È scontro tra governo e Ue: e ora gli italiani non si fidano più di Bruxelles

Secondo un sondaggio di Antonio Noto il 72% degli italiani ritiene che dall'Ue non sia arrivato alcun contributo a risolvere l’emergenza sanitaria in corso. E la pandemia fa calare anche il numero degli "europeisti convinti"

È scontro tra governo e Ue: e ora gli italiani non si fidano più di Bruxelles

"La parola coronabond è in realtà solo un tormentone". Con questa frase pronunciata durante un’intervista con i giornalisti dell’agenzia di stampa tedesca Dpa, la presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, ha chiuso la porta in faccia a Roma, Parigi, Madrid e agli altri Paesi europei che invocavano questo strumento finanziario per dare respiro alle economie affondate dall’emergenza coronavirus. Salvo poi, dopo un vespaio di polemiche, rettificare."La presidenza non esclude alcuna opzione entro i limiti del trattato", ha detto l’ex ministro della difesa tedesco in un comunicato della Commissione.

Su Twitter il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, prende atto "del chiarimento fornito dalla presidente della Commissione europea Von der Leyen rispetto alle parole sbagliate sui coronabond". Ma avverte: "Ora la Commissione lavori davvero a tutte le opzioni possibili, nessuna esclusa, non c'è tempo da perdere". In Europa però è già calato il gelo. Conte batte i pugni sul tavolo e chiede all’Ue di essere "all’altezza di questa chiamata della storia". Sulla stessa linea anche il presidente del Parlamento Ue, David Sassoli:"Credo che uno strumento a garanzia del debito sia indispensabile, se vi sono altre idee, basta tirarle fuori", ha detto al Messaggero.

"Dalla Germania ci aspettiamo una parola chiara – esorta Sassoli - anche perché la Germania a giugno diventerà la presidente di turno dell'Unione e si troverà sulle spalle o il rilancio dell'Unione o la sua ammaccatura". "Nessuno – avverte - può affrontare da solo sfide globali come questa". Il rischio è che "i nostri Paesi andranno in svendita". Salvini dalle colonne del Corriere chiede alla Bce di "stampare moneta", mentre il vicepresidente di Forza Italia su Avvenire dice che "non è il momento dei pareggi di bilancio". "Davanti a una catastrofe come quella che stiamo vivendo", l’ex presidente dell’Europarlamento chiede che l’Ue possa muoversi "senza limiti" e senza "miopie ed egoismi". "Basta con gli altolà di Germania e Olanda", dice Tajani. E il ministro dello sport, Vincenzo Spadafora, su Repubblica, chiede all’Ue di non diventare un "sogno fallito".

Ma gli italiani in questo sogno sembrerebbero non crederci più. O almeno, oggi, ci credono poco. Secondo il sondaggista Antonio Noto il 72 per cento della popolazione del Bel Paese crede che Bruxelles non abbia contribuito in alcun modo a risolvere l’emergenza sanitaria in atto. Una percentuale ancora più alta, scrive l’esperto su Il Giorno, crede inoltre che rispetto ad un'azione di Bruxelles, "nei prossimi mesi non cambierà nulla". Per il 77 per cento degli italiani "il rapporto con la Ue rimarrà conflittuale" e "non porterà benefici all'Italia".

Cala anche il numero di chi si professa "europeista convinto". I supporter dell’integrazione nel dopo crisi è sceso del 15 per cento, passando dal 64 al 49 in pochi giorni. Ovviamente, ricorda Noto, sono rivelazioni effettuate in un periodo di particolare crisi e quindi le risposte potrebbero essere state dettate dall’emotività e dal "pessimismo". Il rischio, però, secondo l’esperto, è "che questa sensazione di essere lasciati da soli influisca concretamente sulle aspettative del futuro".

Un italiano su tre si aspetta di perdere o diminuire il lavoro nei prossimi mesi, e una conseguente diminuzione del reddito, mentre il 22 per cento degli intervistati già da mese prossimo afferma di poter "avere difficoltà ad effettuare la spesa". Inizia anche ad emergere qualche critica rispetto alla effettiva necessità dei provvedimenti restrittivi varati dal governo all'inizio di marzo: il 26 per cento del campione ha dubbi sull’efficacia del lockdown imposto dieci giorni fa.