A Roma i problemi sono i rifiuti non i cinghiali

Avanza l’idea di abbattere gli ungulati, ma alcune associazioni animaliste si oppongono

A Roma i problemi sono i rifiuti non i cinghiali

Il problema maggiore collegato alla peste suina a questo punto sembra proprio essere dovuto al proliferare di rifiuti nelle strade di Roma, dove i cassonetti straripano e sacchetti zeppi di pattume vengono abbandonati tra una macchina e l’altra. La fauna selvatica, ovviamente attratta da tutto ciò, raggiunge la Capitale alla ricerca di cibo per sé e per i propri piccoli. Il problema principale sembra quindi il fatto che le amministrazioni comunali, compresa quella odierna del sindaco Roberto Gualtieri, non sono riuscite in tanti anni a risolvere l’emergenza rifiuti, arrivando alla situazione odierna, forse la peggiore da tanto, considerando anche il fatto che adesso nella Città Eterna è arrivata anche la Peste suina africana.

La colpa è dei rifiuti

Il consigliere capitolino del Movimento 5 stelle Daniele Diaco non ha certo risparmiato il primo cittadino asserendo in una nota che "anche il presidente di Roma Natura Maurizio Gubbiotti certifica che il problema più grande collegato alla peste suina è dovuto al proliferare di rifiuti nelle strade della Capitale, che provocano la fuoriuscita della fauna selvatica alla ricerca del cibo. Dunque, più rifiuti sulle strade equivalgono a più cinghiali in giro per la città e di conseguenza a un diffondersi incontrollato della temibile malattia africana che colpisce gli animali selvatici ma di cui anche gli esseri umani possono essere vettori". L’affondo finale è arrivato poco dopo, quando Diaco ha continuato precisando: "Sul fallimento della politica di gestione dei rifiuti da parte di Gualtieri abbiamo già detto; senza un serio piano di contenimento etico della fauna selvatica però si rischia anche un'ecatombe animale. Roma e i suoi cittadini non possono attendere l'inerzia di questi amministratori: per giunta qui siamo dinanzi a un Ente regionale, Roma Natura, che dice che la Capitale, amministrata da gente dello stesso partito che governa nel Lazio, è sporca. Insomma, Regione contro Roma, Pd contro Pd nel totale disinteresse per i cittadini capitolini".

Ecco come si sono infettati i cinghiali

Anche il commissario straordinario Angelo Ferrari ha messo in connessione l'epidemia che potrebbe aver ucciso ieri 16 cinghiali e l’emergenza rifiuti. Gli esami autoptici sulle carcasse rinvenute sono ancora in corso, ma Ferrari non sembra avere molti dubbi: “I dati raccolti fino a questo momento depongono a favore di una origine diversa dai casi di Liguria e Piemonte, come quella alimentare dovuta ai rifiuti”. Gli ungulati si sarebbero quindi infettati mangiando quello che hanno trovato nei cassonetti dell’immondizia romana. Ieri i primi due casi sono arrivati dal parco dell'Insugherata, dove era stata trovata anche la prima carcassa, e dopo i primi test sono risultati positivi alla peste suina. Gli altri 14 invece, come ha fatto sapere la Regione, sarebbero invece risultati negativi alle analisi dell'Istituto zooprofilattico. Altri test devono però essere fatti oggi. Intanto l’assessore all'Ambiente Sabrina Alfonsi incontrerà i vertici dell'azienda e deciderà cosa fare con i bidoni e i cassonetti dei rifiuti da cui si cibano i cinghiali.

Serve un piano serio

Il sottosegretario alla Salute Andrea Costa e il capo di Gabinetto della Regione Lazio Andrea Napoletano hanno fatto capire che molto probabilmente sarà necessario procedere ad ‘abbattimenti selettivi’ dei cinghiali. Sul piede di guerra ci sono adesso le tante associazioni animaliste che non vogliono che le colpe di chi non sa governare ricadano sugli animali. Massimo Comparotto, presidente dell'Oipa, l'Organizzazione Internazionale Protezione Animali, ha dichiarato: "Il presidente di Federcaccia ha già avuto incontri interlocutori con rappresentanti regionali e ha messo a disposizione i suoi iscritti per il contenimento degli ungulati. Chiediamo di essere sentiti anche noi. Dare voce alle associazioni protezionistiche non dovrebbe essere un'opzione, ma un dovere”. Ha poi sottolineato che la questione deve essere affrontata in maniera scientifica, in quanto sarebbe possibile attuare un serio piano di sorveglianza e prevenzione, non armando i cacciatori, ma attraverso un monitoraggio sanitario degli animali morti che sono nel territorio nazionale. Comparotto ha infine asserito che studi scientifici affermano che agli abbattimenti segue un moltiplicarsi di cucciolate.“Lo ripetiamo: a Roma il problema sono i rifiuti, non i cinghiali", ha aggiunto.

La situazione è peggiorata anno dopo anno

Costa è stato però chiaro quando ha detto di rispettare le sensibilità di tutti, animalisti e ambientalisti, ma che siamo di fronte a una emergenza, senza però precisare che l’emergenza in questione è stata creata da Regione e Comune che non sono riusciti a risolvere il problema dei rifiuti nella Capitale. "I cinghiali hanno invaso le nostre città, i nostri parchi, i nostri quartieri. Credo sia il momento opportuno per pensare anche a un piano di selezione e di abbattimento importante, che riduca il numero e la presenza dei cinghiali”, animali selvatici che certo non sarebbero arrivati a Roma se non fossero stati attratti dall’odore di immondizia che si respira nelle strade. Rita Corboli, delegata dell'Oipa di Roma, è convinta che la causa principale dell'aumento della presenza dei cinghiali a Roma sia l’annosissima emergenza rifiuti, diventata in questi ultimi anni molto grave: "I cinghiali sono sempre gli stessi, ma negli ultimi anni sono aumentati i rifiuti e le discariche a cielo aperto e quindi la disponibilità di cibo nelle vicinanze delle aree verdi dove vivono. Roma è la città più verde d'Europa ricca di fauna selvatica - ha ribadito - che dovrebbe essere considerata una risorsa da gestire nel rispetto della vita e non un nemico da combattere".

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