Intolleranza al lattosio, ecco come riconoscerla

Anche se raramente, questo disturbo può essere causato dalla celiachia, ovvero un intolleranza permanente al glutine

Ne soffrono otto persone su dieci di età compresa tra i 20 e i 55 anni e circa il 40% degli italiani. Il disturbo, tuttavia, sembra essere diffuso in particolar modo fra gli asiatici e gli orientali. L'intolleranza al lattosio è una condizione in cui il consumo di latte e derivati provoca una reazione non allergica che si manifesta con disturbi gastrointestinali che vanno dal gonfiore alla diarrea. Questa problematica ha origine nell'intestino tenue ed è la conseguenza della mancanza o della riduzione degli enzimi deputati alla digestione del lattosio, ovvero lo zucchero contenuto nel latte. Tali enzimi, chiamati lattasi e presenti nell'orletto a spazzola delle cellule intestinali, hanno il compito di scindere il lattosio nei due zuccheri che lo costituiscono: il galattosio e il glucosio. Il primo è indispensabile per la formazione delle strutture nervose del bambino. Il secondo, invece, può essere considerato il substrato energetico primario dell'organismo. Per essere digerito, dunque, il lattosio deve essere scisso in due unità elementari. Sono rari i casi in cui la condizione è dovuta alla deficienza degli enzimi proteolitici fondamentali per la digestione delle proteine del latte.

Due sono le tipologie di intolleranza al lattosio, primaria e secondaria. La forma primaria è caratterizzata dalla mancata produzione da parte dell'organismo delle lattasi a causa di un difetto genetico. Per questo motivo la sintomatologia è presente già dall'infanzia. La forma secondaria, contrariamente, consiste in una perdita temporanea dell'enzima esito di infezioni, lesioni del tratto gastrointestinale, cambiamenti dietetici. In particolare, quando la dieta prevede solo una modesta e non frequente introduzione di latte e latticini, la sintesi di lattasi potrebbe non essere sufficiente. Ciò perché essa è un enzima inducibile, in grado cioè di aumentare numericamente in rapporto alla stimolazione del suo substrato. Il disturbo, infine, può essere causato dalla celiachia, ovvero un'intolleranza permanente al glutine, un complesso di sostanze azotate che si forma durante l'impasto, con acqua, della farina e di alcuni cereali (orzo, avena, segale, frumento, farro, kamut, spelta, triticale.

Quando il lattosio, come un qualsiasi altro residuo alimentare non digerito, permane nel tratto intestinale, viene fermentato dalla flora batterica. Il processo di fermentazione, richiamando liquidi nel colon e aumentando la produzione di gas, dà luogo ai principali sintomi dell'intolleranza al lattosio: meteorismo, gonfiore, flatulenza, diarrea, stitichezza, dolori addominali. Possono verificarsi, altresì, eruzioni cutanee, mal di testa, spossatezza e nausea. I segni clinici, la cui intensità varia da soggetto a soggetto, si manifestano dopo aver assunto alimenti contenenti lattosio. Qualora si sospetti un intolleranza al lattosio, la diagnosi si basa sull'esecuzione del cosiddetto test del respiro o breath test che valuta la concentrazione di idrogeno nell'aria espirata dopo un carico di lattosio. In presenza di disturbo conclamato, il primo passo è quello di consumare latte e derivati in piccole quantità, per poi aumentare le dosi in maniera progressiva in modo da stimolare la produzione di lattasi.

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