Il virologo Burioni "Tampone anche a chi ha 37,5"

L'esperto, ospite a Che tempo che fa: "Dobbiamo far si che questo contagio diminuisca, senza panico, senza paura o comportamenti insensati"

Il virologo Burioni "Tampone anche a chi ha 37,5"

"Dobbiamo far si che questo contagio diminuisca, senza panico, senza paura o comportamenti insensati". Così, il virologo Roberto Burioni, ospite a Che tempo che fa, sostiene la necessità di contenere l'epidemia di coronavirus, che ha colpito il Nord Italia nelle scorse ore. E i provvedimenti presi dalle Regioni "vanno in quella direzione".

Per farlo, "noi abbiamo due armi", ricorda: "L'isolamento e la diagnosi". Per questo, è necessaria una "diagnosi pronta e immediata": un ritardo comporterebbe altri contagi, perché lascerebbe "in giro una persona malata e contagiosa". E perché la diagnosi avvenga tempestivamente, non si può sottovalutare niente. Il virologo, infatti, sostiene che "devono essere analizzati anche quelli che non sono gravi, anche chi ha 37,5": tampone anche a chi ha una minima variazione della temperatura corporea. Per questo motivo, "in Italia non possono mancare i test. Non va bene, bisogna fare qualcosa immediatamente".

"In questo momento- aggiunge il virogo, parlando con Fabio Fazio in uno studio deserto- c'è un possibile contagio". E i provvedimenti messi in atto per contrastarlo, a detta di Burioni, che aveva chiesto la quarantena per le persone di ritorno dalla Cina, sono "sacrosanti", anche nei casi in cui possono sembrare esagerati. Scuole chiuse, messe annullate, attività ludiche e sportive sospese: queste alcune delle misure adottate da alcune Regioni del Nord, in cui il coronavirus è arrivato.

Poi, il virologo spiega la differenza tra il Covid-19 e i normali virus: "Questo virus è completamente nuovo- dice- mentre il virus influenzale è una variante di quello dell'anno precedente, quindi ognuno ha un certo grado di immunità". Nessuno, quindi, ha anticorpi contro il nuovo coronavirus e non esistono ancora medicine o vaccini che possano sconfiggerlo. "Questo virus- continua Burioni- ha la tendenza a scendere più in profondità del nostro apparato respiratorio, quindi va a toccare quella parte delicatissima dei nostri polmoni che ossigena i nostri corpi. Per questo la malattia può essere così grave". La letalità, però, non è alta: si parla dell'1% di casi in cui "il paziente non ce la fa".

E sulla durata dell'epidemia, la previsione è impossibile: "Un'epidemia come questa può non finire mai- sostiene Burioni- il virus può incominciare a trasmettersi nella popolazione e piano piano diventare più buono. Ci sono da dire due cose: possiamo sperare che il virus circoli di meno con l'arrivo della bella stagione e che con il tempo diventi più buono". E avverte: "Se lo dovessimo prendere tutti sarebbe una tragedia".

Ieri, Roberto Burioni si era scontrato con la direttrice del laboratorio dell'ospedale Sacco di Milano, Maria Rita Gismondo, che aveva cercato di placare l'allarme. "Si è scambiata un’infezione appena più seria di un’influenza per una pandemia letale- aveva scritto-Non è così. Guardate i numeri. Questa follia farà molto male. Vi prego, abbassate i toni". "Niente panico, ma niente bugie" era stata la replica di Burioni, in disaccordo con la Gismondo.