Shigella, il batterio responsabile della dissenteria

La particolarità di questo batterio è che colpisce solamente l'uomo, la trasmissione dunque non può che essere interumana

Con il termine Shigella si intende un genere di batteri a bastoncello, non mobili, gram negativi e con una bassa resistenza al calore e agli stress ambientali. Per la precisione ne esistono quattro specie: Shigella dysenteriaee, flexeneri, sonnei (le più comuni) e boydii. Ad ognuna di esse appartengono poi diversi sierotipi. Poiché fa parte della famiglia delle enterobatteriacee, al pari della salmonella e dell'escherichia, non sorprende che sia l'intestino umano l'habitat ideale di questo batterio e non è nemmeno un caso se esso sia responsabile della dissenteria. La Shigella presenta anche un'altra particolarità. Colpisce, infatti, solamente l'uomo e la trasmissione, dunque, non può che essere interumana.

Il contagio avviene prevalentemente mediante contaminazione fecale dei cibi e dell'acqua. Ad esempio il contatto diretto con le feci durante il cambio di un pannolino, se non seguito da un accurato lavaggio delle mani, favorisce la trasmissione della malattia dal bambino all'adulto. La Shigella potrebbe essere contratta anche nuotando in fonti idriche inquinate da liquami e liquidi fognari. La pulizia delle mani è poi fondamentale se si esegue una manipolazione del cibo. A tal proposito gli alimenti devono essere protetti anche dalla polvere e dalle mosche (possibili veicoli dell'infezione) e conservati in frigorifero per impedire la moltiplicazione batterica. Pur essendo una patologia tipicamente alimentare, la shigellosi rientra altresì nella categoria delle malattie veneree.

Una volta giunte nell'intestino, poche cellule di Shigella (10-100) sono in grado di provocare una condizione nota come dissenteria bacillare, caratterizzata da diarrea, dolori addominali crampiformi, disidratazione intensa e tenesmo ano-rettale. Occasionalmente, specie nei bambini di età inferiore ai 10 anni tra l'altro maggiormente predisposti alle crisi convulsive, si riscontrano vomito e febbre elevata. L'invasione delle pareti intestinali da parte del batterio genera alterazioni del trasporto elettrolitico e lesioni tissutali con conseguente emissione di feci miste a muco e a sangue. Nelle forme lievi esse vanno incontro a completa guarigione, diversamente la mucosa può rimanere segnata da cicatrici fibrotiche con stenosi e formazione di polipi multipli.

Il tempo di incubazione varia da una decina di ore ad una settimana, ma dura un paio di giorni. La terapia della shigellosi, che nei soggetti immunodepressi può rivelarsi fatale, si basa soprattutto sulla reidratazione dei liquidi persi con la diarrea. Nei bambini è indicato il ricorso a soluzioni specifiche arrichite con elettroliti come sodio, potassio e calcio. Sconsigliato, invece, l'utilizzo di farmaci antidiarroici che possono aggravare il quadro clinico. Gli antibiotici vanno somministrati solo nei casi più gravi. Il contagio può essere prevenuto seguendo scrupolosamente alcune norme igieniche:

- Non accettare alimenti di dubbia provenienza;

- Nei limiti del possibile cercare di non toccare altre persone e, se si nutrono sospetti, lavarsi sempre le mani prima di portarle alla bocca;

- Non bere mai acqua non confezionata, soprattutto in Paesi poco sviluppati. In caso contrario l'acqua va consumata previa bollitura.