Rossi vola sulla Ferrari: tempi come Raikkonen La terza Rossa è per lui

I giornali americani ignorano Formula1 e MotoGp, ma non Valentino che in pista fa registrare tempi strepitosi: prende corpo l'idea di una Rossa a stelle e strisce

A zonzo per la Grande Mela difficilmente s’incrocia una motocicletta. E non perché sia gennaio. Ugual deserto s’incontra infatti a maggio, giugno, persino nell’afosissimo luglio. Colpa di quegli stradoni con i numeroni dove sfrecciano macchinoni molti dei quali di color giallo e guidati principalmente da taxisti indiani di ultima immigrazione, loro sì abituati ai malconci scooterini di casa propria e al pazzo e pericoloso guidare di Nuova Delhi. Onde per cui, a New York, solo i very fanatic on two wheels si cimentano in sella alle loro Harley, alle nostre Ducati e alle altrui Honda e giappovattelapesca.

A zonzo per la Grande Mela non s’incontrano moto, però s’incoccia ad ogni metro nell’americanissimo e prestigiosissimo New York Times che sul numero di ieri portava in dote un bel titolo su Rossi al volante di una Ferrari F1. Un articolo che narrava di Vale ai test conclusi ieri a Barcellona (a proposito, che gran prestazione: 1.21.88, vicinissimo alla pole 2008 di Raikkonen, 1.21.813, ottenuta però con molta benzina e senza le gomme slick. Il miglior tempo di Kimi fu 1.20.701).

Per Rossi una grande impresa in pista e fuori. Perché, se la Ferrari come vettura da sogno è ben nota nel mondo a stelle e strisce, non così si può dire per la F1, ormai assente dagli States da quasi tre anni e, soprattutto, sputtanata dopo lo sketch delle gomme chewin gum e dei molti team che si rifiutarono di correre a Indy 2005 dando vita al più folle e ridicolo Gp della storia: 6 auto in pista a darsi battaglia, sei auto rimaste in due a lottare visto che oltre alle Ferrari di Schumi e Barrichello c’erano due Minardi e due Jordan. Prego non ridere...

Se questo non bastasse, va detto che la UsF1 - uno dei nuovi team che parteciperanno al mondiale F1 2010 - stenta a decollare e potrebbe finire presto a carte quarantotto tanto è l’amore degli sponsor Usa per il campionato. E va detto ancora che in casa di Obama spopolano la Nascar e la serie legata alla 500 Miglia di Indianapolis, altro che Circus...

Più o meno ugual disinteresse colpisce la MotoGp, vista l’abbondanza di competizioni Usa a due ruote e nonostante si disputino due corse l’anno di MotoGp. Per dare l’idea, quando il mondiale 2006 fu vinto dal cow boy Hayden, capannelli di tifosi urlanti si videro - forse - solo sulla Playstation.

Ecco perché quanto combinato da Rossi con la sua sola presenza al volante della Ferrari ha il valore dell’impresa: ormai è come se il ragazzo di Tavullia riuscisse ad andare oltre lo sport motoristico, capace com’è di catturare l’attenzione solo con il proprio nome e nonostante il disinteresse americano per lo sport che pratica e per quello che sogna un giorno di praticare. Da qui un consiglio spassionato a Maranello: se davvero dal 2011 ci sarà una terza monoposto, primo fornire una Ferrari al team americano UsF1, secondo metterci sopra Valentino. Altro che NY Times...

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