Trombosi venosa cerebrale, scoperto il meccanismo molecolare dello sviluppo

In futuro si potranno usare bloccanti del recettore piastrinico GPIIb/Illa nei pazienti in cui l'eparina si rivela inefficace

Scoperto il meccanismo molecolare della trombosi venosa cerebrale

La trombosi venosa cerebrale è un raro disturbo circolatorio che, a differenza del classico ictus, colpisce più spesso i giovani. Per ragioni sconosciute, si formano coaguli di sangue (trombi) nelle vene cerebrali che ostruiscono il flusso sanguigno e causano danni al tessuto cerebrale. Nella primavera dello scorso anno la trombosi venosa cerebrale è finita sotto i riflettori come effetto collaterale dei vaccini anti Covid AstraZeneca e Janssen. Contestualmente numerose indagini epidemiologiche hanno dimostrato che i pazienti affetti da coronavirus hanno un rischio più elevato di sviluppare questa grave complicanza.

Gli scienziati del Rudolf Virchow Center for Integrative and Translational Bioimaging dell'Università di Würzburg e dell'Ospedale Universitario di Würzburg hanno dimostrato per la prima volta che l'attivazione di due recettori specifici sulla superficie delle piastrine nel sangue provoca la trombosi venosa cerebrale. Lo studio è stato pubblicato su "Nature Cardiovascular Research". Secondo i ricercatori questa importante scoperta potrebbe essere la base per una nuova terapia altamente efficace contro questa malattia rara, ma grave.

Fino ad ora i processi molecolari coinvolti nello sviluppo della trombosi venosa cerebrale non erano molto chiari e non esistevano modelli di ricerca adatti per approfondirli. Si conoscevano solo i fattori di rischio, tra cui puerperio, contraccezione orale e infezioni. Inizialmente il team voleva capire se un anticorpo contro il recettore CLEC-2 sulle piastrine fosse in grado di aumentare la tendenza al sanguinamento quando iniettato nel flusso sanguigno. In maniera inaspettata l'anticorpo ha innescato convulsioni e altri deficit neurologici negli animali trattati, oltre a un calo della conta piastrinica. Tali sintomi erano molto simili a quelli accusati dai pazienti con trombosi venosa cerebrale acuta.

Effettivamente ulteriori indagini hanno dimostrato che gli animali avevano sviluppato una grave trombosi venosa cerebrale in pochi minuti, senza formazione di coaguli in altri organi. Gli studiosi hanno ipotizzato che il legame dell'anticorpo alteri le proprietà del recettore CLEC-2. Ciò si tradurrebbe in un'attivazione delle piastrine che si raggruppano nella circolazione venosa cerebrale, innescando così la trombosi. Resta un mistero il perché siano colpite solo le vene del cervello. Gli scienziati hanno scoperto che oltre a CLEC-2, nell'avvento del disturbo è coinvolto anche un secondo recettore piastrinico, GPIIb/Illa e che solo l'interazione di entrambi i recettori porta alla formazione di trombi nel cervello.

Risultati alla mano, i ricercatori hanno cercato sostanze attive in grado di bloccare i fenomeni trombotici. Un coagulo di sangue è formato dalla combinazione di due processi: coagulazione plasmatica e attivazione piastrinica. Il trattamento della trombosi venosa si basa generalmente sulla somministrazione di eparina. Tuttavia nelle trombosi venose cerebrali prese in esame l'eparina aveva un effetto protettivo minore. Il team ha quindi focalizzato l'attenzione sui recettori piastrinici. Quando questi ultimi sono stati bloccati in anticipo, la trombosi venosa cerebrale non si è sviluppata.

Inoltre l'inibizione delle piastrine ottenuta bloccando il recettore GPIIb/Illa, si è rivelata estremamente efficace anche dopo l'insorgenza della sintomatologia neurologica. Il blocco del recettore, infatti, ha subito fermato la formazione di trombi nelle vene cerebrali, gli animali trattati si sono ripresi completamente e non si sono verificate complicazioni emorragiche. Questi risultati possono aprire la strada all'uso di bloccanti GPIIb/Illa in quei pazienti in cui la trombosi venosa cerebrale progredisce nonostante il trattamento con eparina.

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