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Arnon Shahar: "Ecco le armi usate da Israele per uscire dall'incubo Covid"

Vaccinazioni di massa, passaporto vaccinale, centralizzazione del sistema sanitario. La strategia israeliana per uscire dalla pandemia spiegata da Arnon Shahar, responsabile Piano vaccini di Israele.

Arnon Shahar: "Ecco le armi usate da Israele per uscire dall'incubo Covid"

Nei giorni scorsi da Israele sono arrivate le immagini della vita che è ripartita come prima della pandemia. Israele è il primo Paese al mondo per percentuale di vaccinati, ha inoculato 7.132.468 di dosi e circa metà della popolazione ha ricevuto entrambe le dosi del vaccino. Per gestire questa nuova fase il Paese si è dotato di un passaporto vaccinale, chi lo possiede può accedere a cinema, teatri, stadi e ristoranti. Del “miracolo” Israele ne abbiamo parlato con Arnon Shahar, responsabile Piano vaccini di Israele.

In Israele la vita è ripartita come prima del Covid?

“No, con calma. Non è come prima del covid ma stiamo riaprendo un po’ tutto: i ristoranti, i teatri, certo con pubblico contingentato, vaccinato e con il patentino verde. Pensi che questo weekend ci sarà la prima partita di calcio con qualche migliaio di persone, tutti ovviamente vaccinati e distanziati. Anche le scuole stanno riaprendo con un maggior numero di ragazzi in presenza. Ci vuole ancora un po’ di pazienza, anche se è contro la nostra mentalità, che è molto simile a quella italiana. Ci vuole pazienza anche se siamo vaccinati. Abbiamo bisogno del tempo di pensare, elaborare con calma. Chiaramente le persone non hanno pazienza, ma se aprissimo tutto andremmo incontro a critiche proprio perché abbiamo aperto tutto. Tutti stiamo vivendo questo stress".

Cos’è il patentino verde, o passaporto vaccinale, e come funziona?

"Il passaporto vaccinale è un documento che permette una circolazione più libeta. Può essere rilasciato in due casi: o se ci si è ammalati e si è guariti, o se ci si è vaccinati con entrambe le dosi. I vaccinati, dopo una settimana dalla seconda dose, possono richiedere il Green Pass sul sito del Ministero della salute. Basta inserire i propri dati nel sito del Ministero, questi dati sono sincronizzati con quelli della Cassa Mutua presso la quale si è stati vaccinati. In questo modo viene emesso un documento, anche in lingua inglese, un patentino verde che può essere utilizzato per accedere ai ristoranti, agli stadi e agli alberghi".

Con una graduale apertura c’è il timore che possano arrivare nuove varianti del virus nel Paese. Come pensate di fronteggiare questo rischio?

"Il problema non sono le varianti di per sé. Le varianti sono la conseguenza dell’aumento del numero dei malati. Noi stiamo uscendo ora dalla terza ondata. Due settimane dopo la fine della seconda ondata l’indice RT salì a 1,2, ora, dopo la campagna vaccinale, siamo 0,68. Abbiamo meno malati e meno malati gravi. Questo ci dà la possibilità di andare avanti con le riaperture e far ripartire la nostra economia. Le varianti saranno solo una frazione della quantità di malati. Quando la maggior parte della popolazione sarà vaccinata, avremo meno malati e dunque meno varianti".

Israele ora è accessibile ai turisti? Gli aeroporti sono aperti?

"Per la maggior parte gli aeroporti sono chiusi. Piano piano stiamo riaprendo. Il prossimo sabato le prime linee aeree riprenderanno le loro attività".

Queste riaperture aumenteranno i rischi di trasmissione di varianti del virus non neutralizzate dai vaccini.

"Certo, riaprendo gli aeroporti avremo due rischi: da un lato i nostri vaccinati che andranno all’estero potrebbero riportare in Israele delle varianti, dall’altro i turisti non vaccinati potrebbero portare delle varianti. Detto ciò chi verrà in Israele, se non vaccinato, dovrà fare un tampone. Dobbiamo ancora decidere se anche chi è vaccinato dovrà fare un tampone per consentire il sequenziamento genetico. Ora le domanda che ci poniamo sono: “Come gestiamo la pandemia ora che la maggior parte delle persone è vaccinata?”, “Continuiamo a dare la caccia alle varianti o all’indice RT?”, “Continuiamo a fare i tamponi a tutti?”. Ci stiamo pensando e probabilmente sceglieremo una via intermedia: niente quarantena ma sempre il tampone per permettere di fare il sequenziamento genetico".

Quando sarà raggiunta l’immunità di gregge nel vostro Paese?

"Mi hanno fatto questa domanda il 16 dicembre 2020, quattro giorni prima che partisse la campagna vaccinale. Allora dissi che ci saremmo arrivati a metà aprile, ora mi sento di dare la stessa risposta. A metà aprile riusciremo a tornare a una pseudo normalità, alla nostra routine".

È stato facile convincere i vostri concittadini vaccinarsi? In Italia stiamo avendo diversi resistenze.

"Il punto non è che sia stato facile. Prima di partire ci siamo preparati molto. Per dare l’esempio di fiducia nella scienza e nel vaccino il primo ministro si è vaccinato, il presidente, i medici responsabili di tutte le Casse Mutue si sono vaccinati live. Io mi sono vaccinato il 20 dicembre in diretta per rassicurare tutti i miei colleghi. Questo ha fatto sì che i colleghi si siano associati e, a loro volta, siano stati di esempio per i loro pazienti. La popolazione si è fidata e le richieste per vaccinarsi erano superiori alla nostra disponibilità di fiale. Avevamo le code per vaccinarsi".

Ci sono state resistenze da parte di alcune fasce della popolazione?

"Diciamo che siamo riusciti a convincere anche le comunità ultraortodosse e le comunità arabe con propaganda positiva in tv, su internet, sui giornali e anche andando a parlare con i leader di queste comunità. Abbiamo molto lavoro ancora da fare. Anche da noi ci sono antivax ma noi non non dobbiamo forzare, dobbiamo solo spiegare che il vaccino funziona. Dobbiamo esporre i numeri, e questi dicono che il vaccino è efficace. Le faccio un esempio: di tutte le persone che sono sotto ECMO, una macchina di ventilazione artificiale molto avanzata, nessuna è stata vaccinata. La netta maggioranza delle persone ospedalizzata per Covid non è stata vaccinata. Il nostro compito non è lottare contro antivax ma spiegare ai nostri concittadini quanto e come il vaccino funzioni e sia sicuro".

Quali sono stati i risvolti positivi della concessione dei dati sanitari dei vaccinati israeliani alla Pfizer?

"I dati sono tutti anonimi, ci tengo a ribadirlo. I dati appartengono prima di tutto al popolo israeliano che ha accesso ai dati raccolti durante la campagna vaccinale. Questi dati sono accessibili a tutto il mondo e anche a Pfizer, che può usarli per dimostrare che il vaccino è sicuro ed efficace. I dati messi a disposizione riguardano il numero di malati, gli effetti collaterali, le persone ammesse in ospedale dopo la seconda dose del vaccino. Questi sono i dati di cui parliamo".

In un webinar organizzato dall’associazione “Ricostruire” lei ha illustrato gli aspetti organizzativi della campagna vaccinale israeliana. Quali sono stati i punti di forza?

"Diversi. Prima di tutto noi siamo piccoli. Il nostro territorio è grande come la Puglia e la nostra popolazione è simile in numero a quella lombarda. In secondo luogo le nostre Casse Mutue hanno preso il controllo del piano vaccinale, hanno un efficace sistema digitale e sono presenti su tutto il territorio. Non ci siamo inventati niente, abbiamo usato i sistemi a nostra disposizione migliorandoli. Abbiamo spinto sula digitalizzazione delle nostre Casse Mutue. I nostri cittadini hanno preso appuntamento per vaccinarsi attraverso un’applicazione che già conoscevano. Una volta vaccinati venivano registrati su un tablet in dotazione ai sanitari, questi dati venivano poi trasferiti alla cartella clinica digitale del paziente e poi al livello di stato centrale. Centralizzando e sincronizzando i dati noi sappiamo chi è stato vaccinato e dove. In questo modo possiamo rilasciare i patentini verdi che restituiscono un minimo di normalità. Pensi che io questo fine settimana ho partecipato a una conferenza in presenza. Era da un anno che non c’erano conferenze in presenza".

Nella campagna di vaccinazione sono stati coinvolti anche soggetti privati o solo pubblici?

"I vaccini appartengono al popolo israeliano. Non si può pagare per avere il vaccino, sono tutti titolati ad avere il vaccino. Sono state coinvolte solo le Casse Mutue e gli ospedali pubblici, non sono stati coinvolti soggetti privati".

Secondo lei i risultati ottenuti in Israele sono replicabili in Italia?

"Assolutamente sì. I nostri risultati possono essere fonte di ispirazione. L’Italia ha strutture molto più numerose di quelle israeliane e il sistema è molto avanzato. Non credo ci sia nulla da inventare o da copiare da altri sistemi, ma solo sa sfruttare meglio quello che già si ha".

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