Post Covid, il dolore muscolare colpisce circa il 50% dei pazienti

L'algia cronica può durare fino a sei mesi dopo il contagio e non risponde bene alla terapia farmacologica

Post Covid, il dolore muscolare colpisce circa il 50% dei pazienti

Si è concluso a Bologna il 17 settembre il Congresso Nazionale di FederDolore-SICD (Società Italiana Clinici del Dolore) nel corso del quale si è dato ampio spazio alle ripercussioni post Covid. La voce dolore ha ricoperto uno spazio importante. Basti pensare, infatti, che circa la metà dei pazienti che ha contratto l'infezione ha dovuto fare i conti con un dolore muscolare generalizzato.

A questo sono seguiti: cefalee acute (6-21%), mal di gola (5-17%), algia toracica (2-21%), oculare (16%) e addominale (12%). Sono poi stati riscontrati sempre più di frequente fastidi a carattere algico che interessano il viso e la nuca. Un'indagine nata dalla collaborazione di neurologi, rianimatori e patologi del Centro di ricerca 'Aldo Ravelli' UniMi ha cercato di capire il motivo per cui il coronavirus compromette la funzionalità muscolare.

Nello studio, guidato dallo scienziato Tommaso Bocci e pubblicato su "Journal of Neurology", è stato descritto il percorso del Covid tra polmone e cervello lungo il nervo vago che controlla diverse funzioni corporee. Il patogeno, dunque, non è presente solo nelle aree cerebrali adibite al controllo del respiro. Ciò significa che le alterazioni respiratorie osservate fin dai primi casi gravi non sono ascrivibili esclusivamente alla polmonite. Esistono tre vie che il virus può utilizzare per scatenare il dolore: quella diretta, quella mediata dall'infiammazione e come conseguenza del protrarsi della malattia.

Quando persiste lo stimolo flogistico si verificano anomalie a livello del sistema nervoso con una cronicizzazione che colpisce il 30% dei soggetti. Emanuele Piraccini, specialista della Terapia del dolore presso l'Ospedale Bellaria di Bologna, fa altresì notare che gli individui affetti da algia cronica, se colpiti dal Covid, hanno avuto una notevole riacutizzazione. Inoltre lo stesso dolore in corso di infezione di coronavirus presenta un effetto negativo su tutto il decorso della malattia. Un esempio? Un paziente che ha una sindrome algica toracica e non riesce a tossire può accumulare secrezioni a livello polmonare e contrarre con maggiore facilità infezioni o polmoniti.

Il dolore che può durare fino a sei mesi dopo il contagio non risponde bene alla terapia farmacologica. A preoccupare, poi, sono le nuove sindromi algiche a livello del volto e della nuca, quali nevralgie trigeminali e occipitali. Sebbene siano più rari, i casi stanno aumentando. Conclude Giuliano De Carolis, presidente DafeDolore-SICD: «Ci dovremo attrezzare a dover gestire una nuova emergenza post pandemica che ci vedrà impegnati sia con i soggetti che hanno dovuto fare i conti con un difficile accesso alle cure, sia con quanti hanno sviluppato dolore cronico come conseguenza dell'infezione. Si tratta di coloro che hanno manifestato un'algia persistente anche a distanza di mesi dalla guarigione. Per la precisione è quel 4% di pazienti Covid più gravi, ricoverati o addirittura intubati».

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