C'è un mondo sotterraneo, fatto di fili sottili, che governa il lato più oscuro della geopolitica, soprattutto quella Mediorientale. Non è semplice addentrarsi in questo dedalo immateriale, dove ogni informazione potrebbe essere drogata e la verità di oggi potrebbe essere soltanto la bugia di domani. Ma c'è chi deve farlo. Per la sicurezza dello Stato e, diciamolo, anche per vocazione profonda, personale. Vocazione a cosa? Difficile dirlo: a ficcare il naso per vedere cosa c'è sotto la crosta dorata delle cose, all'avventura in parte, al mistificare se stessi per essere una sorta di novello Ulisse/Nessuno... Oppure anche solo per la tentazione di essere almeno una delle pedine della versione moderna del Grande gioco di kiplinghiana memoria.
Sono tutti elementi che il lettore troverà nel romanzo Daua (Paesi edizioni, pagg. 180, euro 16) a firma di Sebastiano Caputo. Per Caputo, giornalista giramondo e collaboratore del nostro quotidiano, si tratta di un esordio, il libro sarà in libreria dal 3 aprile, nella narrativa. Esordio che pesca moltissimo dall'esperienza di Caputo sul campo, visti i suoi reportage in Siria, Kurdistan iracheno, Irak, Libano, Israele, Palestina, Giordania, Turchia, Pakistan, Afghanistan, Iran...
Ma veniamo alla trama, pur senza rovinare il gioco svelando troppo al lettore, visto che si tratta di una spy story in salsa italiana.
Giovanni Scorretti è un agente dei servizi segreti italiani. Il suo è un talento naturale che incarna il motto omnia silendo ut audeam nosco, perché si muove silenziosamente con sprezzo del rischio. Ma il talento non basta a tenerlo lontano dai guai perché è poco incline alle regole, abituato a muoversi nell'ombra del potere ma al potere non è prono. Quando il suo amico Alessandro viene rapito in Irak, nel pieno di una crisi che attraversa tutto il Vicino e Medio oriente, gli viene affidata una missione difficile: riportarlo a casa. Inizia così una sciarada che lo porta a zigzagare tra i palazzi romani e vaticani, i night club e i salotti aristocratici della capitale, per poi iniziare una pericolosa infiltrazione mediorientale che parte dall'Iran. Mentre compie questa peregrinazione in questa selva oscura di menzogne e tripli giochi deve liberarsi dalle sabbie mobili delle diplomazie parallele, sfiora la filosofia di ascetici monaci ribelli, sfugge a milizie armate, coltiva amori clandestini. Ma un conto è l'operazione che deve portare a termine, un altro ciò che si nasconde dietro la parola Daua, uno spazio ideale, quasi mistico del grande meccanismo che muove gli uomini, le idee, e il loro destino.
Un romanzo tra intelligence, fede e guerre, dove il vero campo di battaglia sono la mente e la curiosità del lettore. Leggendolo infatti, chi è attento potrà divertirsi a stabilire dove arriva la fantasia e dove invece i riferimenti sono precisi a luoghi e persone, magari con qualche lettera cambiata.
Un gioco nel gioco di raccontare il Grande gioco, se ci permettete un gioco di parole. Per il resto è sempre bene attenersi alla sola vera regola dell'agente Giovanni Scorretti detto Rais: "La vita è una linea instabile. Prima regola: restare sempre vivi".