Beta-talassemia e sindromi mielodisplastiche, ok dell'Aifa al rimborso luspatercept

La decisione dell'Agenzia Italiana del Farmaco consentirà il rimborso completo del medicinale per alcune fasce di pazienti

Beta-talassemia e sindromi mielodisplastiche, ok dell'Aifa al rimborso luspatercept

Un nuovo passo avanti per luspatercept, farmaco utilizzato nel trattamento di pazienti adulti con anemia dipendente da trasfusioni di sangue, dovuta a beta-talassemia o a sindromi mielodisplastiche. Il medicinale è stato aggiunto dall’Agenzia Italiana del Farmaco alla lista dei medicinali con pieno rimborso.

Capace di ridurre in modo sostanziale la necessità di trasfusioni per i pazienti affetti da tali patologie, luspatercept si è rivelato il primo e unico agente di maturazione eritroide a ricevere l'ok per l'utilizzo in Europa, aprendo le porte a una classe terapeutica completamente nuova e disponibile anche per i pazienti italiani. A dare l’annuncio è stata Celgene, parte di Bristol Myers Squibb, attraverso una conferenza stampa virtuale.

Anche i risultati dello studio Medalist, svolto su 153 pazienti con sindromi mielodisplastiche, ha contribuito al successo. Ben il 47% delle persone coinvolte è risultato libero da trasfusioni per circa 2 mesi. La decisione comunicata da Aifa coinvolge coloro con forme a rischio molto basso, basso e intermedio delle patologie, le quali presentano sideroblasti ad anello con risposta insoddisfacente o non idonee a terapia basata su eritropoietina. Luspatercept risulta funzionale nel contrasto all’eritropoiesi inefficace del midollo, cioè la particolare situazione in cui la produzione di globuli rossi maturi risulta assente o limitata.

Gianluca Forni, Direttore Ematologia Centro della Microcitemia e delle Anemie Congenite, Ospedali Galliera di Genova, ha presentato un quadro generale della diffusione della patologia nella nostra nazione: «In Italia, uno dei Paesi al mondo più colpiti, vivono circa 7.000 pazienti con la beta-talassemia, una malattia genetica, ereditaria, causata da un difetto di produzione dell’emoglobina, la proteina responsabile del trasporto di ossigeno in tutto l’organismo. Se sono mutati entrambi i geni delle catene beta che formano l’emoglobina, si ha la beta-talassemia major, che presenta un quadro clinico severo, con grave anemia. I sintomi di questa forma della malattia compaiono già nei primi mesi di vita e, se non si interviene con adeguate terapie, le conseguenze possono essere grave anemia, deformazioni ossee, ingrossamento di milza e fegato, problemi di crescita, complicazioni epatiche, endocrine e cardiovascolari».

«Fino agli anni Sessanta – ha poi aggiunto il professor Forni -i pazienti colpiti da beta-talassemia major non sopravvivevano oltre i 10-15 anni. Oggi grazie alla combinazione della terapia trasfusionale e ferrochelante, la loro aspettativa di vita è molto migliorata. I pazienti però sono costretti a sottoporsi a trasfusioni di sangue ogni 2-3 settimane per tutta la vita e ad assumere ogni giorno una terapia ferrochelante, per evitare i danni causati dall’accumulo di ferro a organi vitali come cuore, fegato e pancreas. La rimborsabilità di una terapia innovativa come luspatercept può realmente cambiare la loro vita perché permette di diminuire il fabbisogno trasfusionale, ridurre l’accumulo di ferro e le comorbidità conseguenti, con una speranza di miglioramento sulla sopravvivenza. I dati derivanti da sperimentazioni in corso potranno fornire ulteriori evidenze in quest’ottica, ma lo studio internazionale Believe, pubblicato sul ‘New England Journal of Medicine’ e che ha coinvolto 336 pazienti affetti da talassemia trasfusione dipendente, ha già dimostrato come il 70% dei pazienti trattati con luspatercept riduca del 33% il fabbisogno trasfusionale».

Matteo Della Porta, Responsabile Unità Leucemie e Mielodisplasie, Humanitas Cancer Center, Milano, ha spiegato i meccanismi di funzionamento di luspatercept nella lotta all’anemia mieloide: «Le mielodisplasie sono tumori del sangue, definite sindromi per la loro eterogeneità. Sono determinate da un ‘difetto’ della cellula staminale del midollo osseo, che produce globuli rossi, bianchi e piastrine. Come conseguenza di questa condizione patologica, si verificano due eventi. Si abbassano i valori del sangue, in particolare quelli dei globuli rossi, causando anemia, presente in quasi tutti i pazienti. Inoltre, aumenta il rischio che la malattia evolva in leucemia mieloide acuta, un tumore del sangue più aggressivo. L’anemia è responsabile di molti sintomi, tra cui il pallore della cute e delle mucose, la stanchezza, l’affanno e il battito cardiaco accelerato. L’insufficienza di globuli rossi, in quasi tutti i pazienti, nel tempo diventa severa e necessita di un supporto con regolari trasfusioni di sangue, che possono diventare anche molto frequenti. Trattare l’anemia severa trasfusione-dipendente in modo efficace è la chiave per migliorare la qualità e l’aspettativa di vita dei pazienti con sindrome mielodisplastica. Luspatercept ha dimostrato negli studi clinici di ridurre in modo sostanziale il fabbisogno trasfusionale nei pazienti con un sottotipo particolare di sindrome mielodisplastica, caratterizzata per la presenza di sideroblasti ad anello. Si tratta di un passo avanti nella terapia davvero decisivo».

Le patologie del sangue sono al centro degli studi dell’azienda, spiega Cosimo Paga, Executive Country Medical Director, Bristol Myers Squibb: «Con Celgene, da oltre 30 anni, siamo focalizzati sulle malattie ematologiche. Luspatercept ha un meccanismo d’azione innovativo, consiste in un’iniezione sottocutanea ogni 21 giorni e ha dimostrato di essere efficace in due patologie ematologiche diverse, le sindromi mielodiplastiche che sono neoplasie del sangue e la beta-talassemia, una malattia genetica. Siamo impegnati nella ricerca su patologie gravi e rendiamo concreta la nostra attenzione verso i pazienti anche attraverso l’attivazione di programmi di uso terapeutico compassionevole, che, grazie alla fornitura gratuita dei farmaci effettuata durante il periodo della negoziazione prezzo e rimborso con AIFA, permettono ai pazienti di accedere alle terapie prima che tali farmaci siano commercializzati sul territorio nazionale. Grazie a questi programmi, ad oggi, sono stati trattati con luspatercept, in Italia, oltre 350 pazienti».

Raffaele Vindigni, Presidente United Onlus (Federazione Nazionale delle Associazioni, Talassemia, Drepanocitosi e Anemie Rare), plaude ai risvolti positivi dell’introduzione del farmaco per il trattamento della patologia, sebbene un’ulteriore spinta dovrebbe arrivare da uno snellimento delle questioni legate alla burocrazia e alla distribuzione dei centri di cura: «È finalmente terminata la lunga attesa dei pazienti. Un’importante conquista in grado di diminuire il fabbisogno di sangue e di renderli più liberi da trasfusioni. È però essenziale non fermarsi dinanzi alle difficoltà burocratiche legate ai processi di approvazione a livello regionale, che creano forti discrepanze territoriali. Va inoltre risolta, quanto prima, la questione ancora aperta della rete dei centri. Nel 2017, tramite un apposito dispositivo di legge, è stata istituita la Rete Italiana della Talassemia e delle Emoglobinopatie. A questa, però, non è ancora seguito il decreto attuativo per mettere in sicurezza la Rete e consentire, così, di continuare l’opera di diagnosi e cura svolta in questi anni».

È dello stesso avviso il prof. Della Porta: «Sono state fra le prime malattie del sangue in cui vi è stata una mobilitazione a livello nazionale per la creazione di reti di patologia specifiche, per garantire ai pazienti accesso uniforme a una diagnosi appropriata e a cure adeguate. Le reti di patologia mettono a disposizione un collegamento immediato con il centro di riferimento più vicino al domicilio del paziente, essenziale per garantire la continuità territoriale. Stiamo cercando, attraverso la collaborazione con le associazioni dei pazienti, di diffondere la conoscenza della malattia e dei presidi di diagnosi e cura inseriti nelle reti di patologia a livello più ampio possibile. I pazienti con sindromi mielodisplastiche presentano bisogni clinici e assistenziali molto specifici, pertanto devono essere curati in centri specializzati. In Italia, si stimano ogni anno circa 3.000 nuovi casi, soprattutto in anziani over 70. In realtà, si tratta di una cifra al ribasso, perché molte persone colpite dalla malattia non ricevono un corretto e tempestivo inquadramento diagnostico. Anche la prognosi è difficile da determinare, perché molto varia. Per le sindromi mielodisplastiche è stato identificato un codice specifico di patologia, quello di ‘malattia rara neoplastica’, molto utile perché ci permette di determinarne l’esatto impatto epidemiologico a livello nazionale. Inoltre, è un riconoscimento importante in termini di definizione di specifiche strategie sanitarie».

Per Paolo Pasini, Presidente AIPaSIM (Associazione Italiana Pazienti con Sindrome Mielodisplastica Onlus), è di fondamentale importanza l’accesso alle cure per chi soffre di tali patologie, motivo in più per puntare su luspatercept: «Non è pensabile che il paziente anziano che deve sottoporsi ai trattamenti per l’anemia severa debba spostarsi e sia costretto a percorrere centinaia di chilometri dal proprio domicilio per accedere a un servizio di qualità. Scopo delle reti è anche di distribuire in modo capillare le competenze sul territorio al servizio dei pazienti. Il peso assistenziale e psicologico di una persona affetta da sindromi mielodisplastiche non è inferiore a quello di un malato con leucemia mieloide acuta. Eppure, in passato, erano sottovalutate, quasi fossero ‘scontate’ con la vecchiaia. La realtà è che sono malattie invalidanti. L’autonomia e la funzionalità sono molto ridotte, specie quando l’anemia è di grado severo. Avendo necessità di frequenti trasfusioni di sangue, i pazienti devono recarsi spesso in ospedale e la loro vita, di fatto, ruota intorno al centro specialistico. Questa condizione finisce per pesare sulla famiglia e richiede, da parte del sistema sanitario, l’attivazione di servizi di assistenza continua. L’innovazione portata da luspatercept e dalla ricerca può davvero cambiare la vita dei pazienti».

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