Allergie primaverili e Covid-19, sintomi e differenze

La primavera è la stagione più temuta per i soggetti allergici. Quest’anno le allergie ai pollini convivono con la diffusione del Covid- 19 creando confusione tra i sintomi delle due manifestazioni patologiche

Con l’arrivo della primavera iniziano le temute allergie stagionali da pollini.

Quest’anno esse convivranno inevitabilmente con la diffusione del Coronavirus. È inevitabile fare confusione sui loro sintomi. Bisogna però precisare che un’allergia è una situazione relazionata al sistema immunitario. Non è altro che la risposta data dal nostro organismo a una determinata sostanza esterna. Il nostro organismo considera tossico e dannoso l’allergene che scatena delle reazioni specifiche in esso. A soffrire di allergie primaverili è il 20% della popolazione italiana. Colpiscono sia i più piccoli che gli adulti. Questa tendenza è in aumento e raggiungerà il 50% degli italiani. Sono l’aumento delle temperature e la maggiore concentrazione di anidride carbonica legata all’inquinamento atmosferico a contribuire ad intensificare questo fenomeno molto intenso soprattutto in questa stagione.

I sintomi caratteristici di un’allergia da polline interessano gola, occhi e naso, con conseguenti disturbi. I più noti sono l’affanno a carico del sistema respiratorio, la comparsa di rossore, prurito e lacrimazione, palpebre gonfie. A questi sintomi si aggiungono gli starnuti ripetuti, la congestione nasale che è simile a quella di un raffreddore, naso che cola e presenza di muco liquido trasparente. Persino la pelle ne risente degli allergeni primaverili tanto da, produrre arrossamenti, squame e irritazioni fastidiose.

Il primo sintomo di un’allergia da polline da prendere in considerazione è la tosse persistente. In un soggetto allergico però non è mai accompagnata da dolori muscolari o da stanchezza o debolezza come accade quando pariamo di infezione da Covid- 19. Inoltre bisogna precisare che le manifestazioni tipiche di una rinite allergica sono caratterizzate da prurito nel cavo orale e dai costanti starnuti, da lacrimazione e da una forma di raffreddore acquoso. Sono questi dei sintomi diversi da quelli che si manifestano nella patologia del Covid-19.

Per quanto riguarda invece la febbre gli esperti sostengono che non è un sintomo tipico delle allergie. Lo stato febbricitante in effetti è da considerare una conseguenza di un’infezione, in questo caso di tipo virale come nel caso di Coronavirus. Gli unici sintomi comuni ad entrambe le manifestazioni patologiche sono la tosse e la congiuntivite o arrossamento agli occhi. Non esistono quindi delle correlazioni scientifiche tra le due manifestazioni. Non dimentichiamoci che le allergie ai pollini possono insorgere a qualsiasi età, quindi chi non lo è mai stato, potrebbe sviluppare l’allergia, e qualora dovesse accadere in questo momento ci sarebbe maggiore difficoltà nel distinguere i suoi sintomi da quelli del virus.

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