Quell'antico virus umano che causa il tumore al seno

Lo studio, pubblicato su 'Aging', è stato condotto da un gruppo di ricercatori dell'Università di Pisa

Secondo recenti stime statistiche circa una donna su dieci ne viene colpita nel corso della vita. Il tumore al seno, ovvero la neoplasia più frequente del sesso femminile, si caratterizza per la formazione di un tessuto costituito da cellule che crescono in maniera anomala e abnorme all'interno della ghiandola mammaria. Allo stadio iniziale il carcinoma è confinato nel tessuto adiposo (Stadio 1). Successivamente può diffondersi nelle immediate vicinanze (Stadio 2) o estendersi ai tessuti sottostanti della parete toracica (Stadio 3). Lo stadio 4, infine, corrisponde al cosiddetto tumore al seno metastatico. Le cellule cancerose hanno oramai raggiunto gli altri organi, in particolar modo il cervello, il fegato e i polmoni.

Non sono ancora note le cause di questa forma neoplastica, esistono tuttavia fattori di rischio in grado di favorirne la comparsa. Primo fra questi l'età. La maggior parte dei casi, infatti, viene diagnosticata in pazienti con un'età superiore ai 50 anni. Sotto la lente di ingrandimento, poi, il menarca prima dei 12 anni, la familiarità, la nulliparità, la menopausa tardiva e la prima gravidanza dopo i 30 anni. Circa il 10% delle donne malate, soprattutto giovani, ha più di un parente affetto dal carcinoma. Diversi studi hanno inoltre dimostrato che lo stesso può essere l'esito di un uso prolungato ed eccessivo di estrogeni. Infine, a determinare il cancro alla mammella, è anche una ormai riconosciuta predisposizione genetica. Tra le mutazioni più note vi sono quelle a carico dei geni oncosoppressori BRCA-1 e BRCA-2, dai quali dipende il 50% delle tipologie cancerose ereditarie.

È bene, tuttavia, specificare che in questi casi si eredita la predisposizione al tumore al seno, non la malattia stessa. Ulteriori fattori di rischio includono: sovrappeso, obesità, sedentarietà, fumo di sigaretta, abuso di alcol, dieta povera di frutta e verdura. L'obiettivo principale è la prevenzione, consistente nell'osservazione periodica del seno finalizzata alla scoperta di eventuali anomalie e alla formulazione, dunque, di una diagnosi precoce. Il primo segno clinico a cui si deve prestare attenzione è l'aumento della consistenza della mammella legato alla presenza di noduli. Da non sottovalutare, poi, le piccole rientranza della cute, le secrezioni sierose o ematiche, le lesioni eczematose e l'ingrossamento dei linfonodi sotto l'ascella.

Il tumore al seno potrebbe essere provocato da un virus antico, presente nell'uomo già dall'Età del Rame. Ad affermarlo un gruppo di ricercatori dell'Università di Pisa guidati da Generoso Bevilacqua. Per lo studio, pubblicato su Aging, sono stati analizzati i resti di 36 soggetti vissuti fra il 2700 a.C. e il XVII secolo d.C. In sei di essi sono state trovate tracce di un virus umano fino ad ora sconosciuto, ovvero un betaretrovirus simile all'MMTV (Mouse Mammary Tumor Virus), responsabile delle neoplasie alla mammella del topo. Anche in questo caso, cioè all'epoca della diffusione dell'agricoltura avvenuta circa 10mila anni fa nella cosiddetta 'mezzaluna fertile', potrebbe essere avvenuto il 'salto di specie' o 'spillover' dal topo all'uomo. Il cancro al seno non sarebbe l'unica neoplasia a origine virale, basti pensare ad esempio ai tumori delle alte vie respiratorie, del fegato, dell'esofago, del collo dell'utero. La scoperta potrebbe rivelarsi fondamentale per la messa a punto di nuove opzioni preventive e terapeutiche.

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