Robben, il talento di cristallo re Mida dei trofei

TALISMANO La sua carriera minata dai continui infortuni. Eppure ha vinto con tutte le squadre in cui ha giocato

Al civico 51 della Säbener Straße, il quartiere generale del Bayern Monaco, sembra sia già pronto un biglietto di ringraziamento indirizzato a Jorge Valdano. Perché senza quella porta sbattuta in faccia la scorsa estate dal direttore tecnico del Real Madrid ad Hans Robben, reo di aver chiesto delucidazioni sul ruolo che avrebbe rivestito il proprio figlio Arjen all’interno delle Merengues dopo la nuova svolta «galactica», oggi in Baviera si starebbe raccontando una storia diversa.
Non sarebbe corretto affermare che il Bayern Monaco equivale ad Arjen Robben. Ma è altrettanto innegabile che le fortune della squadra di Louis van Gaal siano dipese in larga misura dalle straordinarie prestazioni dell’olandese, fresco della nomina quale giocatore dell’anno in Bundesliga. 16 gol e 7 assist in campionato, 3 centri in coppa di Germania, 4 in Champions League. Oltre ai numeri, tanta qualità. La staffilata all’incrocio dei pali a Firenze, il sinistro al volo su corner di Ribery all'Old Trafford, la cavalcata di 80 metri nei supplementari della semifinale di coppa nazionale contro lo Schalke 04, la prima tripletta in carriera nel 7-0 all’Hannover. Reti decisive realizzate nei momenti, e nelle partite, che contano. Come dovrebbe fare un vero fuoriclasse.
Escludendo la sua prima esperienza nel calcio professionistico con il Groningen, iniziata in una mattina di novembre del 2000 con un sms di convocazione ricevuto dall’allora 16enne Arjen mentre sedeva sui banchi di scuola, Robben ha sempre sollevato trofei in qualsiasi squadra abbia militato: Psv Eindhoven, Chelsea, Real Madrid e ovviamente Bayern Monaco. Mai come nell’attuale stagione ha però saputo essere così decisivo per il proprio club. Merito (anche) di Huub Westhovens, un’osteopata che lo ha aiutato a risolvere il suo più grande tallone d'Achille: i muscoli di seta. Robben il talento di cristallo, dicevano, il cui fisico è delicato come una porcellana di Delft, nel suo primo anno al Chelsea aveva saltato per infortunio 30 incontri sui 59 ufficiali disputati dai Blues. In totale, nelle cinque stagioni spese tra Inghilterra e Spagna, la percentuale di presenze dell'ala nata a Bedum il 23 gennaio 1984 si era attestata attorno al 58%. Il che equivaleva a quasi una partita su due fermo ai box.
Secondo giocatore più veloce al mondo dopo Cristiano Ronaldo grazie ad una punta massima raggiunta in allenamento di 32.9 km/h (ricerca effettuata dal settimanale «Der Spiegel»), fino ad oggi per Robben sono stati spesi in totale 83 milioni di euro. Quasi quattro milioni (3,9) li aveva sborsati il Psv Eindhoven (primato per il più costoso under-19 olandese di sempre sottratto a Clarence Seedorf, pagato 500mila euro in meno dalla Sampdoria all'Ajax nell'estate ’95), 18 il Chelsea, 36.1 il Real Madrid, 25 il Bayern. L’olandese è genio senza sregolatezza, come dimostrato dai buoni rapporti con tutti gli allenatori incontrati in carriera. Con Van Gaal vuole compiere il grande slam. «Das Triple ganz nah», incitava lunedì il quotidiano sportivo Kicker. E ora la tripletta. O i tedeschi oppure l'Inter, chi vince a Madrid questa volta prende davvero tutto.

Commenti