Zingaretti premia chi occupa: ecco come

Gli occupanti dell'immobile di via Maria Adelaide riceveranno una casa popolare, a fornirgliela sarà l'Ater. Lega: "Schiaffo alla gente onesta". Fdi: "Operazione alla chetichella, cda Ater tenuto all'oscuro"

Zingaretti premia chi occupa? Ecco come

In gergo tecnico si chiama "accompagnamento sociale", nella pratica si traduce in una vera e propria beffa per le decine di migliaia di cittadini che attendono una casa popolare nel rispetto delle regole. Il caso, neanche a dirlo, coinvolge la giunta Zingaretti, già finita nel mirino dell’opposizione per le innumerevoli strizzatine d’occhio agli abusivi. Qualcuno, a tal proposito, ricorderà la scelta di destinare il 10 per cento degli alloggi di edilizia residenziale pubblica a chi non ha titoli per accedere alla graduatoria.

Stavolta, invece, la vicenda riguarda l’immobile occupato di via Maria Adelaide, palazzone di circa 2mila metri quadri, proprio a due passi dalla centralissima piazza del Popolo. È qui che risiedono ormai in pianta stabile 69 persone. La loro permanenza, iniziata lustri fa sotto le insegne rosse dei militanti di Action, adesso ha le ore contate. Per gli occupanti si stanno per aprire le porte di una casa popolare. È scritto nero su bianco in una delibera di giunta del 13 luglio. Nell’atto viene ripercorsa la storia dello stabile, acquistato dalla Regione Lazio nel lontano 1979 e occupato nel 2005. Tutto tace sino al 2007, anno in cui la giunta Marrazzo decide di reagire di fronte alla prepotenza e all’illegalità. Come? Sedendosi attorno ad un tavolo con il Comune di Roma e con i vertici di Action.

Le conclusioni a cui giungono sono le seguenti: in caso di alienazione dell’immobile, "all’eventuale acquirente" spetterà "l’onere di trovare una sistemazione temporanea agli occupanti" così da "permettere al Comune di individuare una sistemazione alloggiativa stabile". A distanza di tredici anni si fa finalmente avanti qualcuno interessato all’affare. È l’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale pubblica (Ater) di Roma, ente strumentale della Regione Lazio che gestisce circa 48mila alloggi. Non sarà difficile, insomma, sistemare i 30 nuclei familiari che occupano la palazzina di via Adelaide. Al loro posto arriverà l’Ater che è pronta a dismettere la storica sede di Lungotevere Tor di Nona per risanare le proprie finanze.

L’operazione sembra conveniente. La condicio sine qua non però è sempre la stessa: l’azienda dovrà farsi carico delle necessarie operazioni di "accompagnamento sociale", fornendo un’alternativa alloggiativa temporanea agli occupanti. Questo, ovviamente, inciderà sulla "determinazione del prezzo di cessione". Laura Corrotti, consigliera regionale della Lega, non ci sta. È stata lei la prima a denunciare il caso. "Con la scusa di liberare l’immobile – attacca la leghista – la Regione regala ulteriori alloggi popolari agli abusivi, danneggiando chi attende da anni una casa popolare, a favore di chi vive nell’illegalità".

A taccuini chiusi anche alcuni membri del cda dell’Ater di Roma non risparmiano le critiche. Sembra che la decisione sia passata sopra le loro teste e non tutti concordano con l’idea di lasciare la vecchia sede. Il ragionamento è: "Che senso ha premiare gli abusivi quando esiste già un piano di vendita di oltre 7mila alloggi ed è sufficiente a rientrare dei debiti?". A mettere in chiaro il sentiment che si respira ai piani alti di Lungotevere Tor di Nona è il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Massimiliano Maselli. "Il cda dell’Ater di Roma – denuncia – è stato tenuto all’oscuro di tutto". Maselli se la prende con i vertici aziendali: "Il presidente deve sapere che non è più commissario e che deve informare e rendere conto al consiglio. Non può pensare – conclude – che con la regia di Zingaretti e della sua giunta possano passare alla chetichella operazioni immobiliari assai discutibili".

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