Così vengono truffati e illusi i malati di cancro

Bicarbonato di sodio, studio sull'inconscio e piante. Sono solo alcuni dei metodi che certi medici usano per curare il cancro dei pazienti, truffandoli il più delle volte

Così vengono truffati e illusi i malati di cancro

Ciarlatani, imbonitori e guaritori improvvisati. Nell’inchiesta del Corriere della Sera sulle cure omeopatiche c’è di tutto. Il caso più eclatante è quello riguardante Tullio Simoncini, radiato nel 2006 dall’Ordine dei medici di Roma perché asseriva di poter guarire il tumore con infusioni di bicarbonato di sodio. Il guaio è che oggi esercita ancora la professione.

"Chi avvia verso strade alternative pazienti che potrebbero salvarsi con terapie efficaci non è medico. È un ciarlatano, un delinquente”, lo dice chiaramente Roberta Chersevani, radiologa, presidente della Federazione nazionale Ordini dei medici. "La ricerca ha compiuto passi da gigante – assicura il medico - "molti tumori e malattie gravi possono essere sconfitti. Non bisogna andare da chi vende finti miracoli. Si rischia la vita”. Ne sanno qualcosa le tre donne malate di cancro, giudicate guaribili con la chemioterapia, che sono morte dopo essersi rivolte ai metodi non scientifici del tedesco Hamer e del connazionale Max Gerson.

Ma anche in Italia c’è chi, come l’ex medico Gabriella Mereu che si accanisce contro la chemioterapia e promette di curare il cancro con l’inconscio. “La chemio causa mutazioni che portano tumori, mutazioni nelle cellule con alterazioni del... come si chiama?... genoma. Pensi che ho un’amica che stava morendo di cancro, le ho parlato, lei ha capito il meccanismo mentale che manteneva il tumore ed è guarita. Io agisco sul terreno psichico. Sblocco l’inconscio e le suggestioni che tengono in piedi la malattia”, ha detto la Mereu durante la presentazione di un suo libro. Il dottor Giuseppe Nacci, invece, giura di saper curare i tumori con la fitoterapia di origine giapponese, cioè con le piante. “Esistono migliaia di vitamine capaci di attivare le difese immunitarie contro le cellule tumorali” e che, in dosi adeguate “inducono l’apoptosi, cioè danno l’ordine di suicidio alle cellule tumorali. Lo sa — assicura Nacci al Corriere della Sera — che la percentuale di sopravvivenza di cinque anni per un malato di cancro è del 2% se fa la chemioterapia, del 30% se segue il metodo Gerson (basato, appunto, sulla cura ipervitaminica, ndr)?” Ma questa dieta anticancro non risulta avere alcuna validità scientifica e i numeri sono di pura fantasia, sostiene il Corriere che distingue tra prevenzione e cura. È vero che queste vitamine aiutano a prevenire alcuni tipi di tumori, ma non è provato che li curino.

Infine c’è Rita Brandi, è l'allieva di Di Bella che propone ai suoi pazienti la cura con l'ormone della crescita e prolattina. “Era il 1998, mia madre aveva un cancro al pancreas, diagnosi infausta, nessuna illusione chemioterapica.

Corsi a Modena dal professore, - dice la Brandi che racconta la sua esperienza personale e il suo incontro con Di Bella - lui fu chiaro, mi disse subito che non sarebbe morta di vecchiaia. Le avevano dato tre mesi di vita, visse dieci mesi, ma in condizioni decisamente migliori, meno dolori, voglia di fare, non era più una donna buttata sempre al letto”.

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