Da Zingaretti 700mila euro alle femministe, ma Fdi attacca: "Campagna elettorale con i soldi della Regione"

Dalla Regione Lazio arriveranno 700mila euro all'anno per saldare il debito della Casa delle Donne con il Campidoglio. Ma l'opposizione attacca: "Zingaretti usa i fondi regionali per pagare la campagna elettorale del Pd per le suppletive"

Il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, scende in campo per la Casa Internazionale delle Donne.

Il presidio femminista di via della Lungara, nel centro della Capitale è a rischio sfratto dall’agosto del 2018, mese in cui è stata revocata la convenzione con il Comune di Roma a causa del debito di 900mila euro accumulato dall’associazione con l’amministrazione capitolina.

Ieri le volontarie sono scese in piazza per chiedere alla sindaca Virginia Raggi di salvare la sede dell’associazione, dopo che le commissioni capitoline Affari Costituzionali e Bilancio avevano rigettato l’emendamento al decreto Milleproroghe che avrebbe dovuto destinare proprio 900mila euro alle attiviste rosa per sanare la situazione. Ad intervenire, quindi, è stato il leader Dem che, come governatore del Lazio, ha annunciato di aver stanziato 700mila euro l’anno per salvare il centro per la promozione dei diritti e la parità di genere.

"Non potevamo permette che la Casa delle Donne chiudesse: un bene comune che fa parte della storia e dell'identità di Roma", ha scritto Zingaretti su Twitter annunciando lo stanziamento di fondi in favore delle femministe. "Quanto accaduto alla Casa Internazionale delle Donne l'ho vissuto da cittadino romano come una violenza che colpisce un elemento identitario di Roma che è fatto anche di esperienze legate a questo luogo", ha detto lo stesso leader del Pd intervenendo proprio in una delle sale dello spazio di via della Lungara, durante la presentazione di uno studio dell’Aspis sulla valutazione economica dell’attività delle associazioni.

L’accusa che Zingaretti fa alla Raggi senza mai citarla è di "sciatteria istituzionale". "Ho sempre trovato inquietante e deprimente la sciatteria e la superficialità con la quale alcune istituzioni si sono approcciate alla Casa delle Donne", accusa il governatore del Lazio prima di annunciare la volontà di introdurre a livello regionale "una norma ombrello" che faccia da "guida a livello nazionale" per la salvaguardia di associazioni come quella dell'ex parlamentare Maura Cossutta.

Ma l’opposizione a via della Pisana è sul piede di guerra. "Il presidente della Regione Lazio si ricorda della sua carica solo per sfruttare il potere del suo mandato a vantaggio del Pd", accusa il consigliere di Fratelli d’Italia, Giancarlo Righini. Il partito di Giorgia Meloni va all’attacco accusando il governatore Dem di sfruttare la vicenda della Casa delle Donne per promuovere la candidatura del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri alle suppletive del prossimo primo marzo.

"Dopo le tante nomine strategiche nei più diversi settori – attacca Righini - arriva l’ingente finanziamento alla Casa delle Donne, fondamentale presidio militante della sinistra nel centro storico di Roma, attualmente interessato dalle elezioni suppletive del I Collegio della capitale". Fratelli d’Italia ha quindi annunciato la presentazione di un’interrogazione al Consiglio Regionale e di un "esposto per verificare la legittimità di questo stanziamento con fondi pubblici che dovrebbero essere invece assegnati alle ASL che istituzionalmente se ne occupano".

La mobilitazione contro lo sfratto delle femministe, nel frattempo, prosegue anche in Parlamento con Pd, Italia Viva e Leu che con un ordine del giorno al decreto Milleproroghe firmato da Marianna Madia, Maria Elena Boschi e Rosanna Muroni chiedono al governo di impegnarsi a riconoscere"il valore economico delle attività e dei servizi svolti" dalle associazioni a tutela delle donne, e di promuovere "l'utilizzo dell'istituto del comodato d'uso gratuito dei beni pubblici destinati a scopi sociali".

Intanto è il Campidoglio a far sapere che le donne vittime di violenza ospitate da un'altro centro a rischio sgombero, quello dell'associazione Lucha y Siesta di via Lucio Sestio, "hanno accettato il piano personalizzato di accoglienza e progettualità di fuoriuscita dalla violenza offerto da Roma Capitale".

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