Scooterista ferito: oltre due ore a terra ad aspettare l’ambulanza

Il 56enne è finito poi in coda ad aspettare di entrare in ospedale, con lesioni multiple e fratture

Finché questa emergenza coronavirus non sarà finita c’è da augurarsi di non aver bisogno di altre cure, come lo scooterista rimasto ferito in seguito a un incidente stradale.

L'odissea vissuta da un ferito

Come riportato da Il Tempo, un 56enne si trovava a Roma, a bordo del suo scooter quando, verso le 13, si è scontrato con una Opel in via Castro Pretorio, all’incrocio con via dei Frentani. Da quel momento è iniziata l’odissea. Il poveretto, ferito, è rimasto a terra per oltre due ore prima che un’ambulanza arrivasse a soccorrerlo. Lo scooterista aveva una sospetta frattura alla gamba e vari traumi su altre parti del corpo. Non sono serviti neanche i solleciti al 118 da parte delle forze dell’ordine: tutti i mezzi erano ostaggio del coronavirus, nessuno era disponibile. La sorella del ferito ha raccontato: “Sono arrivata 30 minuti dopo l'incidente. Mio fratello ha battuto la testa, ha sospetta frattura al naso e alla gamba destra. Continuiamo a chiamare il 118. Sono passate due ore e 20 e ancora non si vede un'ambulanza. Continuano a dirmi che appena potranno interverranno perché non ci sono ambulanze disponibili”.

La stessa tragica avventura era avvenuta anche a un’altra donna, che qualche giorno prima era stata investita da una vettura nel quartiere Africano, in via Stimigliano. In quel caso la vittima era rimasta ben tre ore sull’asfalto, in attesa che arrivasse un’ambulanza. Mentre al telefono, la centrale operativa dell’Ares 118 continuava ad avvisare sulla lunghezza dei tempi di attesa dovuti alle emergenze di casi Covid.

E se si raggiunge il pronto soccorso si vedono decine di mezzi in coda che aspettano di poter far entrare i pazienti che hanno a bordo nella struttura ospedaliera.

Ambulanza in coda per tre giorni

Secondo quanto riferito dal quotidiano, un’ambulanza è rimasta addirittura prigioniera per ben 3 giorni, ferma davanti all'ospedale di Colleferro: “Il mezzo è arrivato al "Parodi Delfino" il 6 novembre”. La situazione peggiore sembra essersi verificata al San Camillo-Forlanini, dove due terzi dei pazienti in trattamento sono stati costretti ad aspettare un posto letto: 63 su 96. Situazione praticamente identica a quella vissuta all'ospedale Pertini, 62 su 87. Nella notte di domenica scorsa si sono contati fino a 15 mezzi di soccorso davanti all'ingresso del Pronto soccorso del Sant’Andrea. E ad andarci di mezzo sono anche i pazienti che necessitano di altre cure, diverse da quelle anti-Covid.

Il reparto di Cardiochirurgia dell'Umberto I è “chiuso per destinare i posti in terapia intensiva all'emergenza Covid, i pazienti non possono più prenotare visite di controllo e non sanno a chi rivolgersi. Tutto questo è inaccettabile e per questo ho presentato una interrogazione urgente” ha denunciato la consigliera regionale leghista Laura Corrotti. E nel resto d'Italia la situazione non sembra essere migliore.

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Commenti

Andrea Balzarotti

Mar, 10/11/2020 - 13:06

Forse sto dicendo una sciocchezza, ma a quanto mi dicono (e se fosse vero sarebbe da idioti criminali non aver provveduto), a quanto mi dicono, le ambulanze restano in attesa davanti ai pronti soccorsi perchè non ci sono barelle su cui scaricare i trasportati e potersene ripartire a soddisfare altre richieste di soccorso. Mi dicono pure che debbono aspettare di riavere il loro lettino o barella in dotazione.... Ma -se fosse vero- la cosa che qualsiasi persona logica direbbe, sarebbe di standardizzare barelle e rotaie sulle ambulanze di modo che ciascuna ambulkanza scarichi il trasportato e si prenda una qualsiasi altra berella vuota per rientrare in servizio... ma non è che faccia comodo anche ai 'volontari' delle ambulanze restarsene ore e ore nullafacenti in attesa di riavere la propria barella ? Se dico sciocchezze poerchè sciocchezze mi sono state riferite, scusate e ignorate quanto scritto.