"Abbiamo già vaccinato i bambini". Cosa succede in Israele

Tutte le strategie di Israele per sconfiggere la pandemia da Covid 19: green pass solo con la terza dose, vaccini agli under 12 e mascherina sempre

"Abbiamo già vaccinato i bambini". Cosa succede in Israele

Israele è stato capofila nella lotta all’epidemia da Covid-19. È stato il primo Paese al mondo a procedere con una massiccia vaccinazione della popolazione e il primo comprendere che fosse necessaria la somministrazione di un booster del vaccino, una terza dose. Israele, dunque, anticipa quello che sta succedendo e succederà in tutti i Paesi colpiti dalla pandemia.

La collaborazione internazionale per contrastare il Covid19

“Nell’ultimo anno siamo stati molto vicini al governo italiano e anche a varie Regioni, ci siamo confrontati sul covid in generale e sulla campagna di vaccinazione in particolare - a dirlo è a ilGiornale.it è Arnon Shahar, capo della task force anti Covid del Maccabi Healthcare Services -. Questa bilateralità ci porta a condividere il know how perché quello che succede da noi non è diverso da quello che succede in Italia”. Una collaborazione tra i due Paesi che ha portato un’equipe di medici israeliani in Piemonte nelle prime fasi della pandemia. “La prima cosa che ho fatto quando ho iniziato a lavorare in Italia è stata inviare una delegazione di nostri medici in Piemonte per aiutare a combattere la pandemia - ci racconta Alon Simhayoff, vice capo missione dell’Ambasciata d’Israele, a margine di un convegno organizzato dall’associazione “Ricostruire” di Stefano Parisi -. L’unica strada è la collaborazione internazionale. Nell’ultimo anno abbiamo fatto un virtual meeting ogni due settimane tra i nostri ministri della salute per scambiarci le informazione e imparare dalle rispettive esperienze. È stato molto utile per entrambi i paesi, perché quello che stava succedendo in Italia sapevamo che sarebbe successo in Israele, e viceversa”.

Vaccino anti Covid: un appuntamento fisso?

Infatti dopo l’esperienza israeliana anche in Italia si è partiti con la distribuzione delle terze dosi e sta serpeggiando il dubbio che il “richiamo della vaccinazione anti covid” diventerà un appuntamento fisso, come il vaccino antinfluenzale. “Spetta a noi, medici e scienziati, capire quanto durerà il terzo booster - continua Arnon Shahar, anch’egli presente al convegno -. Bisogna capire quanto durerà la risposta anticorpale, sei mesi, nove mesi, un anno? Speriamo anche di più. Valuteremo in futuro come abbiamo fatto ora. Occorre aspettare, avere un po’ di pazienza, non tirare a indovinare”.

Green pass solo a chi ha fatto la terza dose

Israele ha scelto di seguire una linea dura anche nell’emissione dei green pass che sarà rilasciato solo ai vaccinati con la terza dose. “Abbiamo imparato sul campo che la vaccinazione ha effetto per 5-6 mesi, per questo rilasciamo il green pass a chi ha ancora una protezione attiva - aggiunge il vice Capo missione israeliano -. Questa è la ragione per la quale quando abbiamo iniziato a somministrare la terza dose abbiamo fato un upgrade del Green pass. Ora sappiamo che occorre fare la terza dose, così come sappiamo che occorre tenere la mascherina. Imparando combattiamo la pandemia”.

I no-vax e i no-pass in Israele

Anche Israele si confronta con una parte della popolazione, la più tradizionalista, che non ha fiducia nel vaccino e che vede il Green pass come un’imposizione che limita la libertà. “Abbiamo anche noi i no vax e gli esitanti, che in fin dei conti sono la maggior parte. Tuttavia per me non bisogna forzare la popolazione a fare il vaccino. Chi non vuole fare il vaccino fa il tampone per avere il green pass - continua il capo della task force anti covid -. Sono solo tre i gruppi che devono essere vaccinati: i gli operatori sanitari, le forze dell’ordine, e il personale del sistema educativo. I maestri devono essere vaccinati altrimenti non potremo continuare a convivere con la malattia e saremo costretti a chiudere le scuole. Noi vogliamo scrivere la parola fine sulla pandemia”. Sovente chi è meno propenso a sottoporsi alla vaccinazione si affida a fonti informative poco accurate. “C’è un problema con le fake news - continua Shahar -. Per questo bisogna cercare informazioni solo da fonti attendibili. Noi testimoniamo i fatti, abbiamo sempre detto la verità anche sugli effetti collaterali. Abbiamo parlato noi per primi della miocardite, solo per fare un esempio, abbiamo condiviso l’informazione con gli americani, con gli italiani perché fa parte della nostra politica di condivisione dei dati”.

La vaccinazione dei minori di 12 anni

Altra questione delicata è la vaccinazione dei più piccoli, bambini compresi tra i 5 e i 12 anni, che Israele ha già iniziato. “Negli ultimi mesi abbiamo vaccinato circa un centinaio di ragazzi con età inferiore ai 12 anni gravemente malati, con cardiopatie, problemi polmonari e altre malattie croniche - continua Arnon Shahar -. Il profilo di sicurezza è stato buonissimo, effetti collaterali non dissimili da quelli degli adulti, nessuna miocardite e nessuno di loro si è ammalato di covid nonostante abbiamo avuto la quarta ondata. Avremmo voluto avere 5 anni per studiare tutto ma a volte, in questo ultimo anno e mezzo, abbiamo preso decisioni in condizioni di incertezze perché è più importante proteggere i nostri ragazzi che aspettare. L’abbiamo fatto anche con gli adulti e con i ragazzi di 12-15 anni. Abbiamo confermato sul campo i dati che Pfizer ci aveva fornito”.

Vaccinare non basta, occorre curare

Vaccinare la popolazione non basta per sconfiggere davvero la pandemia. Il passo successivo deve essere affidato ai farmaci che curano l’infezione. “Abbiamo tante medicine sulle quali si sta facendo ricerca, molto spesso abbiamo usato gli anticorpi monoclonali per le persone che sono a rischio e leggermente malate - aggiunge Shahar -. Spero che nelle prossime settimane avremo anche una terapia orale. I vaccini e i farmaci ci stanno portando verso la fine di questa pandemia. Ci vorrà ancora del tempo ma secondo me siamo più vicini alla fine che all’inizio”.

La lotta alla pandemia migliora l’immagine di Israele nel mondo

Uno degli aspetti grazie al quale Israele è riuscita a portare avanti con successo e rapidità la campana vaccinale è la digitalizzazione pressoché totale della sua sanità. “Abbiamo iniziato un processo di digitalizzazione del sistema sanitario circa 20 anni fa e questo ci ha permesso di realizzare una campagna vaccinale rapida ed efficace - ci dice il vice capo missione Alon Simhayoff -. Perché noi conoscevamo i dati dei nostri cittadini, le loro condizioni di salute, dove vivevano, e siamo riusciti a contattarli in maniera rapida. Inoltre abbiamo avuto la possibilità di analizzare i big data e questo è stato utile per noi ma non solo, per il mondo intero avere Israele come punto di riferimento è stato utile”. Un vantaggio doppio, sanitario e geopolitico, che ha aiutato il paese a migliorare la propria immagine. “Israele è un paese innovativo, che fa grandi investimenti nella scienza e nella ricerca, con un importante sistema industriale, siamo leader in molti campi e abbiamo una forte economia - continua il vice ambasciatore -. Invece spesso sui giornali Israele è associato solo al conflitto con i palestinesi. Essere stati così efficienti nella vaccinazione è stata la nostra strada per migliorare la nostra immagine esterna, anche in Italia”.

La ripresa del turismo e dell’economia

Un “effetto collaterale” positivo che potrà avere riflessi anche sull’economia del turismo. Dal 1° novembre, infatti, Israele ha riaperto i suoi confini ai turisti. “Quando la pandemia è iniziata noi chiudemmo il Paese, il cielo, l’economia per evitare che la pandemia entrasse in Israele. Poi è incominciata la campagna di vaccinazione - continua il vice ambasciatore Alon Simhayoff -. Ora le cose sono cambiare, ora occorre convivere con la pandemia, aprire l’economia, aprire ai turisti. È una grande opportunità dopo un anno e mezzo n cui non abbiamo avuto rapporti interpersonali ma solo virtuali. Ora è possibile visitare Israele, vedere, sentire i nostri luoghi e provare ii nostri sapori. È una grande chance per Israele ma anche per gli italiani e gli europei.

Non ci sono rischi per i turisti perché la grande maggioranza della popolazione è vaccinata, molti anche con la terza dose. Per Israele c’è il rischio di ricevere nuove varianti ma è un rischio che ci sentiamo di assumere e monitoreremo la situazione in maniera più stringente”.

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