Rivoluzione moda: addio alla fiera si sfila in centro

Le passerelle lasciano la vecchia fiera: a settembre si trasferiranno in piazza Affari, via Palestro e via Dante Il presidente dell’associazione camerale: "È colpa anche della crisi, le sedi istituzionali non funzionano più"

Rivoluzione moda: 
addio alla fiera 
si sfila in centro

Addio alla vecchia Fiera. Il centro congressi di via Gattamelata è passato di moda: «resiste» per l’appuntamento con le collezioni Uomo a giugno, ma da settembre le sfilate invaderanno il centro. Da piazza della Borsa a via Palestro, via Dante, la Loggia dei Mercanti. Una rivoluzione dettata anche dalla crisi: «Non c’è nessuna rottura con Fiera Milano Congressi - assicura il presidente della Camera della moda, Mario Boselli - in questi anni abbiamo mostrato al mondo la location più bella e razionale, ma i tempi sono cambiati». Non solo a Milano. «Al carrousel du Louvre c’erano solo quattro sfilate nell’ultimo appuntamento parigino - sottolinea - anche New York ha cambiato location. Noi siamo passati in fiera da 50 a 25 sfilate, c’era ancora un polo ma non tale da far quadrare i conti. Molti sono venuti via perché non c’era più il clima, certe cose passano di moda. É un momento in cui le sedi istituzionali sembrano non funzionare più, abbiamo colto questo segno». Ecco perché qualche settimana fa gli organizzatori del pret-a-porter hanno scelto di non rinnovare per la settimana della Moda Donna dal 22 al 28 settembre l’affitto degli spazi in via Gattamelata e hanno bussato alla porta di Palazzo Marino, per cercare spazi e piazze della città da gestire e affittati agli stilisti a prezzi di mercato, con un occhio di riguardo per le giovani firme. Escluso almeno a settembre l’uso di piazza Duomo, anche se sarebbe la più suggestiva. Ma in quei giorni saranno in corso le celebrazioni per padre Pio («non è escluso però a febbraio» anticipa Boselli). Un calendario che sarà blindato, inizia Gucci, finisce Armani: «Chi ha orecchie per intendere intenda» ha detto Boselli, alludendo alle polemiche con la direttrice di «Vogue Usa» Anna Wintour che la scorsa edizione aveva convinto gli stilisti a comprimere le grandi sfilate in tre giorni.
Stop quindi al centro unico che perde appeal, firme e visitatori. Il futuro passa da un network di sale e luoghi sparsi in centro, facilmente raggiungibili anche a piedi. E chissà che non si risolva così anche la questione del traffico, che durante il caravanserraglio delle sfilate diventa (anche quello) particolarmente di moda. La mappa di piazze e palazzi sarà definita meglio a fine giugno, per ora si parla dell’isola tra via Dante e via Mercanti, compresa la Loggia, di via Palestro, piazza della Borsa. Una trentina delle grandi firme - da Armani a Prada, Versace - organizzano già i defilé in spazi propri, gli altri 50-60 in calendario si augura Boselli che possano considerare di appoggiarsi alle diverse location di piccole, medie e grandi dimensioni offerte dal Comune e gestite dalla Camera. Non mancherà un mini-polo.
Una moda più democratica? Anche. Perché se è vero che ci saranno sfilate a inviti, con accesso riservato solo a stampa e buyers, Boselli anticipa: «Stiamo immaginando soluzioni per renderle visibili anche dall’esterno». Aspetto che piace all’assessore alle Attività produttive Giovanni Terzi, «la moda cambia passo - ammette - e può far vivere le sfilate quasi in diretta ai milanesi». Il settore rappresenta il 21% del Pil della città, «ogni 5 euro guadagnati, uno arriva dalla moda». Cambiano i tempi e anche le ore per le sfilate: non più concentrate la mattina ma in diverse ore della giornata.

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