Covid, quanti e quali sono i test per diagnosticarlo

Si sente spesso parlare di tampone naso-faringeo e test sierologico ma sono solo queste le metodologie disponibili per scovare la presenza del Coronavirus?

L'Italia è stretta nella morsa del Covid. Il Bel Paese, le cui regioni sono state suddivise in "giallo", "arancione" e "rosso" in base alla criticità, deve fronteggiare un nemico invisibile ma estremamente insidioso e le armi a sua disposizione sono sempre le stesse: mascherina, distanziamento sociale e frequente lavaggio delle mani.

Ma in caso di sospetta positività al Covid, cosa bisogna fare? A quale esame ci si deve sottoporre? Ecco quali sono i test maggiormente affidabili e come funzionano, vantaggi e limiti inclusi.

Covid e tampone, il metodo più affidabile

Ad oggi in Italia l'unico mezzo attraverso cui è possibile accertare con sicurezza la positività al Covid è il tampone naso-faringeo. Personale specializzato, obbligato a indossare tutti i dispositivi di protezione individuale (camice impermeabile, occhiali, visiera, cuffia, guanti e mascherine FFP2 o FFP3), preleva il campione da analizzare. L'esame, che seppur raramente può essere eseguito sull'escreato, ovvero il muco espulso dalle vie aeree inferiori, consiste nell'inserimento di due lunghi bastoncini simili a cotton fioc nelle narici e nella gola.

Durante la prima fase dell'indagine si estraggono gli acidi nucleici, al fine di confermare la presenza dell'RNA virale. Una volta constatata, si procede a individuare la presenza del virus della famiglia dei Coronavirus, cioè il SARS-CoV-2. Nel caso in cui questa fase risulti positiva, si vanno a ricercare i marcatori genetici specifici. Si tratta di quella parte virale non sottoposta a mutazioni.

Il livello di sensibilità è pari al 99%, tuttavia diminuisce se il tampone viene eseguito prima che il soggetto esprima una carica virale adeguata, quindi è necessario attendere almeno 48 ore dopo la comparsa della sintomatologia.

Covid e test sierologico rapido, perché effettuarlo?

Poiché servono a ricercare gli individui entrati in contatto con il virus e dunque a ricostruire la storia della malattia, i test sierologici sono uno strumento molto importante nella pianificazione del post lockdown.

Ne esistono di tue tipi, rapidi e quantitativi. I primi stabiliscono se un paziente ha prodotto anticorpi specifici mediante una goccia di sangue ottenuta per digitopuntura. I secondi invece, tramite il sangue raccolto in una provetta, dosano la quantità di anticorpi messi in circolo.

Entrambi gli esami vanno a cercare le immunoglobuline IgM e IgG. La rilevazione di IgM indica che l'infezione è recente e in corso, in quanto questi anticorpi si manifestano entro sette giorni dai primi segni clinici. Diversamente le immunoglobuline IgG compaiono dopo quattordici giorni e permangono anche quando il soggetto è guarito.

Sarebbe ideale avere esami per i linfociti CD8, i globuli bianchi della memoria immunitaria. Se presenti, un eventuale nuovo incontro con il patogeno genera una risposta immunitaria rapida ed efficiente, in grado di eliminare il virus prima dell'esordio della patologia.

Covid e test salivare, quali i limiti?

Il test salivare, a differenza degli esami sierologici che ricostruiscono la storia dell'infezione individuando le immunoglobuline IgM e IgG, misura direttamente la presenza o meno del virus, proprio come fa il tampone. Tuttavia non è in grado di calcolare la carica virale e, quindi, non può sostituirlo nella diagnosi.

Il bersaglio molecolare del test salivare è la proteina Spike di superficie del Covid, ovvero la glicoproteina mediante la quale esso riesce a penetrare nelle cellule umane per replicarsi. Poiché la saliva dei positivi al coronavirus contiene il patogeno e dal momento che il bersaglio è proprio una proteina, l'esame si basa su una reazione immunochimica. Per la precisione si tratta di una reazione specifica tra la proteina "S" del virus e un anticorpo diretto contro la stessa.

L'esame potrebbe affiancare il tamponcino, una nuova tipologia di tampone antigenico sperimentata presso l'Ospedale di Treviso che, non solo può essere manovrato direttamente dal paziente, ma viene altresì analizzato da un macchinario che costa solo mille euro.

Covid e bambini: il tampone salivare molecolare ideato per loro

Sulla scorta di un protocollo dell'Università di Yale, le quattro mamme ricercatrici Elisa Borghi e Valentina Massa del Dipartimento di Scienze della Salute, e Daniela Carmagnola e Claudia Dellavia del Dipartimento di Scienze Biomediche, Chirurgiche e Odontoiatriche della Statale di Milano, hanno messo a punto un tampone salivare molecolare per evitare che i bambini subiscano il fastidio di quello naso-faringeo.

Si tratta di un test veloce, affidabile e che richiede la raccolta di un campione di saliva tramite un piccolo rullo di cotone posizionato sotto la lingua. L'esito si ottiene in 24 ore. Il tampone salivare molecolare, che potrebbe essere messo a disposizione dei pediatri di famiglia, è efficace nell'identificare i soggetti con alta carica virale anche quando sono pre-sintomatici o asintomatici.

I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette.
Qui le norme di comportamento per esteso.