Sport in pandemia, lo studio: "Solo svantaggi dall'interruzione"

Ricercatori italiani hanno analizzato la propensione ad ammalarsi dei giovani atleti: chi non si è mai fermato si è ammalato meno

Sport in pandemia, lo studio: "Solo svantaggi dall'interruzione"

Mai più limiti all’attività sportiva, soprattutto se si è giovani. Perché le ragioni per le quali si sono chiuse palestre, piscine e perfino i campi sportivi all’aperto durante la pandemia non hanno giustificato i danni provocati dall’assenza di movimento. Non si sono rivelate neppure misure utili a contenere contagi e malattie gravi, poiché per questo, sarebbe bastato evitare i contatti in docce e spogliatoi. Sono le conclusioni cui è giunto uno studio italiano pubblicato sull'International Journal of Environmental Research and Public Health.

“Abbiamo condotto un'indagine retrospettiva nazionale su 1.764 atleti di età pari o inferiore a 25 anni per studiare il rapporto rischi/benefici della chiusura dello sport durante i picchi della pandemia di Covid-19 in Italia” ha affermato Sara Raimondi, dell'Istituto Europeo di Oncologia di Milano (Ieo), prima autrice dello studio.

Lo studio

Sono state fatte analisi per studiare l'associazione tra la pratica sportiva durante il periodo di studio e il rischio di infezione da SARS-CoV-2 negli atleti e nelle loro famiglie; il cambiamento dell'indice di massa corporea (BMI) e l'aderenza alle linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per l'attività fisica.

Chi è più costante nello sport si ammala meno

La percentuale di soggetti positivi al test SARS-CoV-2 è risultata simile fra chi ha praticato attività sportiva e chi non ha fatto sport. Poi, guardando ai soggetti che praticavano sport all'interno di una società/centro sportivo organizzato, il rischio di positività al virus è risultato ridotto per gli atleti che non avevano mai interrotto il proprio allenamento.

Chi ha interrotto l'attività sportiva ha mostrato un aumento dell'1% dell'indice di massa corporea (IMC). L'aderenza alle linee guida dell'OMS per l'attività fisica era significativamente più alta per gli atleti che avevano continuato l'attività sportiva. In conclusione, la chiusura e le limitazioni dello sport hanno avuto un importante impatto negativo sulla salute generale dei giovani atleti, risultando inefficaci anche nel ridurre la diffusione del Covid-19.

Quali misure adottare

Gli autori hanno sottolineato che l’uso della mascherina durante la pratica dell’attività sportiva non solo non ha mostrato di ridurre la diffusione del virus ma ha rischiato di aumentare la proliferazione di colonie fungine e batteriche, ed è per questo sconsigliato dall'American Academy of Pediatrics.

Le misure preventive più efficaci in ambito sportivo sono state il triage e il divieto di utilizzare spogliatoi e docce. "Il nostro studio ha evidenziato come la chiusura delle attività sportive abbia portato ad un aumento del peso corporeo e abbia ridotto la percentuale di bambini e ragazzi con un adeguato livello di attività fisica rispetto alle raccomandazioni dell'OMS" ha concluso Sara Raimondi.

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