmente vissuto che rende i suoi libri non di moda, che passano, ma eterni. Ecco perché saranno sempre letti». Ed ecco cos'è il karma.

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