Coronavirus, se il decreto di Palazzo Chigi non vale per migranti e rom

Le immagini scattate davanti al centro Astalli, in pieno centro a Roma, mostrano i migranti in gruppetti mentre aspettano di entrare. Stesse scene anche a piazza Venezia. E la Lega chiede più controlli

Coronavirus, se il decreto di Palazzo Chigi non vale per migranti e rom

La violazione del decreto era stata segnalata qualche giorno fa da alcuni quotidiani. Ma una foto scattata oggi mostra come la situazione non sia cambiata di una virgola. Davanti al centro Astalli, il servizio dei Gesuiti per i rifugiati in Italia, in pieno centro a Roma, decine di migranti sono in fila senza rispettare le regole contro la propagazione del coronavirus, che impongono almeno un metro di distanza tra le persone per evitare il contagio.

Stesse scene continuano a vedersi nei giardini di piazza d’Aracoeli, all’ombra dell’Altare della Patria. In una Piazza Venezia deserta e presidiata dalle forze dell’ordine gli unici assembramenti di persone erano quelle dei giovani stranieri, perlopiù africani. Seduti sulle panchine o immortalati a chiacchierare in gruppo come se nulla fosse, come dimostrano le foto scattate qualche giorno fa, dopo l’entrata in vigore del decreto di Palazzo Chigi, in pieno centro a Roma. Oggi, nonostante diversi quotidiani avessero denunciato gli assembramenti, al centro Astalli la situazione è la stessa.

Non solo. Anche per i nomadi i divieti non sembrano valere. Decine sono quelli che nonostante l’emergenza sanitaria in corso e il conseguente obbligo di contingentare le uscite, continuano a rovistare nei cassonetti in quasi tutti i quartieri della città, da Casal Bruciato ad Ostia. "Sarà considerata pure quella un’esigenza lavorativa?", si domandano i cittadini infuriati, intervistati dal Giornale.it nei giorni scorsi.

"Nel contrasto alla diffusione del Covid-19 è fondamentale che non esistano zone franche su controlli e regole da seguire, mi riferisco in questo caso ai molteplici campi rom, insediamenti abusivi o centri d’accoglienza che sono sul nostro territorio dove capita, purtroppo, che il livello igienico-sanitario e le regole richieste per evitare il contagio da Coronavirus non siano sempre da tutti rispettate", attacca Laura Corrotti, consigliera regionale della Lega. Il partito di Matteo Salvini chiede che si intervenga per far sì che tutti rispettino le regole, dopo il caso del migrante contagiato in un centro d’accoglienza a Milano.

migranti a piazza venezia coronavirus

Il giovane risultato positivo al coronavirus era ospitato nella struttura di via Fantoli, in zona Mecenate, ed è stato subito messo in isolamento assieme ai suoi vicini di stanza. "Qualcuno ci spieghi come intende procedere su questo delicato tema per evitare anche a Roma la propagazione di contagi che potrebbero diventare poi ingestibili in determinati contesti sparsi per la città", incalza la Corrotti in una nota. A chiedere maggiori tutele nei confronti degli stranieri nei giorni scorsi era stata la senatrice di +Europa, Emma Bonino e l’associazione bolognese "Coordinamento migranti", che aveva lanciato l’allarme sul sovraffollamento delle strutture che potrebbe favorire la diffusione del virus.

Un appello al rispetto delle regole è arrivato oggi anche dal governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, che chiede "misure punitive più drastiche per i migranti accolti che non rispettano le misure di sicurezza per il Coronavirus" e una "responsabilizzazione anche da parte delle strutture che accolgono".

Tra le sanzioni da applicare per chi trasgredisce le disposizioni governative, secondo Fedriga, Palazzo Chigi dovrebbe prevedere anche "la sospensione del permesso umanitario o comunque del diritto di rimanere sul territorio nazionale".

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