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Rosmini e Manzoni. Quella lunga amicizia tra Milano e il lago che dura da 200 anni

Un convegno celebra i due pensatori e il dialogo intellettuale tra Dio e il mondo

Rosmini e Manzoni. Quella lunga amicizia tra Milano e il lago che dura da 200 anni
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In punto di morte Antonio Rosmini, ad Alessandro Manzoni che gli chiedeva angosciato "Adesso che faremo?", rispondeva: "Adorare, tacere e godere". La raccomandazione a continuare ad "adorare" Dio e il creato; a "tacere", trovando nel silenzio la profondità della riflessione filosofica; a "godere", continuando a essere poeta ispirato del bello artistico.

Evidentemente un'armonia di amorosi intelletti quella tra i due grandi protagonisti, oggi fin troppo trascurati da tempi di pensieri deboli, di quella cultura su cui si fondò l'unificazione prima filosofica che geografica e politica della nazione. Un legame profondo di cui proprio quest'anno cadono i due secoli, la cui celebrazione con una serie di eventi sarà inaugurata domani a Rovereto nella sua casa natale con "Rosmini e Manzoni. Un'amicizia di duecento anni" organizzato dalla Casa natale Antonio Rosmini di Rovereto, insieme alla Casa del Manzoni e al Centro nazionale studi Manzoniani. Introduce e modera padre Mario Pangallo, intervengono Donatella Martinelli (Università di Parma), Ludovico M. Gadaleta (Casa natale di Rosmini a Rovereto) e Jone Riva (Centro nazionale di studi Manzoniani di Milano). Un'occasione per ricordare che proprio Milano fu d'ispirazione a Rosmini per pubblicare la sua Filosofia della politica (1837-43), il Saggio sull'unità dell'educazione e che qui cominciò a stendere il Nuovo Saggio e la Costituzione secondo la giustizia sociale.

Quanto "sono di piacevole aspetto i passi di coloro che annunciano la pace e il bene", fu la bene-dizione che Manzoni pronunciò in latino accogliendo Rosmini nella sua casa di via Morone 1, un novello sacerdote di appena 28 anni che aveva lasciato la sua Rovereto per Milano, considerandola più adatta per dedicarsi ai suoi studi e dove prenderà una casa in affitto accanto all'Ambrosiana. Non molto tempo dopo Rosmini poté leggere la prima edizione dei Promessi sposi in anteprima. "Che cognizion dell'uman cuore! Che verità!" fu il suo commento che evidentemente colpì Manzoni che nel 1930 prese in mano l'opera filosofica principale del roveretano, il Nuovo saggio sull'origine delle idee fresco di stampa e manifestò "l'ammirazione e la gioia che ho provato tenendo dietro a quella analisi così penetrante e così sicura".

Il frutto di una vita milanese di studio intenso, come si evince dai diari e dalle lettere. E qui fu proprio Manzoni a ricevere da Carlo Rosmini il volume Dell'Educazione Cristiana, scritto dal cugino Antonio e nel marzo 1826, complice Niccolò Tommaseo, avvenne l'incontro: "Nel 1826 don Alessandro Manzoni conobbe di persona, me indegno e non necessario presentatore l'abate Rosmini" dice Tommaseo. Così scoccò la scintilla e dallo studio al primo piano, dove Manzoni incontrava le persone di cultura, Rosmini in poco tempo è invitato nella sala di conversazione al primo piano, dove entravo solo gli amici più cari e intimi. Ma galeotto fu anche il lago Maggiore, dato che Manzoni soggiornava a Lesa nella villa di proprietà del figliastro Stefano Stampa e Rosmini a Stresa, nell'antico palazzo donatagli dalla baronessa Anna Maria Bolongaro.

Ruggero Bonghi nelle sue Stresiane, riporta i vivaci dialoghi tra il filosofo e il letterato all'ombra della magnolia o ai margini di una partita a scacchi.

"Rosmini e Manzoni. Un'amicizia di 200 anni", Rovereto, Sala degli specchi, Corso Rosmini 30, venerdì 13 marzo ore 18,30.

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