Allergia al nichel, gli alimenti da evitare

Le statistiche affermano che a soffrire di questa reazione allergica, responsabile della dermatite da contatto, è il 10% della popolazione

Secondo recenti statistiche ne soffre il 10% della popolazione: stiamo parlando dell'allergia al nichel, la causa più frequente di dermatite allergica da contatto, ovvero una patologia caratterizzata dalla presenza di lesioni cutanee simili a quelle dell'eczema. Presente in minime quantità nel corpo umano, il nichel è un metallo pesante utilizzato per la produzione di molti oggetti di uso comune, tra cui: monete, chiavi, cosmetici, gioielli, utensili da cucina, attrezzi da lavoro.

Esso è altresì contenuto in alcuni cibi come cioccolato, spinaci, frutta secca, cacao, spinaci, così come funghi, aringhe e ostriche. Purtroppo non è possibile stabilire il contenuto di nichel degli alimenti. Questo parametro, infatti, è fortemente influenzato da diversi fattori, non ultimi gli antiparassitari utilizzati, la tipologia di terreno in cui sono stati coltivati e le attrezzature impiegate durante i vari step della filiera produttiva.

Allergia al nichel, cosa avviene nel corpo

L'allergia al nichel è l'esito di uno sfasamento del sistema immunitario che, non riconoscendo il metallo e scambiandolo per un microrganismo patogeno, lo attacca mediante una reazione infiammatoria consistente in un rilascio di istamina da parte dei mastociti. L'istamina, che provoca un intenso prurito a livello locale, aumenta la permeabilità dei piccoli vasi sanguigni dell'area interessata e favorisce l'accumulo di liquidi, globuli bianchi e altre sostanze deputate alla distruzione dell'agente lesivo.

I sintomi dell'allergia al nichel sono identici a quelli di una dermatite da contatto. In un primo momento si formano delle bolle sulla pelle. La cute appare arrossata, gonfia e ricoperta di vescicole che possono rompersi, formando così delle croste. Se il contatto con l'allergene si protrae nel tempo, la pelle si desquama, si ispessisce e assume un colorito più scuro. Nei casi più gravi e fortunatamente rari, in seguito all'assunzione di grandi quantitativi di nichel attraverso alimenti o acqua contaminata, possono svilupparsi disturbi gastrointestinali, tra cui: nausea, vomito, bruciore di stomaco, inappetenza, astenia, crampi, dolore e gonfiore addominale.

Allergia al nichel e alimentazione

Poiché è importante dal punto di vista biologico, l'assunzione di nichel attraverso l'alimentazione è fondamentale. Per l'organismo sono sufficienti piccole dosi e non è nota una carenza di questo metallo. Molteplici sono le sue funzioni: contribuisce al mantenimento dell'omeostasi metabolica, al metabolismo ormonale, del glucosio e dei lipidi, partecipa al mantenimento dell'integrità delle membrane cellulari, alla stabilizzazione degli acidi nucleici e alla costituzione enzimatica (arginasi, tripsina, carbosillasi).

I pochi microgrammi di nichel introdotti con i cibi (è bene tuttavia ricordare che alcuni alimenti ne possono contenere anche centinaia di milligrammi) vengono assorbiti dall'intestino ed eliminati tramite l'urina e le feci. Diversamente, responsabile della regolazione omeostatica della sua concentrazione ematica, è la funzionalità renale ad opera dei reni e della loro attività filtrante.

Allergia al nichel: attenzione a questi cibi

Se si soffre o si è predisposti all'allergia al nichel è necessario prestare attenzione alla propria alimentazione. Questo metallo è contenuto nei cibi sotto due forme, costituente biologico e inquinante. Alla prima categoria appartengono gli alimenti in cui esso è naturalmente contenuto. Della seconda, invece, fanno parte tutti quei cibi che, come dice il nome, sono inquinati dal metallo. Massima precauzione, dunque, nell'assunzione di:

  • cioccolato e cacao in polvere;
  • ortaggi quali zucchine, pomodori, asparagi, broccoli, carote, cavoli, sedano, radicchio, fagiolini, finocchi, lattuga, spinaci;
  • legumi e frutta secca;
  • frutta esisccata;
  • cereali;
  • pesce in particolare ostriche, salmone, gamberi, cozze, sgombro, aringhe;
  • bevande come cioccolata, caffè, tè, birra e tutte quelle contenute in lattina;
  • cibi in scatola a causa del materiale del contenitore.
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