Covid, le mascherine senza la distanza non fermano la diffusione

Nella lotta al Covid il distanziamento sociale è fondamentale, anche utilizzando la mascherina protettiva: lo affermano i ricercatori dell'Istituto Americano di Fisica.

Il Covid non va in vacanza. Lo testimonia il bollettino di ieri, 23 dicembre, che ha registrato 14.522 positivi e 553 decessi, con un tasso di di positività sostanzialmente stabile che si attesta sull'8,2%. Ancora una volta il Veneto si conferma la regione con il maggior numero di casi (+3.357), seguono la Lombardia (+2.153), l'Emila-Romagna (+1.129) e la Campania (+1.067). Anche se tutte le speranze sono riposte nel vaccino ormai alle porte, non è questo il momento di abbassare la guardia. Si devono, infatti, rispettare tutte le norme anti contagio che prevedono, oltre all'uso della mascherina, il distanziamento sociale e il lavaggio frequente delle mani.

A maggior ragione ora che uno studio pubblicato in "Physics of Fluid" di AIP Publishing e condotto dai ricercatori dell'Istituto Americano di Fisica ha scoperto che indossare una mascherina potrebbe non essere sufficiente per prevenire la diffusione del contagio da Covid senza il distanziamento sociale. «Una mascherina - ha affermato Krishna Kota, uno degli autori dell'indagine - aiuta sicuramente, ma se le persone sono molto vicine le une alle altre, c'è ancora la possibilità di diffondere o di contrarre il virus. Non sono solo le mascherine che aiuteranno. Sono sia le mascherine che la distanza».

Nello specifico, gli scienziati hanno testato come cinque diverse tipologie di materiali per mascherine abbiano influenzato la diffusione delle goccioline che trasportano il coronavirus quando si starnutisce o si tossisce. Ogni materiale ha sì ridotto in maniera drastica il numero di goccioline, ma a distanze inferiori a 6 piedi (circa 1,8 m) è sopravvissuto un numero sufficiente delle stesse in grado di trasmettere l'infezione.

Gli studiosi hanno costruito una macchina che impiega un generatore di aria per imitare la tosse e gli starnuti. Il generatore, dunque, è stato utilizzato con la finalità di soffiare minuscole particelle di acqua mediante fogli laser in un tubo quadrato ermetico, dotato di telecamera. Il flusso delle goccioline nel tubo è stato poi bloccato con cinque differenti tipi di materiali per mascherine. In particolare una normale mascherina in tessuto, una mascherina in tessuto a due strati, una mascherina in tessuto a due strati bagnata, una mascherina chirurgica e, infine, una mascherina N-95.

Tutte le mascherine sono state in grado di catturare la stragrande maggioranza delle goccioline. Quella in tessuto consentiva il passaggio di circa il 3,6% delle stesse. La N-95 ne bloccava la trasmissione al 100%. Tuttavia, a distanza inferiore a 6 piedi, anche la percentuale di goccioline restanti può infettare qualcuno, soprattutto se il soggetto positivo al Covid tossisce o starnutisce più volte. Basti pensare che un singolo starnuto può trasportare fino a 200 milioni di minuscole particelle virali, a seconda di quanto il malato sia portatore.

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