Enuresi notturna, un disturbo dal forte impatto psicologico

L’enuresi è un disturbo diffuso che non interessa solo i bambini. Consiste nell’emissione involontaria di urina nel sonno. È ancora sottostimato perché genera disagio, ansie e preoccupazioni

Enuresi notturna, un disturbo dal forte impatto psicologico

L’enuresi notturna è l’emissione involontaria di urina nel sonno ed è un problema molto diffuso durante l’infanzia ma può verificarsi anche nell’età adulta. Interessa ben due 2 milioni di italiani; di questi, più di un milione e 200mila sono bambini e adolescenti tra i 5 e i 14 anni.

Tipologie e cause dell’enuresi

L’enuresi può iniziare a partire dai 5 anni, quando l’apparato urinario è ormai maturo. Questo disturbo può dipendere da un deficit del normale aumento della produzione notturna dell’ormone ADH. In questo caso si parla di “enuresi monosintomatica”. In altri casi, il problema è riconducibile a improvvise contrazioni del muscolo della vescica. Quest’ultime tendono a non essere inibite dalle strutture del cervello che dovrebbero, invece, tenerle sotto controllo.

Vi è, infine, la cosiddetta “forma mista”, caratterizzata dalla presenza contemporanea di entrambe le cause. Si è poi soliti distinguere l’enuresi primaria, quando il bimbo fa la pipì a letto quasi ogni notte e non c’è mai stato un periodo di almeno 6 mesi in cui abbia lasciato il letto asciutto, da quella secondaria. In quest’ultima, i problemi psicologici del bimbo ricoprono un ruolo rilevante.

Aspetti psicologici dell’enuresi

«L’aspetto psicologico non va mai trascurato - spiega la dottoressa Beatrice Casoni, medico psichiatra presso la Casa di Cura Quisisana di Ferrara e Direttore sanitario di Neurocare Bologna - sia che rappresenti la causa scatenante del problema, sia che evidenzi la conseguenza di un problema organico». Quando si parla di enuresi non si può non prendere in considerazione il contesto in cui il bambino vive. Infatti, le interazioni famigliari, gli eventuali cambiamenti di vita (separazioni, nascita di un fratellino, clima emotivo generale) sono aspetti che possono incidere non solo sulle cause, ma anche sul miglioramento del disturbo.

«È bene prestare attenzione alle richieste del bambino, più o meno esplicite, di aiuto. Chiedergli che cosa sente, che cosa prova, in modo da affrontare il problema senza perdere la calma, insieme al bambino, e renderlo partecipe della terapia. I piccoli non vanno mai puniti, ma compresi e sostenuti. E per evitare ripercussioni sull’autostima - prosegue la dottoressa Casoni - è bene spiegare ai genitori che il bambino non va mai giudicato, deriso o rimproverato. È importante concedere anche alla mamma e al papà uno spazio di ascolto. Spesso anche una madre può sentirsi inadeguata quando non riesce a risolvere il problema. Instaurare un sereno clima di dialogo all’interno della famiglia, condividendo anche le preoccupazioni degli adulti, permette a tutto il sistema di scaricare la pressione, allentando la tensione sul problema».

L’enuresi comporta sempre vissuti di disagio, sia nel bambino che nella famiglia che deve far fronte al problema. «Ciò che è importante evidenziare è che i bambini comunicano attraverso il corpo, perché faticano ad esprimere tramite il linguaggio verbale emozioni negative, fattori di stress o malessere emotivo. Nell’espressione emotiva infantile il corpo è sempre più “avanti” delle parole. Per questa ragione, disequilibri nelle funzioni fisiologiche legate alla regolazione sfinterica o all’alimentazione, sono spesso spia di qualcosa che si sta sregolando”: suggerisce il dottor Emiliano Monzani, Psichiatra e Direttore del Dipartimento di Salute Mentale e delle Dipendenze dell’ASST di Bergamo Ovest.

La sensibilità e il sostegno del genitore sono di fondamentale importanza per affrontare al meglio questo disturbo. «Un messaggio importante da trasferire ai genitori è che i bambini ci guardano h24. È sempre bene evitare di colpevolizzare o spaventare i bambini - ribadisce lo psichiatra - Più il contesto è rassicurante e accudente e capace di fornire la giusta “temperatura” emotiva e più consente alle emozioni di poter trovare vie adeguate di espressione, evitando blocchi o corto-circuiti emotivi".

Come affrontare l’enuresi

La diagnosi viene effettuata daI pediatra, dopo aver visitato il paziente e fatto compilare ai genitori il diario minzionale. Quest’ultimo viene raccomandato al fine riconoscere il tipo di enuresi e prescrivere una terapia adeguata. Nei casi più seri è necessario seguire una terapia farmacologica.

«È bene partire innanzitutto da alcune buone abitudini – spiega il dottor Antonio D’Alessio, chirurgo urologico pediatrico e pediatra, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Pediatrica dell’ASST Ovest Milanese, Ospedale di Legnano - come fare pipì prima di andare a letto, bere molto durante il giorno ma poco dopo le 18, ridurre i cibi salati e ricchi di calcio e contrastare sovrappeso e stitichezza. Solo nelle forme più severe di enuresi possono essere prescritti farmaci in base alla causa scatenante. Generalmente si prescrive l’ormone antidiuretico sintetico quando il problema è dovuto alla ridotta produzione di ADH e anticolinergici se l’origine del disturbo è la difficoltà nel controllo della vescica. Per le forme miste, infine, vanno assunti entrambi i farmaci».

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