Roma e Lazio ai margini del Mondiale

Mondiale amaro per gli azzurri, agrodolce per i giallorossobiancocelesti. Roma e Lazio conservano cinque rappresentanti in Sudafrica. Hanno perso però l’unico italiano (e romano) quel Daniele De Rossi naufragato con l’Italia, che ha giocato sotto tono e ha sulla coscienza tre dei cinque gol subiti dagli azzurri nella nefasta spedizione. Così, gol al Paraguay a parte, l’unico attimo di gloria vissuto dal vicecapitano della Roma è stata l’ironica risposta ai leghisti: «Quando la Padania andrà al mondiale non tiferemo per loro».
Nel resto del mondiale, ci pare giusto cominciare da Fernando Muslera, in due anni passato da oggetto misterioso a portiere imbattuto nella fase a gironi della Coppa del Mondo, prima del gol subito ieri dalla Corea del Sud. Azioni in crescita per lui, smarrite più che in calo per l’altro portiere «romano» in Sudafrica, Doni, terzo del Brasile destinato probabilmente a non alzarsi mai dalla panchina, più o meno come negli ultimi mesi alla Roma. E, a proposito di Brasile, c’è subito da spiegare che finora Juan è stato la fotocopia sbiadita del giocatore visto all’opera quest’anno in giallorosso, mentre merita un discorso a parte Julio Baptista. Contro il Portogallo ha giocato ma si è visto poco, ma Dunga lo considera più di quanto faccia Ranieri. Dal Brasile all’Argentina di Nicolàs Burdisso, per il futuro del quale si saprà qualcosa domani, quando Roma e Inter s’incontreranno per decidere dove giocherà il prossimo anno. La crescita del difensore nella considerazione di Maradona è una notizia buona fino a un certo punto: il rischio è che i nerazzurri ora aumentino le pretese economiche, che al momento si differenziano di almeno tre milioni di euro fra domanda e offerta. Aveva illuso la Svizzera, dopo l’iniziale successo con la Spagna, ma non è dispiaciuto il laziale Stephan Lichtsteiner, uno dei pochi «salvi» della compagine elvetica; ha perso punti invece Aleksandr Kolarov, che vorrebbero Real Madrid e Manchester City, ma che ha disputato partite anonime nel continente nero.
La kermesse sudafricana ha anche concesso ai dirigenti delle romane di inquadrare i prossimi obiettivi. Lotito, per esempio, è intrigato dalla nazionale messicana e sta facendo la corte serrata al Pumas, che fra i suoi tesserati si ritrova Pablo Barrera, folletto che ricorda per certi versi Pasquale Foggia. In casa Roma hanno invece perso la testa per Alexis Sanchez, esterno di fascia della nazionale cilena. Hanno un handicap entrambi, però. Lo stesso. Costano troppo: i laziali vorrebbero attuare la formula consueta del prestito con diritto di riscatto, mentre per il connazionale di Pizarro l’Udinese chiede 12 milioni.
Istantanea finale su un paio di assenti per parte: le nazionali di Mirko Vucinic e John Arne Riise non si sono qualificate per il mondiale, ma analizzato quel che passa il convento, i due non avrebbero certo sfigurato in Sudafrica. Stesso dicasi per Christian Ledesma e Mauro Zàrate. Peccato per loro che la nazionale d’appartenenza abbia già in organico 23 campioni. Non proprio come l’Italia, alla quale forse Francesco Totti, Luca Toni e Simone Perrotta avrebbero fatto comodo...

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