C'è il coronavirus? Abbandonati 2mila cani

La reazione di alcuni padroni fa molto discutere. L'annuncio è dell'associazione nazionale di difesa di animali e ambiente.

Duemila sono i cani abbandonati nei canili di tutta Italia dall'inizio della pandemia. A darne notizia è l'Aidaa, l'associazione italiana di difesa degli animali e dell'ambiente. I dati allarmanti emergono dai cento canili monitorati dall'associazione onlus e, al momento, sono aggiornati all'8 marzo scorso. Come si legge sul blog dell'associazione animalista, a partire dal 20 febbraio scorso fino a domenica (8 marzo appunto) "sono entrati nei canili quasi duemila cani in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno". La media è spaventosa, parliamo di circa duecento cani al giorno lasciati nelle strutture. Il numero degli amici a quattro zampe nei canili è salito da 7mila a 9mila.

Come si legge, ancora, nella nota dell'associazione, in quasi tutti i casi chi ha portato il proprio cane nel canile avrebbe dichiarato di non poter più gestire l'animale a causa dell'infezione da Coronavirus oppure per motivi di malattia degli stessi padroni. Probabilmente tra questi c'è chi ha paura che il proprio cane possa risultare positivo al Covid-19 e che a sua volta possa trasmetterlo in casa.

Pare, comunque, che ci sia da star tranquilli per chi possiede animali domestici. "Se accuditi in maniera corretta non sono assolutamente problematici, ma non bisogna mai accantonare l'ipotesi che ci possa essere una trasmissione di infezioni fra uomo e cane, cosa che ci impone di mantenere alta la sorveglianza veterinaria su tutte le patologie e le specie animali". A dichiararlo all'Adnkronos Salute è stato Aldo Grasselli, il segretario nazionale del sindacato italiano veterinari medicina pubblica (lo Sivemp), il 28 febbraio scorso dopo la notizia del cucciolo di cane risultato positivo al nuovo coronavirus ad Hong Kong. "Bisogna sempre mantenere alta e attenta - ha ribadito Grasselli - la vigilanza su tutte le manifestazione patologiche che riguardano gli animali, perché non è detto che non ci sia poi una trasmissione all'uomo". Stando sempre alle parole di Grasselli, gli animali custoditi presso i domicili o allevati per la zootecnia sono controllati sistematicamente e non espongono ad alcun rischio, mentre un settore sempre più importante e su cui bisognerebbe anche rafforzare la sorveglianza è quello degli animali selvatici, sia perché possono essere serbatoi di malattie trasmissibili ad altri animali allevati (ad esempio i suini rischiano di essere colpiti dalla febbre africana, che è endemica fra i cinghiali), sia perché potrebbero trasmettere infezioni anche agli umani.

Alla domanda se gli animali si possono ammalare di coronavirus non ha potuto dar risposta il capo del dipartimento della protezione civile, Angelo Borrelli precisando "Chiederemo anche ai nostri esperti". La domanda è sorta sempre dopo il caso del cagnolino di Hong Kong. Nel frattempo le autorità di Hong Kong hanno smorzato l'allarme, ma allo stesso tempo raccomandano la massima igiene e invitano a non baciare gli animali da compagnia.

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