Giungla di abusivi in spiaggia: "Nessuno rispetta le misure anti-Covid"

Un bengalese positivo al Covid intercettato a Sabaudia mentre si recava in spiaggia per vendere abusivamente. E sul litorale romano poco rispetto delle norme anti-contagio da parte degli stranieri: almeno uno su tre non indossa correttamente i dispositivi di protezione individuale

Giungla di abusivi in spiaggia: "Nessuno rispetta le misure anti-Covid"

Lungo le spiagge del litorale romano regna l’anarchia. Il viavai di venditori abusivi è continuo. Basta sostare sulle dune qualche minuto per rendersi conto che neppure la pandemia è riuscita a scalfire il commercio illegale. “Non si può stare tranquilli nemmeno sotto l’ombrellone, sono ritornati alla grande”, sentenzia una donna sulla sessantina che incrociamo in una delle tante spiagge libere di Ostia.

È preoccupata: “Non indossano la mascherina, oppure la tengono calata sul mento, non mi pare una cosa accettabile, soprattutto di questi tempi”. Il riferimento è al venditore del Bangladesh fermato lo scorso venerdì a Sabaudia. Se ne andava in giro a vendere chincaglieria ai bagnanti sebbene fosse positivo al coronavirus. Soltanto una settimana prima, un cittadino bengalese, dipendente dello stabilimento "La Vela" di Ostia, aveva infettato i sei connazionali che vivevano con lui. Ed era scattata anche la chiusura del lido, dove l’uomo aveva continuato a recarsi incurante dei sintomi della malattia. “Io non mi fido e prendo le mie precauzioni, non li faccio avvicinare”, sentenzia la nostra interlocutrice.

Non tutti la pensano così. Nelle retrovie di una spiaggia libera attrezzata una donna sta contrattando il prezzo di un braccialetto d’argento. Il venditore che glielo ha appena offerto non indossa né guanti né mascherina. Qualche attimo più tardi, invece, arriva il carretto delle granite. Lo spinge un uomo di origine bengalese che si ferma a pochi passi da noi. Il caldo è torrido. E nonostante l’uomo non abbia i dispositivi di protezione individuali, i bagnanti si mettono in fila per dissetarsi. “Dove sono i guanti e la mascherina?”. Lo straniero fruga nella borsa a tracolla e li estrae frettolosamente. “Ma se li tieni lì dentro non servono a nulla, li devi mettere”, ribattiamo noi. “Lo so, ma fa troppo caldo”, risponde poco prima di proporci l’acquisto di una bibita.

Scene del genere si ripetono sotto in nostri occhi senza soluzione di continuità (guarda il video). Stando a quello che abbiamo potuto verificare, almeno un vumprà su tre non indossa correttamente i dispositivi di protezione individuale. Una situazione surreale e pericolosa, considerate le centinaia di persone con cui vengono in contatto giornalmente. Un contatto che, nel caso di massaggiatrici e parrucchiere abusive, è anche parecchio ravvicinato. Zainetto in spalla e cappello di paglia in testa, una donna di origine asiatica si aggira tra gli ombrelloni a caccia di clienti. “Quanti trattamenti hai fatto oggi?”, le domandiamo. “Nessuno, sto facendo solo una passeggiata”, risponde prima di allontanarsi a passo svelto.

“E cosa volete che vi dica? Sa che fa un lavoro in nero e che qui non ci potrebbe stare”, commenta un bagnante che ha assistito allo scambio di battute. Un uomo sulla quarantina che racconta di essere un habituè della spiaggia libera di piazzale Magellano. “Ogni giorno qui ce ne sono almeno quattro fisse e vi posso assicurare che lavorano eccome, la gente è irresponsabile e si comporta come se il Covid non fosse mai esistito”, annota con amarezza.

Si vedono anche tante parrucchiere abusive, tutte rigorosamente senza mascherina. Le ragazze, perlopiù di origine nigeriana, non prendono nessuna precauzione quando si accostano ai loro clienti. Chiediamo spiegazioni ad un paio di loro, ma preferiscono ignorarci. “Mentre gli esercenti sono costretti ad osservare pedissequamente le regole, qui tutto è concesso”, si sfoga Gaetano Di Staso, portavoce locale della associazione Ecoitaliasolidale, che nei giorni scorsi aveva denunciato l’assurda situazione.

“Quelli che usufruiscono di questo genere di servizi – continua - non creano solo un danno all’economia, ma mettono a repentaglio la salute del territorio”.

“Che fine hanno fatto i controlli promessi? Guardatevi attorno: le spiagge libere sono un carnaio, è saltato il distanziamento sociale, si entra e si esce liberamente e l’abusivismo prolifera”, si lamenta l’attivista. Per lui le prospettive non sono rosee: “Se si continua così il Lazio rischia un nuovo lockdown”.

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