Il declino delle facoltà cognitive. Ecco cosa c'è dietro la demenza

L'ipotesi è stata avanzata dai ricercatori del Centre national de la recherche scientifique (CNRS) in uno studio pubblicato sul Journal of Neurology Neurosurgery & Psychiatry

Colpisce in particolar modo i soggetti con un'età superiore ai 65 anni. La demenza a corpi di Lewy è una patologia neurodegenerativa dell'encefalo caratterizzata da un progressivo declino delle facoltà cognitive di chi ne è affetto. Subito dopo il morbo di Alzheimer costituisce il 10-15% di tutte le forme note di demenza. Il suo nome deriva dalla presenza insolita nelle cellule della corteccia cerebrale e della substantia nigra di aggregati proteici insolubili noti come corpi di Lewy. Costituiti da una proteina chiamata alfa-sinucleina, questi ultimi sono gli stessi che si ritrovano all'interno dei neuroni dei pazienti affetti dal morbo di Parkinson e dall'atrofia multi sistemica.

Come per tutte le tipologie di demenza, anche quella a corpi di Lewy è la conseguenza di un cattivo funzionamento o del decesso dei neuroni dell'encefalo. Gli studiosi ritengono che ciò sia causato proprio dai corpi di Lewy formatisi nel citoplasma delle cellule cerebrali. Nonostante ciò si deve ancora chiarire cosa ne provoca la formazione e in che modo i neuroni vengono danneggiati. In merito a questo secondo punto si ritiene che i corpi di Lewy interferirebbero con la segnalazione chimica tra i neuroni della corteccia cerebrale e quelli della substantia nigra. Fattori di rischio del disturbo includono l'età avanzata e una certa predisposizione famigliare allo stesso.

Generalmente, nella fase iniziale, i sintomi della demenza a corpi di Lewy sono lievi. Man mano che il coinvolgimento delle cellule cerebrali diviene più ampio, le alterazioni delle abilità cognitive peggiorano in maniera inesorabile. Sebbene ogni soggetto rappresenti un caso a sé stante, le manifestazioni sono un misto tra i segni clinici dell'Alzheimer e quelli del morbo di Parkinson. Esse, dunque, comprendono: perdita di memoria, difficoltà di giudizio, pianificazione e pensiero, problemi di attenzione e vigilanza, depressione, allucinazioni uditive e visive. Ancora confusione, disturbi del sonno, difficoltà di masticazione e deglutizione, problematiche motorie e di linguaggio.

I ricercatori del Centre national de la recherche scientifique (CNRS), con uno studio pubblicato sul Jorunal of Neurology Neurosurgery & Psychiatry, hanno ipotizzato che gli ftalati potrebbero avere un ruolo nell'insorgenza della demenza a corpi di Lewy. Si tratta di una famiglia di sostanze chimiche organiche derivanti dal petrolio e impiegate come agenti plastificanti e solventi, i cui effetti tossici sul sistema endocrino e riproduttivo sono noti da tempo. All'indagine scientifica hanno preso parte 45 individui: 16 con demenza allo stadio prodromico, 8 con il disturbo in fase avanzata, 8 affetti da Alzheimer allo stadio iniziale e 13 con Alzheimer in forma progredita. Analizzando il liquido cerebrospinale dei partecipanti si è notato che i pazienti con demenza avevano livelli più elevati di un particolare ftalato, il Di-2-etilesilftalato. Gli ftalati sono in grado di penetrare nell'organismo tramite inalazione, ingestione o per via transucutanea. Al momento sono necessarie ulteriori ricerche per confermare quanto ipotizzato dagli scienziati francesi.

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Commenti
Ritratto di Beppe58

Beppe58

Lun, 14/09/2020 - 18:53

Il grande, abnorme, inspiegabile uso ed abuso di droghe, alcool, psicofarmaci porterà sempre più persone, ahimè giovani, verso questa penosa condizione.

pensaepoiagisci

Mar, 15/09/2020 - 16:09

Bandire il petrolio