L'altezza può essere un fattore di rischio per alcune patologie?

Lo studio, condotto da Sridharan Raghavan dell'Eastern Colorado Health Care System, necessita di ulteriori approfondimenti

L'altezza può essere un fattore di rischio per alcune patologie?

Gli scienziati del Million Veteran Program hanno scoperto che l'altezza di un individuo potrebbe influenzare la possibiltà di contrarre in età adulta vari disturbi. Lo studio, condotto da Sridharan Raghavan dell'Eastern Colorado Health Care System, è stato pubblicato sulla rivista PLOS Genetics. Generalmente l'altezza non è considerata un fattore di rischio per le malattie. Ricerche precedenti hanno cercato di indagare in maniera approfondita l'eventuale correlazione ma non si è compreso se essa abbia una base biologica o se invece sia dovuta ad altri fattori. A determinare quanto un soggetto sarà alto da adulto sono i geni ereditati dai genitori e altri elementi quali: la nutrizione, lo stato socioeconomico, l'età e il sesso.

Per questa nuova indagine il team ha esaminato i dati medici e genetici di oltre 280mila pazienti. Questi dati sono poi stati confrontati con un elenco di 3.290 varianti genetiche associate all'altezza geneticamente prevista. Dall'analisi è emerso che essere alti significa avere meno probabilità di soffrire di problematiche cardiovascolari: ipertensione, ipercolesterolemia, malattia coronarica. Tra queste, tuttavia, non figura la fibrillazione atriale che, invece, è considerata una condizione associata a un'altezza maggiore.

Al contrario essere alti potrebbe essere un fattore di rischio per lo sviluppo di una serie di patologie più o meno gravi, in primis la neuropatia periferica. Studi precedenti avevano infatti individuato una connessione fra l'altezza e una conduzione neuronale più lenta. Alla neuropatia sono associate la disfunzione erettile e la ritenzione urinaria. Altri disturbi potenzialmente correlati all'essere alti sono: la cellulite, gli ascessi cutanei, le ulcere croniche delle gambe, l'osteomielite. Ancora le vene varicose, la trombosi e le deformità delle dita dei piedi.

Raghavan ha così concluso: "Sono necessarie ulteriori analisi prima che questa ricerca possa essere tradotta in cure cliniche. Il lavoro futuro dovrà capire se l'incorporazione dell'altezza nelle valutazioni del rischio di malattia sia in grado di offrire informazioni importanti per le strategie che indagano sui fattori che predispongono a condizioni specifiche. Inoltre sarà fondamentale approfondire i potenziali meccanismi che legano l'altezza a queste patologie".

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