RUBY, GIALLO SULLE INTERCETTAZIONI LE CARTE CHE SMONTANO IL TEOREMA

Pdl all'attacco: "Sono contro la Costituzione i controlli sulla cellula telefonica di Arcore". La Procura si difende: "Sotto osservazione solo le utenze degli ospiti". Ruby: "Dissi io al Cav che ero nipote di Mubarak".  SCARICA TUTTI I DOCUMENTI

RUBY, GIALLO SULLE INTERCETTAZIONI  
LE CARTE CHE SMONTANO IL TEOREMA

Milano - La Procura, nella sua marcia di avvicinamento a Silvio Berlusconi, ha calpestato le prerogative del premier? Mentre i legali di Silvio Berlusconi depositano l’elenco delle testimonianze che scagionerebbero il Cavaliere, sulla scena del «Rubygate» fa irruzione il tema dei metodi investigativi dei pm milanesi. È un tema che in realtà aveva sollevato già il presidente del Consiglio, appena ricevuto l'invito a comparire: «Hanno controllato tutti quelli che entravano e uscivano da casa mia», aveva detto Berlusconi. E ora a rilanciare l’interrogativo è Gaetano Quagliariello, vicepresidente del gruppo Pdl al Senato.

Dalla lettura degli atti trasmessi alla Giunta per le autorizzazione a procedere, secondo Quagliariello, si scopre che i pm hanno tenuto sotto controllo la «cella» telefonica dove si trova la residenza di Berlusconi, ad Arcore, per monitorare chi entrava e usciva da Villa San Martino: e questo costituirebbe un’intrusione per cui sarebbe stata necessaria l’autorizzazione del Parlamento. Sarebbe stato violato, cioè, l’articolo 68 della Costituzione che richiede l’okay della Camera per «sottoporre i membri del Parlamento a intercettazioni in qualsiasi forma di conversazioni e comunicazioni».
Ma è stato davvero così? La delicatezza del tema è dimostrata dalla prontezza con cui ieri la Procura milanese replica ai sospetti di Quagliariello. In sostanza, i magistrati sostengono che invece a essere «osservate» erano le utenze telefoniche dei partecipanti alle feste (come Emilio Fede, Lele Mora, Nicole Minetti, le sue amiche del residence di via Olgettina). Sono state le tracce telefoniche dei personaggi (non parlamentari) sotto osservazione a condurre l’inchiesta ad Arcore: e non viceversa.

In realtà, per chi mastica un po’ di tecnica delle intercettazioni, non cambia granché. L’impressionante massa di indagini telefoniche realizzate nel corso dell’inchiesta (stimata da Panorama in oltre centomila controlli) è confluito in un database a tecnologia SLQ, e analizzato con un software in grado di incrociare tutti i dati presenti negli archivi delle compagnie telefoniche. Da una parte il traffico della «cella» (cioè il territorio coperto da un singolo ripetitore) di Arcore, dall’altro gli spostamenti dei personaggi sotto controllo. È stato così che di ognuna delle feste a casa del premier è stato ricostruito l’elenco, più o meno completo, degli ospiti.

Ed è proprio tra gli ospiti di quelle feste che i legali di Silvio Berlusconi sono andati a eseguire le loro indagini difensive, condensate nelle 42 pagine depositate alla Procura di Milano. Ci sono deputati del Pdl, la consigliera Nicole Minetti, la showgirl Aida Yespica, il giornalista Carlo Rossella, il cantante Mariano Apicella: ma anche funzionari dei servizi segreti e poi lei, Karima el Mahorug alias «Ruby Rubacuori». Tutti sono concordi nell’escludere che le feste avessero un lato oscuro.

«Non sapeva fosse minorenne»
Miriam Loddo racconta che quando Ruby venne fermata, fu lei a avvisare Berlusconi che era minorenne. Come reagì Berlusconi? «Rimase molto sorpreso dicendomi: ma come? In Italia si è maggiorenni a 18 anni e lei ne ha 24».

«Galante e ospitale»
A Licia Ronzulli, habitué delle serate ad Arcore, viene chiesto quale fosse l’atteggiamento di Berlusconi verso le ospiti: «Rispettosamente galante e ospitale».
«Era sempre stanco»

Berlusconi, dice la deputata Maria Rosaria Rossi, nel corso delle serate non restava mai da solo con le ospiti: oltretutto, «nei dopocena il presidente era sempre molto stanco dalla lunga giornata di lavoro».
«Sono nipote di Mubarak»
«Ruby Rubacuori», interrogata per corrispondenza, ribadisce: «Non ho mai avuto alcun tipo di rapporto sessuale con l’on. Berlusconi». E conferma: «Gli ho detto di avere 24 anni e di essere egiziana. In particolare, di essere figlia di una nota cantante e nipote del presidente egiziano Mubarak».
«Bevevo solo io»
Carlo Rossella, presidente di Medusa, descrive così il clima delle serate ad Arcore: «Tutte le signore erano simpaticamente rispettose e ossequiose nei confronti del presidente. Non ricordo nessuna che gli desse del tu».

E aggiunge: «Non ho visto consumare assolutamente stupefacenti e alcolici pochissimi. Essendo un cronista ho notato che girava molta Coca Light, acqua minerale e qualche amaro. L’unico che ha bevuto una vodka sono stato io».

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