Così le "cellule T" che garantiscono l'immunità

Lo studio, pubblicato in pre-print su BioRxiv, è stato condotto dai ricercatori svedesi del Karolinska Institutet e del Karolinska University Hospital

Così le "cellule T" che garantiscono l'immunità

Conoscere quanto più possibile il Coronavirus per cercare di contrastarlo e liberare, così, il mondo dalla morsa angosciosa della pandemia. Questa la prerogativa di un nuovo importante studio pubblicato in pre-print su BioRxiv. I ricercatori svedesi del Karolinska Institutet e del Karolinska University Hospital sono giunti alla conclusione che i soggetti risultati negativi agli anticorpi del Covid-19 possono avere ancora una certa immunità mediata da cellule T. Infatti, per ogni persona positiva al Coronavirus si è scoperto che altre due possedevano cellule T specifiche, in grado di identificare e distruggere le cellule infette. Già un'altra indagine scientifica aveva fatto luce sulle cellule T isolate dagli adulti guariti, notando che quasi tutti i pazienti avevano prodotto cellule T CD8 che eliminavano le cellule infette dal virus. Ma cosa si intende per immunità specifica o acquisita?

L'immunità specifica rappresenta l'insieme delle risposte attivate dal sistema immunitario verso i microrganismi patogeni. Tre sono le modalità con cui può essere acquisita. In maniera naturale, ovvero quando il sistema immunitario conserva il ricordo di malattie già avute. In modo naturale ma passivo, conseguenza ad esempio di anticorpi preformati di origine materna. Infine in modo artificiale mediante la somministrazione di vaccini e sieri. L'immunità specifica opera attraverso due strategie che collaborano tra loro: l'immunità umorale (per via ematica) e quella cellulo-mediata. Nel primo caso sono i linfociti B a produrre anticorpi al fine di debellare gli agenti infettivi. Nel secondo caso, invece, i linfociti T secernono alcune molecole infiammatorie, le citochine. Caratteristica principale dell'immunità specifica è proprio la memoria, cioè la capacità di rispondere rapidamente e in maniera efficace.

Gli studiosi del Karolinska Institutet e University Hospital hanno testato 200 persone sia per gli anticorpi specifici che per le cellule T. Alcuni volontari erano donatori di sangue, altri sono stati rintracciati da un gruppo di individui inizialmente infettati in Svezia, di ritorno soprattutto da aree colpite. I ricercatori sono giunti alla conclusione che, molto probabilmente, sono molti di più i soggetti che hanno sviluppato immunità al Coronavirus, rispetto a quanto suggerito dai test anticorpali. Queste persone, che forse hanno sperimentato una risposta anticorpale tenue o non rilevabile dai test, dovrebbero essere protette se esposte per la seconda volta al virus. Gli scienziati hanno inoltre osservato l'immunità delle cellule T non solo nei malati di Covid-19 positivi al tampone, ma anche in molti dei familiari asintomatici esposti al contagio. In ogni caso, essi concludono che lo studio non necessariamente ci avvicina all'immunità di gregge e che sono necessarie altre analisi per capire se le cellule T siano in grado di bloccare completamente il virus o se possono proteggere un soggetto dall'ammalarsi, ma non impedirgli di trasmettere l'infezione.