Odio senza freni, raid razzisti Cosa facevano 4 rapper romani

Quattro rapper sono finiti ai domiciliari dopo aver seminato il terrore a Roma, dove scatenavano il loro odio per poi pubblicare i video online

Sono finite le scorribande dei rapper picchiatori, giovani cantanti romani noti più per le loro azioni punitive che per la loro musica. Manuel Parrini, 23 anni, Tiziano Barilotti, 31 anni, Alex Refice, in arte Sayanbull, 25 anni e Omar Nguale Ilunga, Ion, 36 anni, sono stati fermati dalle forze dell'ordine e posti in regime di detenzione domiciliare. I primi tre sono anche noti pugili dell'ambiente romano e due di loro hanno già avuto a che fare con la giustizia nel 2019, quando furono arrestati per un brutale pestaggio ai danni di un barman. Processati per direttissima, furono rimessi piede libero.

Stavolta, però, il gip Chiara Gallo ha deciso di confermare il fermo perché, come scrive nell'ordinanza, "nessuna efficacia deterrente ha sortito la precedente esperienza giudiziaria". È unastoria che si ripete a poche settimane dal caso dei fratelli Bianchi che ha sconvolto il Paese. Ma loro non erano ancora stati fermati e prima dell'omicidio di Willy Monteiro non erano noti alla legge. Il gruppo dei quattro arrestati ieri sì ma questo non li ha fermati, come ha sottolineato il gip: erano pronti per altri raid, avrebbero colpito ancora, impuniti e spavaldi come erano da sempre abituati a essere. I quattro giovani di Roma sono ora sotto accusa per svariati reati, che sono stati minuziosamente documentati dall'ottimo lavoro svolto dalla Digos di Roma. Si va dal sequestro di persona alla violenza privata, passando per istigazione a delinquere, propaganda, il tutto con l'aggravante della motivazione razziale, etnica e religiosa.

Sono due gli episodi principali che hanno fatto scattare il fermo per i quattro, ripresi entrambi con i loro telefonini che ora sono stati sequestrati dagli uomini delle forze dell'ordine. Il primo a cui la polizia è riuscita a risalire risale allo scorso 7 marzo, quando la banda ha fatto irruzione nello studio di registrazione di una band rivale al Portonaccio per una spedizione punitiva. In filmato della durata di oltre due minuti, nel quale i quattro umiliano e picchiano i cantanti finisce su YouTube. L'intero episodio è durato più di un'ora sottogli occhi del dj titolare della sala, che racconta tutto alla polizia: "È sembrato un momento infinito, per quanto eccitati e violenti credo fossero sotto l' influsso di droghe". Le immagini, agghiaccianti, furono anche commentate da Fedez: "Che vogliamo dire? Che se fai un video con le persone picchiate finisci primo in tendenza?".

Dopo questo raid ce n'è stato un altro che ha visto protagonisti solo Parrini e Refice. I due si trovavano in una via di Roma quando hanno incrociato un uomo di nazionalità bengalese, improvvisamente colpito e tramortito da un calcio al volto da Refice. L'uomo finisce a terra e i due diffondonole sue immagini sul web. "Questo è un uomo?", commentarono a margine della foto.

I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette.
Qui le norme di comportamento per esteso.
Commenti

Helter_Skelter

Gio, 05/11/2020 - 17:28

Condanna esemplare che faccia passare la voglia di cantare.

fifaus

Lun, 23/11/2020 - 10:50

lavori forzati