Il mercato nero dei medicinali "Funzionano anche per il Covid"

Con l’arrivo della pandemia è iniziato il traffico di farmaci per curare i sintomi del Covid, prodotti dai nomi impronunciabili e dalla composizione sconosciuta che non dispongono di nessun tipo di autorizzazione da parte dell’Aifa

Se chiedi ad un cinese dove poter acquistare un ottimo rimedio antinfluenzale ti dirà: "In erboristeria". Passeggiando per le strade del rione Esquilino, anche conosciuto come la Chinatown romana, il leitmotiv è sempre lo stesso. "Cerchiamo un rimedio naturale per curare tosse e febbre", esordiamo più volte affacciandoci nelle tante attività cinesi della zona. "Andate in erboristeria, noi ci curiamo lì", è la risposta. "Sì ma quale prodotto chiediamo?". Il coro è unanime: "Ganmano Qingre, in Cina lo prendiamo tutti i giorni, va bene anche per curare il Covid".

Qui tutti sembrano pronti a scommettere sulla bontà del prodotto. "Di solito funziona, e se non dovesse funzionare state pur certe che non fa male, perché è un rimedio naturale". Decidiamo così di tentare l’acquisto. La bottega che ci viene indicata però è semichiusa. Il titolare sta armeggiando dietro al bancone, circondato da scartoffie e pile di scatoloni. Ci facciamo notare al di là del vetro e gli chiediamo se può darci una confezione del medicinale di cui tanto abbiamo sentito parlare. L’uomo allarga le braccia: "Non ce l’ho più, me lo hanno sequestrato". È amareggiato: "Non so perché lo hanno bloccato, lo vendo da anni e nessuno mi ha mai detto nulla, è un mix di estratti di piante usato nella medicina tradizionale cinese, non c’è niente di chimico".

E qui veniamo all’inchiesta condotta dai carabinieri del Nas. Come ricostruito da Il Tempo, l’attività di indagine parte lo scorso 9 aprile proprio da Roma. In pieno lockdown la polizia locale ferma un imprenditore cinese a bordo di una utilitaria. Sta trasportando duecento confezioni di "Lianhua Qingwen Jionang", un preparato a base di piante medicinali che in Italia non può essere commercializzato. È un ricettatore? Quelle dosi in realtà fanno parte del carico di aiuti umanitari arrivati da Pechino il 12 marzo. L’uomo dice di volerle distribuire gratuitamente ai connazionali. Quanti farmaci analoghi sono attualmente in circolazione?

Gli investigatori se lo domandano e iniziano a passare al setaccio supermarket etnici ed erboristerie gestite da cittadini asiatici. Anche il negozio dove siamo capitate noi finisce in mezzo ad una maxi retata che si conclude con il sequestro di 437 confezioni di farmaci fuorilegge. Più di duemila pillole di "Ganmao Qingre Keli" e "Zhongyao Peifang Keli" utilizzate dalla comunità cinese per la cura dei sintomi del Covid. Prodotti dai nomi impronunciabili e dalla composizione sconosciuta che non dispongono di nessun tipo di autorizzazione da parte dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa).

L’attività di monitoraggio dei farmaci clandestini sinora ha portato al sequestro di circa 150mila unità farmaceutiche su tutto il territorio nazionale e all’oscuramento di più di duecento siti internet. "Il traffico di farmaci falsificati c’è sempre stato, prima della pandemia riguardava soprattutto medicinali utilizzati per la sfera sessuale oppure per il doping o il lifestyle, adesso invece – osserva Katja Carboni del nucleo carabinieri Aifa – abbiamo antibiotici, antinfiammatori, cortisonici e antifebbrili che possono dare effetti cardiotossici o epatotossici".

"La pericolosità di questi farmaci – continua – non è solo nel principio attivo, che può essere sovradosato o sottodosato, ma in tutte le loro componenti: al posto dello zucchero in passato abbiamo trovato la calce come eccipiente". I rischi riguardano anche modalità di conservazione e materiali di confezionamento. "Se una fiala è realizzata con un vetro scadente, ad esempio, potrebbe rilasciare dei frammenti". C’è un modo per difendersi da tutto questo? "Sul portale tracciabilità del farmaco del ministero della Salute – spiega ancora il tenente colonnello – c’è la sezione verifica bollino, qui il cittadino può inserire il codice dell’autorizzazione all’immissione in commercio del farmaco e quello identificativo della confezione per verificare se il medicinale è legale, in caso contrario deve immediatamente segnalarlo ai Nas".

Ma le direttrici del commercio illegale di medicinali portano anche al Continente Nero. Nei bagagli di un cittadino africano, sbarcato a Fiumicino a fine gennaio, sono state ritrovate 6.840 capsule e 66 confezioni di flaconi. Un carico dal valore di 30mila euro di medicinali antibiotici e antinfiammatori probabilmente destinati al mercato nero che è alimentato dalla pandemia. Peccato che tra i principi attivi ce ne fossero alcuni altamente tossici per il cuore, e che nessuno dei rimedi fosse autorizzato dalle autorità italiane.

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Commenti
Ritratto di Azo

Azo

Mar, 16/02/2021 - 11:02

Questi mercati, """SI ESPANDONO, QUANDO LE ALTE CARICHE DELLA POLITICA INTERNAZIONALE DEI PAESI "CIVILI", NON PORTANO A TERMINE IL LORO LAVORO, PER MANCANZA DI INTELLIGENZA, O PER DISINTERESSE"""!!!

Ritratto di Rosita2

Rosita2

Mar, 16/02/2021 - 16:02

Meglio tardi che mai! Si svegliano ora a parlare ed agire nei confronti di una farmacopea parallela etnica che esiste da decenni!